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La grande beffa russa nel fotovoltaico pugliese

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Forse è stata soltanto sfortuna. Ma in meno di un anno una delle più importanti multinazionali che operano in Italia nel settore delle energie rinnovabili ha già collezionato tre fallimenti, accumulando oltre mezzo miliardo di euro di debiti e facendo saltare quasi 400 posti di lavoro. Una catena di disastri da Reggio Emilia a Padova, passando per Milano. Ma le conseguenze più pesanti del crac Aion riguardano la Puglia e la Basilicata, dove le società che fanno capo al gruppo russo Renova hanno costruito non meno di 130 impianti senza pagare fornitori e appaltatori
La grande beffa russa nel fotovoltaico pugliese
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Forse è stata soltanto sfortuna. Ma in meno di un anno una delle più importanti multinazionali che operano in Italia nel settore delle energie rinnovabili ha già collezionato tre fallimenti, accumulando oltre mezzo miliardo di euro di debiti e facendo saltare quasi 400 posti di lavoro. Una catena di disastri da Reggio Emilia a Padova, passando per Milano. Ma le conseguenze più pesanti del crac Aion riguardano la Puglia e la Basilicata, dove le società che fanno capo al gruppo russo Renova hanno costruito non meno di 130 impianti senza pagare fornitori e appaltatori. Quei campi fotovoltaici, oggi, sono stati in buona parte ceduti a società lussemburghesi che fanno capo sempre alle stesse persone. Ma l’energia del sole, per loro, è già roba vecchia: il prossimo business è in Basilicata, nello stoccaggio del gas, quello che arriverà in Puglia dal Caspio tramite il gasdotto Poseidon.Per raccontare questa storia conviene partire dalla Saem di Altamura, la più piccola delle società controllate da Aion pur essendo il più grande developer di impianti fotovoltaici del Mezzogiorno. Una storia di cui la «Gazzetta» ha già parlato: Saem (si veda l’articolo in basso) è alle prese con una proposta di concordato preventivo dopo aver accumulato 63 milioni di debiti, in gran parte (35) nei confronti dei fornitori. Ma molti dei campi fotovoltaici della Saem sono stati ceduti alla lussemburghese Aveleos, quindi ai creditori non restano che pochi spiccioli.

La partecipazione di controllo in Aion, che fino a poco tempo fa si chiamava Kerself ed era quotata in Borsa, fa capo alla finanziaria Finmav, a sua volta controllata tramite la svizzera Avelar dal gigante russo Renova. È la cassaforte dell’oligarca Viktor Vekselberg, un ebreo ucraino che ha fatto fortuna con le privatizzazioni russe all’epoca di Yeltsin: nel 2003 - è solo un esempio - Vekselberg ha formato una joint venture da 7 miliardi e mezzo nel settore petrolifero con gli inglesi di Bp, la più importante transazione mai registrata in Russia.

Rispetto a quelle cifre, il fotovoltaico italiano rappresenta solo noccioline. Però in poco meno di un decennio, grazie anche a cospicui finanziamenti svizzeri, Aion ha fatto shopping in Italia: dalla famiglia Maggi ha preso Ecoware, ma si è comprata anche le padovane Ecoware ed Helios. La prima è - come Saem - un developer di impianti fotovoltaici, l’altra è stata fino allo scorso anno il quarto produttore italiano di moduli in silicio. Entrambe, dopo una lunga agonia, sono state dichiarate fallite: Ecoware aveva anche 12 dipendenti in Puglia, addetti alla manutenzione degli impianti, oggi in cassa integrazione.

Tra Aion, Saem, Ecoware, Helios, ed i veicoli Enfo (società con lo stesso nome ed un numero progressivo, che possiedono i parchi realizzati da Saem sulla Murgia e nel Materano) e Sunex (veicoli che invece controllano quelli di Torremaggiore, Lucera e San Severo costruiti da Ecoware) la girandola dei nomi è sempre la stessa. Il russo Igor Akhmerov è presidente di Aion, Ecoware, Elios e delle Enfo ed è stato consigliere di Saem, il romano Marco Giorgi è presidente di Saem, amministratore di Aion e delle Enfo, il biellese Gianpiero Coppola è amministratore di Ecoware, Helios e delle Sunex ed è stato anche lui consigliere in Saem. Sono, insieme all’altamurano Franco Maggi (ex amministratore di Saem, consigliere di amministrazione di Aion) gli uomini d’oro di questa storia, quelli su cui sono puntate anche le attenzioni della magistratura. Akhmerov e Giorgi sono infatti indagati a Milano per la bancarotta fraudolenta di Aion (il tribunale di Reggio Emilia ha infatti evidenziato operazioni in frode ai creditori durante l’iter per ottenere il concordato preventivo), mentre a Padova le fiamme gialle stanno cominciando a guardare nei conti di Helios e Ecoware: l’ipotesi è che il dissesto delle due società, floride fino al 2011, sia stato creato ad arte.

Anche perché, nel frattempo, le decine e decine di impianti fotovoltaici realizzati dal gruppo Renova in Italia sono regolarmente funzionanti: producono energia e accumulano gli incentivi erogati dallo Stato. Ma, come nel caso di gran parte degli impianti Enfo (costruiti da Saem), i soldi finiscono dritti dritti in Lussemburgo, nella pancia della cassaforte Aveleos, che ne ha comprati 15 (tutti tra Puglia e Basilicata) e non li ha nemmeno pagati: Aion (secondo quanto risulta in sede fallimentare) è creditrice di Aveleos per 31 milioni di euro, cioè i soldi che gli appaltatori - quasi tutte piccole aziende del territorio - aspettano invano da anni.

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