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Emergenza nel Salento E’ un fungo il «killer» che fa strage degli ulivi

di DANIELA PASTORE
LECCE - La «bestiaccia» che sta ammazzando migliaia di ulivi ha le fattezze di un funghetto, del genere phaeoacremonium . Un piccolo sicario devastante che si insinua nei tronchi creando tagli di una strana tonalità di nero che causano lentamente la morte prima di parte del fogliame e poi dell’intero albero. E' stato chiesto ai coltivatori di bloccare il legname nei campi per evitare il contagio
Emergenza nel Salento E’ un fungo il «killer» che fa strage degli ulivi
di DANIELA PASTORE 

La «bestiaccia» che sta ammazzando migliaia di ulivi ha le fattezze di un funghetto, del genere phaeoacremonium . Un piccolo sicario devastante che si insinua nei tronchi creando tagli di una strana tonalità di nero che causano lentamente la morte prima di parte del fogliame e poi dell’intero albero. «La situazione è grave, inutile nasconderlo. Ed è anche unica: a memoria non ricordo nulla di simile, nonostante lavori nel settore da 35 anni». Antonio Guario, coordinatore dell’Osservatorio fitosanitario della Regione, parla davanti ad un pubblico silenzioso e attentissimo: sono rappresentanti delle organizzazioni dei produttori, agronomi, tecnici del Codile, dirigenti degli istituti agrari, coltivatori, convocati ieri mattina in via Aldo Moro a Lecce, sede della Regione, per essere ragguagliati sull’inquietante morìa di ulivi nel Salento.

Ottomila gli ettari già colpiti, con l’e picentro nell’area sud-occidentale della provincia leccese (in particolare Gallipoli, Parabita, Casarano, Racale, Melissano), e diversi focolai anche a Nord del capoluogo. Siamo alle porte della stagione olivicola e la preoccupazione si respira nell’aria. Guario soppesa le parole, ripete come un mantra la necessità di essere cauti, di attenersi solo ed esclusivamente ai dati scientifici. Annuiscono accanto a lui, al tavolo dei relatori, il professor Franco Nigro, dell’Università di Bari e Donato Boscia, del Cnr, impegnati da settimane nel monitoraggio in laboratorio dei campioni infetti.

Chi si aspettava l’annuncio della soluzione definitiva del rompicapo, già dopo pochi minuti, rimane deluso: il quadro che i relatori stanno illustrando ha ancora molti lati oscuri. «Procediamo per esclusione. Al momento ci sentiamo di poter scagionare l’acqua: non ci pare possibile che il problema sia un’eventuale salinizzazione o inquinamento della falda poiché proprio accanto ad ulivi malati ci sono alberi di agrumi, in genere molto sensibili alla fitotossicità, che appaiono in splendida forma», chiarisce Guario. Scagionata anche la lebbra dell’ulivo ed eventuali trattamenti errati con fitofar maci.

«L’unico comun denominatore che abbiamo ritrovato in tutti i campioni esaminati - annuncia - è la presenza di funghi». Potrebbe però trattarsi di una colonizzazione secondaria, chiarisce, ossia di un sicario che sferza il colpo letale dopo quelli precedentemente inferti da un altro «killer», per ora imperscrutabile. «In scienza e coscienza possiamo dire che siamo di fronte ad una malattia, intesa in senso tecnico - chiarisce il professor Franco Nigro - una patologia che ha a che fare con il sistema xilematico, ossia la parte legnosa dell’albero e si manifesta con l’occlusione dei vasi che causa asfissia e conseguente collasso della pianta».
Il grattacapo riguarda anche la velocità di diffusione della patologia. «Una velocità che non è compatibile con quella di un fungo - aggiunge Nigro - abbiamo dunque legittimi sospetti che, pur costituendo una parte del problema, il fungo faccia la sua comparsa al traino di un altro patogeno dall’impatto ancor più significativo. Fino a quando però non raccogliamo tutti i dati non possiamo avanzare alcuna ipotesi». I laboratori, assicurano gli esperti, produrranno quanto prima un quadro diagnostico più completo, che potrà dare qualche certezza in più sull’esatto rapporto tra causa ed effetto. Anche la presenza di vari insetti nelle zone colpite dalla malattia (ad esempio una specie molto comune di coleotteri, gli scolitidi), appare più simile all’immagine delle mosche che attorniano il cadavere. Questi insetti sono infatti particolarmente attratti dall’odore particolare del legno secco e dunque arriverebbero sul luogo del delitto ad «omicidio» già compiuto.

«Purtroppo a tutt’oggi la domanda resta quella di partenza: chi è la “bestiaccia” che sta ammazzando gli ulivi del Salento?», allarga le braccia Nigro. «Cosa causa una diffusione così rapida? Sono quesiti a cui speriamo di poter dare già dai prossimi giorni una risposta più esaustiva. Nel frattempo la cautela è d’obbligo».

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