Giovedì 20 Giugno 2019 | 01:49

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Quando le Ccr chiusero Nel libro «Il botto finale» l’ipotesi di una congiura

BARI - La Cassazione assolvendo gli ultimi imputati ha scagionato Cavallari, il re delle Ccr (Case di cura riunite) definendolo non un regista ma spiegando che subì intimidazioni da parte dei clan. Si trattò quindi di un errore giudiziario? A riannodare i fili della vicenda e a rispiegarli passo passo c’è il libro di Antonio Perruggini (Il botto finale, Wip ed., pagg. 159, euro 10) un libro che spiega una lunga vicenda che ha coinvolto migliaia di persone se si pensa che il sequestro e poi la confisca delle Case di cura riunite (Ccr) hanno avuto un pesante riflesso sull’occupazione con centinaia di padri di famiglia rimasti senza lavoro
Quando le Ccr chiusero Nel libro «Il botto finale» l’ipotesi di una congiura
BARI - Una sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 22 febbraio del 2011 ha stabilito che Francesco Cavallari fu sottoposto ad atti di intimidazione da pare dei clan definendo inammissibile il ricorso con il quale la Procura generale presso la Corte d’Appello di Bari aveva impugnato la sentenza di assoluzione nei confronti dei 12 imputati accusati di associazione mafiosa nell’ambito del processo che scaturì dall’«Operazione Speranza» che indavgava sui rapporti fra sanità, politici e criminalità.

In altre parole la Cassazione assolvendo gli ultimi imputati ha scagionato Cavallari, il re delle Ccr (Case di cura riunite) definendolo non un regista ma spiegando che subì intimidazioni da parte dei clan. Si trattò quindi di un errore giudiziario? A riannodare i fili della vicenda e a rispiegarli passo passo c’è il libro di Antonio Perruggini (Il botto finale, Wip ed., pagg. 159, euro 10) un libro che spiega una lunga vicenda che ha coinvolto migliaia di persone se si pensa che il sequestro e poi la confisca delle Case di cura riunite (Ccr) ha avuto un pesante riflesso sull’occupazione con centinaia di padri di famiglia rimasti senza lavoro e tuttora, a vent'anni di distanza, 150 di loro sono ancora in cassa integrazione (costata fino a oggi, secondo una proiezione, circa 300 milioni di euro!).

Un impero economico di oltre 350 miliardi di lire (di oltre vent’anni fa!) venne di fatto chiuso e un’intera classe politica spazzata. Nel libro Perruggini, che fu per anni l’uomo di fiducia di Francesco Cavallari, patron delle Ccr, intende dimostrare che c’era un progetto di azzeramento di una classe politica. E dopo tanti anni, alla fine, c’è stato, dal punto di vista giudiziario, un nulla di fatto. Intanto, alcuni di quei magistrati hanno fatto carriera in politica. Insomma, l’esito maggiore fu il colpo inferto alla sanità che funzionava. Secondo Perruggini, tutto possibile grazie, come scritto nella prolusione, a «un cartello di giudici e magistrati che si professa di sinistra che ha deciso di guidare la città con le sentenze o con la custodia preventiva laddove non ci riesce con le semplici informazioni di garanzia».

Prosegue il testo ricordando le carriere in politica ma al di là di questo resta da pensare, come sottolinea Perruggini, al pesante costo sociale che l’eliminazione delle Ccr ha comportato, a livello di sanità di qualità e ai posti lavoro cancellati.

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