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MONTEMURRO - Le acque sotterranee che fuoriescono da una piccola falda poco a est del pozzo petrolifero di reiniezione «Costa Molina 2», in territorio di Montemurro nei pressi della diga del Pertusillo, sarebbero contaminate. La prova sarebbe contenuta nei dati forniti ieri mattina a Potenza, nel corso di una conferenza stampa, da Albina Colella, professore ordinario di geologia e sedimentologia all’Università degli studi della Basilicata.La ricerca è stata portata avanti grazie anche alla collaborazione con professori di altri atenei italiani e del tenente Giuseppe Di Bello che da sempre partecipa alla campionatura.
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«Si tratta di acque contaminate - ha spiegato ieri la professoressa Colella - con composizione molto diversa da quella delle sorgenti della Val d’Agri monitorate nell’ambito del progetto europeo Pop-Fesr “Ag rifluid” di cui sono stata responsabile scientifico. Tali acque, di coloregrigio- scuro e con odore sgradevole, sono ricche di idrocarburi (540 microgrammi/litro), di metalli come il bario, il boro, il ferro, l’alluminio e ricche di sodio, magnesio, potassio, cloruri, solfati. Sono molto saline, al punto che rendono sterile il terreno su cui scorrono in superficie, impedendo la crescita della vegetazione. Ad una prima valutazione sembrerebbe che abbiano caratteristiche simili a quelle delle acque di produzione petrolifera, che comprendono sia quelle “di formazione”, ovvero quelle saline naturali associate all’olio greggio nel giacimento petrolifero, sia le“acque di processo” che vengono generalmente iniettate durante la fasedi produzione petrolifera, cui si associano idrocarburi e altri inquinanti, tra cui metalli, solidi sospesi e disciolti ed elementi radioattivi». L’acqua di produzione rappresenta lo scarto petrolifero più abbondante e viene in genere reiniettata nel sottosuolo nei cosiddetti pozzi di reiniezione, come il pozzo Costa Molina 2, ubicatovicino alla piccola sorgente.
«Diversi sono gli incidenti citati inletteratura su episodi di inquinamento del suolo, sottosuolo e falde acquifere, ad opera di queste acque di produzione» - ricorda la professoressa, che precisa come «già nel 1999, secondo notizie di stampa, si sarebbe verificato un incidente all’incamiciatura del pozzo Costa Molina 2».

Intanto, le ricerche e le analisi sono ancora in corso, fa sapere la Colella, che conta di poter fornire un quadro ancor più dettagliato della situazione nei prossimi mesi, con la realizzazione di altre analisi di acque, di suoli e terreni.

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