A cosa serve il cellulare? A fotografare i piedi!

di ALESSIO GIANNONE

Passeggiando per le spiagge pugliesi si nota un oggetto tra le mani dei bagnanti, che siano essi indigeni o turisti, il cellulare. Coppie che per ore scorrono con il loro pollice le pagine web e che non si parlano, ma... non è questo l’uso dell’oggetto che più mi attira, bensì la funzione «fotocamera» . Con il tuo telefonino puoi fotografare sempre in tempo reale e condividere i tuoi momenti con i tuoi amici virtuali. Mi sorge un dubbio. La gente va in vacanza per rilassarsi o per postare le foto su Facebook? Il dubbio è lecito vista la quantità smisurata di foto pubblicate in queste settimane con commenti del tipo: «buongiornoooo », «finalmenteeee», «ferieeeeeee », «veniteeeeee», «mareeeeeee », «avit m’rì»…

C’è la signora che si fa la foto con l’autoscatto mentre regala un bacio ai suoi amici, c’è il «disinvolto » che si fotografa da solo facendo finta di essere distratto, ci sono le coppie che si fotografano mentre si baciano… Ma la moda 2013 è fotografarsi i piedi in spiaggia, massimo fino al ginocchio. Il web sembra una banda di feticisti con centinaia di piedi nei mari di tutto il mondo. Ma sei brutto? Tanto che ti fotografi solo i piedi? Verrebbe da dire. Piedi storti, piedi con calli, alluci convessi, ciabatte bruttissime, unghie spezzate, tutto questo può capitarvi aprendo Facebook nei mesi estivi. Fra qualche anno tutti questi viaggiatori avranno decine di album fotografici delle loro vacanze e racconteranno ai loro nipoti «vedi questo era il 2013, mi ricordo che avevo una verruca sul mignolino ed ero nel Salento».

Poi ci sono quelli che fotografano i piatti. Li vedi al tavolo di un ristorante che, prima di mangiare, fanno una foto a tutte le pietanze suscitando le invidie di chi ha casa si arrangia con un panino. «Non mi taggare che sono venuta male», dice una signora all’amica che la fotografa. E sì, ti può capitare di ritrovarti sul web in pose sconce senza volerlo e quindi è meglio avvisare gli amici di non pubblicare la foto o per lo meno di non essere taggato.
Però è molto curioso vivere queste spiagge 2.0 e spesso ti capita di incrociare degli essere strani, quelli che si sono scaricati un programmino sul cellulare che mette, sovraimpresso alla foto, la temperatura del luogo in cui ti trovi. Li vedi camminare e gridare «Tonino, qua sono 37 gradi mandiamo a Gaetano la foto».

Anche se quelli che preferisco sono i vanitosi, quelli che trattengono il fiato e si fanno scattare la foto in riva al mare, o quelle signore che si fanno fotografare aggrappate agli scogli, spesso il gradimento delle foto si riduce a un solo «mi piace» nella maggior parte dei casi il loro che, in un momento di eccesso di autostima, ci hanno cliccato. Tutto questo è meraviglioso, lo è per i ladri furbi che attraverso Facebook sanno quali appartamenti «andarsi a fare», lo è per i tuoi colleghi che possono scoprire un lato nascosto di te e lo è per chi governa il nostro Paese, che non avrà mai paura di questi elementi troppo presi da loro stessi e dai loro piedi per poter cambiare le cose.
Privacy Policy Cookie Policy