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«Turismo nel Salento» Prete: gli imprenditori pensano solo a far cassa

di STEFANO LOPETRONE 
È prudente, Alfredo Prete. Non si lega alla schiera di chi sbandiera l’ennesimo sold out, il Salento terra di successi senza fine, un’estate dopo l’altra. E nemmeno di chi grida allo scandalo, al «divertimentificio», al Salento che somiglia più a Sodoma che a Rimini. Insomma i bilanci, nella filosofia del presidente di Confcommercio, si fanno sempre a consuntivo. Certo, ti accorgi che ormai tutti aspettano queste due settimane per «sbranare» il turista
«Turismo nel Salento» Prete: gli imprenditori pensano solo a far cassa
di STEFANO LOPETRONE 
È prudente, Alfredo Prete. Non si lega alla schiera di chi sbandiera l’ennesimo sold out, il Salento terra di successi senza fine, un’estate dopo l’altra. E nemmeno di chi grida allo scandalo, al «divertimentificio», al Salento che somiglia più a Sodoma che a Rimini. Insomma i bilanci, nella filosofia del presidente di Confcommercio, si fanno sempre a consuntivo. Certo, ti accorgi che ormai tutti aspettano queste due settimane per «sbranare» il turista. Tra le esagerazioni riscontrate in questo pazzo agosto: caffè in ghiaccio con latte di mandorla a 3 euro e 50 centesimi; una frisa in spiaggia a 8 (otto) euro; a Gallipoli ombrellone e due lettini in prima fila a 50 euro (a Torre dell’Orso a 40 euro), un piattino di frutta a 14 euro, 20 centesimi per sciacquarsi i piedi con acqua salmastra. Ecco, se i prezzi raddoppiano o triplicano solo a cavallo di Ferragosto evidentemente qualcosa non va. Per questo Prete preferisce, in itinere, fermarsi alle sensazioni, perché «parlare di sold out solo per aver registrato il pienone nelle due settimane centrali di agosto è puerile e fuorviante».

Presidente Prete, allora è inutile tracciare un bilancio della stagione? «Assolutamente no. I bilanci si fanno solo davanti ai dati ufficiali e, di solito, su base annua. E se proprio vogliamo farli su base stagionale, bisogna tenere in considerazione i mesi che vanno da maggio a settembre. E la situazione cambierebbe parecchio. Gridare al successo per la fase centrale dell’e s t at e, che da anni qui fa registrare il tutto esaurito, è fuorviante».

Se la stagione finisse oggi, che analisi si potrebbe fare? «Da imprenditore balneare posso dire che il tempo ha aiutato tanto la costa jonica, visto che sull’Adriatico abbiamo sofferto oltre 70 giorni di maestrale. E poi la stagione, nel suo complesso, è stata caratterizzata dalla crisi dei consumi. Gli incassi, inutile nascondercelo, si sono contratti per tutti. Le presenze sono state più o meno confermate, mentre i dati ufficiali potrebbero riservare brutte sorprese per quanto riguarda il turismo estero ed il periodo di permanenza: ovunque ormai le vacanze sono mordi e fuggi».

Le ripercussioni sull’offerta sono evidenti: il turista d’agosto è ancora una volta «spennato». Non le sembra un indice di scarsa professionalità degli imprenditori turistici salentini? «Devo dire che nel resto della stagione i prezzi sono stati calmierati. Purtroppo nelle località turistiche più gettonate ad agosto si assiste ad un vero e proprio boom, questo sì, dei prezzi. Cui però non sempre corrisponde un’impennata della qualità dei servizi. Tutto ciò è inqualificabile. Anche perché nel turismo il passaparola conta ancora tanto: quale ricordo si porteranno dietro questi turisti d’agosto? Certe distorsioni stupide sono indice di scarsa professionalità, di imprenditori poco accorti che vogliono fare solo cassa».

Questa è stata un’estate di polemiche roventi sugli stabilimenti balneari di Gallipoli, rei di aver trasformato la Città Bella in un divertimentificio. Qual è la sua posizione? «Gallipoli, è innegabile, ormai è diventata terra cult per chi intende l’estate come periodo di svago, di divertimento, in alcuni casi di eccessi. Tutto ciò può essere un valore aggiunto dell’offerta turistica, a patto che tutti si stia nelle regole, che si rispetti anche lo stile di vita di altri visitatori della Città Bella».

Il turismo balneare, nonostante gli sforzi della classe dirigente, continua ad essere centrale nel Salento. Come incrementare la sinergia con altri prodotti turistici? «Intanto bisogna cogliere l’occasione di un ministro salentino al Turismo. Massimo Bray ha già sbloccato oltre 300 milioni per il recupero del patrimonio artistico e storico, destinando una grossa fetta alla Puglia. Ma bisogna fare anche di più: per esempio predisporre nell’entroterra un calendario di eventi culturali di livello, che non si limitino alle sole sagre o al concertone della Notte della Taranta. Certo, questo è un periodo difficile per le amministrazioni pubbliche, ma bisognerebbe fare uno sforzo in più per rastrellare un po’ di risorse».

È stata anche l’estate delle truffe on-line. Qual è il suo consiglio agli internauti che cliccano Salento sui motori di ricerca? «Di rivolgersi senza se e senza ma agli operatori specializzati e riconosciuti, come quelli appartenenti al circuito delle agenzie di viaggio. Questo è l’unico antidoto alle bufale ed ai tour operator improvvisati».

Infine, un commento sul Salento meta del turismo dei vip, da Ozpetek a Helen Mirren, dalla Dandini a Letitia Casta. Che significato ha per il nostro territorio? «Sicuramente è un veicolo di buona immagine. Ma non illudiamoci: molti vengono qui perché ora siamo trendy, ma questa fase prima o poi passerà. Certo, tanti sono attratti dalla bellezza del paesaggio e dall’ospitalità dei salentini, soprattutto in provincia: insomma qui si sentono coccolati, trovano un’oasi di privacy. A me piace sottolineare piuttosto la scelta dei vip salentini, come Giuliano Sangiorgi, Emma o Alessandra Amoroso: loro continuano a scegliere il proprio territorio. Questo sì che fa bene alla nostra immagine».

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