Martedì 26 Marzo 2019 | 21:10

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di LUIGIA IERACE
Addio bonus idrocarburi. Il Consiglio di Stato dà ragione al Veneto e di fatto «scippa» alla Basilicata il beneficio respingendo il ricorso dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico. Una doccia fredda per i lucani, che gela ogni aspettativa: in sostanza, il fondo per la riduzione del prezzo alla pompa, dei carburanti, alimentato per lo più dalle royalty della regione Basilicata, dovrà essere ridistribuito anche a quelle regioni dove non si producono idrocarburi, ma sono ospitati impianti di rigassificazione
Potenza, Card benzina «svuotata» da sentenza del Consiglio di Stato De Filippo: un paradosso
di LUIGIA IERACE 

Addio bonus idrocarburi. Il Consiglio di Stato dà ragione al Veneto e di fatto «scippa» alla Basilicata il beneficio respingendo il ricorso dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico. Scaduto appena una settimana fa il termine per la presentazione delle domande alle Poste da parte dei maggiorenni, patentati, residenti in Basilicata per chiedere il terzo bonus idrocarburi, che si profilava ben più corposo visto l’aumento delle produzioni e il costo del greggio (oltre 180 euro a fronte dei 100,70 euro del primo bonus e dei 140,25 euro del secondo) arriva la sentenza del Consiglio di Stato. Accoglie il ricorso dei veneti ed estende il beneficio anche ai residenti delle regioni ospitanti impianti di rigassificazione, come il Veneto e la Liguria e in futuro anche la Toscana quando entrerà in funzione, il nuovo rigassificatore.

Una doccia fredda per i lucani, che gela ogni aspettativa: in sostanza, il fondo per la riduzione del prezzo alla pompa, dei carburanti, alimentato per lo più dalle royalty della regione Basilicata, dovrà essere ridistribuito anche a quelle regioni dove non si producono idrocarburi, ma sono ospitati impianti di rigassificazione. Un’attività che non genera royalty e quindi non alimenta il Fondo idrocarburi, in quanto non è un processo produttivo, ma una trasformazione di uno stato fisico (liquido) a un altro (gassoso). Di diverso avviso il Veneto che già in fase di aumento delle royalty e di destinazione di quel 3% alla costituzione del Fondo, aveva spinto sul legislatore facendo inserire all’ultimo momento, con un blitz dei Leghisti, quella postilla che includeva «le attività di rigassificazione», senza però prevedere da dove sarebbero state attinte le risorse economiche per il ristoro dei residenti. E così quando i Ministeri dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico hanno emanato i decreti per la ripartizione del Fondo tra le regioni interessate dalle attività di estrazione, in funzione del quantitativo di idrocarburi estratti, il Veneto li ha impugnati e prima il Tar e ora il Consiglio di Stato gli hanno dato ragione.

Tutto da rifare, quindi. Cambieranno i criteri di ripartizione di un Fondo, tutto lucano che andrà a beneficio di altri territori. Basti pensare che per la terza erogazione il fondo ammonta complessivamente a circa 79 milioni di euro, oltre 70 dei quali sono royalty che le compagnie petrolifere (Eni e Shell) hanno versato allo Stato per le attività di produzione di idrocarburi della Val d’Agri. Il resto dei fondi si riferiscono alle royalty versate per le attività estrattive di Piemonte, Puglia, Calabria, Emilia Romagna, Molise e Marche. Solo la Basilicata avrebbe beneficiato del bonus idrocarburi, versato sulla card dei patentati, maggiorenni, residenti in Basilicata, nel 2011 e 2012, mentre le altre regioni avendo diritto a un beneficio inferiore a 30 euro pro capite su base annua, la somma spettante è stata versata direttamente alle regioni.

A una settimana dal ferragosto il Consiglio di Stato rimette tutto in discussione penalizzando la Basilicata e i lucani che già sopportano sul loro territorio l’attività di estrazione petrolifera. Ma questo ai giudici non importa. «Non vi è possibilità di suddividere, come vorrebbero gli appellanti, le risorse del fondo per attribuirvi diverse destinazioni, essendo esso unico e finalizzato alla riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti nelle regioni interessate dalle estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi nonché dalle attività di rigassificazione attraverso impianti fissi offshore». Per il Consiglio di Stato «appare dunque in contrasto con tale chiaro dettato normativo – frutto della volontà parlamentare di estendere l’utilizzazione del Fondo a beneficio dei residenti di tutte le indicate regioni – la limitazione della destinazione dell’intero fondo, mediante l’istituzione del “bonus idrocarburi”, in favore di alcuni soltanto dei beneficiari indicati dalla legge». Nè è decisiva la circostanza «che il Fondo sia alimentato (in parte, ma certamente preponderante)» soltanto da alcuni territori non essendo stabilita alcuna correlazione tra produzione e soggetti che ne beneficiano. Nessuna limitazione neppure intorno al concetto di produzione «potendosi estendere il concetto di produzione dai beni (idrocarburi) ai servizi (trasporto), con ciò comprendendo anche le imprese che svolgono attività di rigassificazione». Non mettono soldi, insomma, ma li prendono.

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