«Tutta una notte fra tre ospedali per un osso in gola»
di GIOVANNI LONGO
Tre ospedali in una notte per rimuovere un ossicino rimasto incastrato in gola. Un’odissea capitata a una turista di Trieste, di origini pugliesi, tornata dopo tanti anni dalle nostre parti, invitata a un matrimonio. Una festa che, suo malgrado, ha dovuto saltare a causa del fuori programma. Una vicenda sulla quale il direttore generale dell’Asl di Bari Domenico Colasanto vuole andare fino in fondo. Occorre, infatti, capire perché la paziente è stata rifiutata dall’ospedale San Giacomo di Monopoli e dall’ospedale Di Venere di Bari prima di ricevere le cure di cui aveva bisogno nel Policlinico. Di qui l’apertura di due procedimenti disciplinari annunciati da Colasanto nei confronti dei responsabili dei pronto soccorso dei due nosocomi.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a venerdì sera, quando Maria Rosaria, 66 anni, in vacanza ad Alberobello, stava preparando la cena a base di agnello alla brace. «Ho assaggiato un pezzo - racconta la donna - e mi è rimasto un ossicino in gola. Io e mio marito ci siamo messi subito in macchina in direzione di Monopoli, dove c’è l’ospedale più vicino. Qui, non un medico per la verità, credo un infermiere, in modo sbrigativo mi ha detto che non erano attrezzati per risolvere il problema e mi ha suggerito di andare a Bari, al Di Venere. Non essendo pratica, ho chiesto indicazioni sulla strada, ma giunti a Carbonara ci siamo persi. Pur avendo il navigatore, non conoscevamo l’indirizzo preciso. Se non fosse stato per un taxista che ci ha “scortati” fino in ospedale forse staremmo ancora andando in giro per il quartiere».
Sono le 22.30 quando Maria Rosaria giunge al pronto soccorso nel nosocomio barese, dove si aspetta di potere risolvere il problema. Una speranza vana. «Mi dicono, devo dire molto gentilmente: “Guardi signora, c’è da aspettare, forse è il caso che vada al Policlinico”». La donna e suo marito, in contatto telefonico con un nipote sposato con un medico, si avviano verso piazza Giulio Cesare. Il tempo passa, l’ossicino in gola continua a darle fastidio, ma per fortuna la situazione non è grave.
«Mentre negli altri pronto soccorso non c’era nessuno - prosegue Maria Rosaria - nel Policlinico c’erano tantissimi pazienti». Un «imbuto» che, soprattutto di notte, non sembra un caso isolato. Nel Policlinico c’è chi si lamenta di questo sovraffollamento che si potrebbe evitare se gli ospedali di origine trattassero casi risolvibili, come l’incidente capitato alla signora di Trieste. E c’è chi denuncia una sorta di prassi: non chiamare di notte gli specialisti reperibili per dirottare quasi tutti i casi verso il Policlinico. Una accusa che Colasanto respinge al mittente. «Escludo che sia così: purtroppo il problema è che non abbiamo ancora imparato a fare sistema. Ciò non toglie che è mio dovere verificare che cosa è accaduto nel caso concreto e chiedere scusa alla paziente per la trafila che è stata costretta a fare».
Tornando a Maria Rosaria, finalmente dal pronto soccorso viene trasferita nella clinica di Otorinolaringoiatria. «Qui mi hanno tolto immediatamente un pezzo più grosso». Sono le 5 di ieri mattina. Dopo 8 ore il problema, finalmente, è risolto. Ma i medici le dicono che c’è un altro pezzo, più piccolo, da dover estrarre. È necessario subire un piccolo intervento. Suo marito torna ad Alberobello per prendere ciò che occorre a sua moglie, ma, forse per l’agitazione, sbaglia strada. «Pensi - dice - si è ritrovato a Monopoli dove tutto ha avuto inizio... Quando a Trieste criticano il Sud, io rispondo che non è come pensano loro, ma quanto mi è capitato mette a dura prova le mie convinzioni».
Ora, però, tutto è risolto. Maria Rosaria ci scherza su. «Niente matrimonio, come facevo senza andare prima dal parrucchiere... ». Quanto all’agnello resta l’acquolina in bocca. «Le assicuro, era davvero davvero buonissimo...».
Tre ospedali in una notte per rimuovere un ossicino rimasto incastrato in gola. Un’odissea capitata a una turista di Trieste, di origini pugliesi, tornata dopo tanti anni dalle nostre parti, invitata a un matrimonio. Una festa che, suo malgrado, ha dovuto saltare a causa del fuori programma. Una vicenda sulla quale il direttore generale dell’Asl di Bari Domenico Colasanto vuole andare fino in fondo. Occorre, infatti, capire perché la paziente è stata rifiutata dall’ospedale San Giacomo di Monopoli e dall’ospedale Di Venere di Bari prima di ricevere le cure di cui aveva bisogno nel Policlinico. Di qui l’apertura di due procedimenti disciplinari annunciati da Colasanto nei confronti dei responsabili dei pronto soccorso dei due nosocomi.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a venerdì sera, quando Maria Rosaria, 66 anni, in vacanza ad Alberobello, stava preparando la cena a base di agnello alla brace. «Ho assaggiato un pezzo - racconta la donna - e mi è rimasto un ossicino in gola. Io e mio marito ci siamo messi subito in macchina in direzione di Monopoli, dove c’è l’ospedale più vicino. Qui, non un medico per la verità, credo un infermiere, in modo sbrigativo mi ha detto che non erano attrezzati per risolvere il problema e mi ha suggerito di andare a Bari, al Di Venere. Non essendo pratica, ho chiesto indicazioni sulla strada, ma giunti a Carbonara ci siamo persi. Pur avendo il navigatore, non conoscevamo l’indirizzo preciso. Se non fosse stato per un taxista che ci ha “scortati” fino in ospedale forse staremmo ancora andando in giro per il quartiere».
Sono le 22.30 quando Maria Rosaria giunge al pronto soccorso nel nosocomio barese, dove si aspetta di potere risolvere il problema. Una speranza vana. «Mi dicono, devo dire molto gentilmente: “Guardi signora, c’è da aspettare, forse è il caso che vada al Policlinico”». La donna e suo marito, in contatto telefonico con un nipote sposato con un medico, si avviano verso piazza Giulio Cesare. Il tempo passa, l’ossicino in gola continua a darle fastidio, ma per fortuna la situazione non è grave.
«Mentre negli altri pronto soccorso non c’era nessuno - prosegue Maria Rosaria - nel Policlinico c’erano tantissimi pazienti». Un «imbuto» che, soprattutto di notte, non sembra un caso isolato. Nel Policlinico c’è chi si lamenta di questo sovraffollamento che si potrebbe evitare se gli ospedali di origine trattassero casi risolvibili, come l’incidente capitato alla signora di Trieste. E c’è chi denuncia una sorta di prassi: non chiamare di notte gli specialisti reperibili per dirottare quasi tutti i casi verso il Policlinico. Una accusa che Colasanto respinge al mittente. «Escludo che sia così: purtroppo il problema è che non abbiamo ancora imparato a fare sistema. Ciò non toglie che è mio dovere verificare che cosa è accaduto nel caso concreto e chiedere scusa alla paziente per la trafila che è stata costretta a fare».
Tornando a Maria Rosaria, finalmente dal pronto soccorso viene trasferita nella clinica di Otorinolaringoiatria. «Qui mi hanno tolto immediatamente un pezzo più grosso». Sono le 5 di ieri mattina. Dopo 8 ore il problema, finalmente, è risolto. Ma i medici le dicono che c’è un altro pezzo, più piccolo, da dover estrarre. È necessario subire un piccolo intervento. Suo marito torna ad Alberobello per prendere ciò che occorre a sua moglie, ma, forse per l’agitazione, sbaglia strada. «Pensi - dice - si è ritrovato a Monopoli dove tutto ha avuto inizio... Quando a Trieste criticano il Sud, io rispondo che non è come pensano loro, ma quanto mi è capitato mette a dura prova le mie convinzioni».
Ora, però, tutto è risolto. Maria Rosaria ci scherza su. «Niente matrimonio, come facevo senza andare prima dal parrucchiere... ». Quanto all’agnello resta l’acquolina in bocca. «Le assicuro, era davvero davvero buonissimo...».