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TARANTO - Si chiama 'Duomo 2011' l’operazione con la quale la Guardia di finanza ha eseguito, nella notte, una quarantina di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati al clan Taurino con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti (nell'immagine un momento della conferenza stampa, foto Todaro)
Nella notte a Taranto Gdf blocca 39 affiliati a clan Taurino «Gruppo organizzato»
TARANTO - Si chiama 'Duomo 2011' l’operazione con la quale la Guardia di finanza ha eseguito, nella notte, una quarantina di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati al clan Taurino con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Al momento sono 34 le persone finite in carcere e 77 gli indagati. Un’indagine partita un anno fa.
Le ordinanze di custodia cautelare sono in tutto 39 (34 in carcere e 5 ai domiciliari). Le indagini, coordinate dal pm della Dda di Lecce Alessio Coccioli, hanno riguardato una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base operativa nella città vecchia. Tra gli arrestati c'è anche il pregiudicato Ignazio Taurino, elemento di rilievo della criminalità tarantina.

«UN GRUPPO ALTAMENTE ORGANIZZATO»
L'operazione della guardia di finanza che ha sgominato il clan Taurino è stata supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali, attività di osservazione, pedinamento, controllo e riprese filmate delle zone interessate dal traffico di sostanze stupefacenti. Dalle risultanze acquisite, hanno spiegato ai giornalisti il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, il procuratore di Taranto, Franco Sebastio e il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Salvatore Paiano, è stato accertato che «l'associazione mafiosa, caratterizzata da una elevata caratura organizzativa, ha garantito nel tempo un costante approvvigionamento di sostanze stupefacenti, rifornendo capillarmente e sistematicamente aree di mercato sempre più vaste».

Il controllo del territorio – hanno aggiunto gli inquirenti - si esplicava anche attraverso l’assoggettamento di numerosi piccoli commercianti e la gestione e del commercio dei mitili, oltre che nel quartiere anche presso ristoratori della provincia. Nel corso dell’indagine erano già state arrestate in flagranza di spaccio 18 persone e altre 77 erano state denunciate a piede libero.

«LIVELLO MAFIOSO PARTCOLARMENTE ALTO» 
"Il livello delle presenze mafiose a Taranto è un livello particolarmente alto". Lo ha detto il procuratore della direzione distrettuale antimafia di Lecce Cataldo Motta nel corso della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari dell’operazione che ha portato a sgominare il clan Taurino della città vecchia con l'esecuzione di 39 ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip di Lecce Giovanni Gallo.

L'organizzazione si occupava prevalentemente del traffico di droga, ma cercava anche di condizionare il mercato del pesce e di inserirsi in attività economiche come gli eventi culturali e turistici organizzati i mercoledì estivi nella città vecchia.

Tra i reati contestati c'è anche l’art. 513 bis del codice penale relativo ad atti di concorrenza con violenza e minaccia, che si realizza in contesti mafiosi. Le indagini, durate un anno, sono state caratterizzate da attività tecniche: in particolare sono state 24mila le ore di telefonate e di immagini registrate attraverso telecamere nascoste e cimici. Il clan Taurino, secondo gli inquirenti, aveva collegamenti anche con i clan Scarci e Cesario. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 7 chili di hascisc e dosi di cocaina e marijuana.

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