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TARANTO - Chiusura di tre mesi, da luglio, dell'altoforno numero due all'Ilva e avvio, anticipato di un anno, dei lavori di ristrutturazione previsti dall'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Soluzione del rapporto con i cosiddetti «fiduciari» finiti nel mirino della magistratura: i «tecnici» assunti da Riva Fire dovranno scegliere, entro dieci giorni, tra l'inquadramento nella nuova Ilva spa o le dimissioni. I sindacati parlano di «segnali di discontinuità col passato» dopo l'incontro di ieri mattina in fabbrica, ma sono guardinghi nel commentare il faccia a faccia delle segreterie di Fiom, Fim e Uilm con il capo del personale dell'Ilva, Enrico Martino. Bene la decisione di anticipare le opere dell'Aia, andando incontro alla richiesta già formulata dai sindacati e approfittando della chiusura per mancanza di commesse produttive dovuta alla crisi di mercato. Chiaro è l'altro segnale lanciato con la presa di posizione sui «fiduciari» alle dirette dipendenze della famiglia Riva.

Fim e Uilm si sono espresse favorevolmente: «Denunciavamo da tempo la situazione e la decisione di fare chiarezza è una svolta», commenta il segretario generale della Uilm, Antonio Talò. «È la vittoria dopo una battaglia di anni, raggiungevamo accordi con la direzione dell'Ilva e poi sugli impianti era difficile farli rispettare per queste presenze», ricorda Enzo Castronuovo della segreteria Fim Cisl. Più drastica la posizione di Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom Cgil: «Quel sistema era poco trasparente, perciò chiunque è coinvolto non deve avere la possibilità di scegliere. Va rimosso immediatamente».

Era la prima volta che le parti discutevano dopo il commissariamento delle acciaierie deciso dal governo e dopo la nomina di Enrico Bondi. Lo stop imposto all'altoforno 2, comporterà l'effetto a catena di temporanei fermi dell'acciaieria 1 (due settimane di marcia ridotta, due settimane di blocco), dell'agglomerato, del reparto sottoprodotti e di alcune aree di servizi come le pulizie industriali.

La produzione scenderà da 17mila a 13mila tonnellate di ghisa giornaliere. Ottocento i lavoratori in esubero. Si farà ricorso al contratto di solidarietà (all'Ilva è previsto l'utilizzo con un tetto massimo di poco più di 3mila 700 lavoratori). Con le nuove fermate si arriverebbe a 2mila dipendenti in solidarietà anche se tutto sarà definito nel nuovo incontro azienda-sindacati della prossima settimana (19 giugno). In quel frangente non dovrebbero essere ridiscussi i numeri del contratto, ma i reparti interessati all'applicazione dell'ammortizzatore sociale (alcuni come l'agglomerato, inizialmente, non rientravano nel provvedimento). Durante il vertice si dovrebbe tornare a discutere dell'applicazione dell'Aia. ...

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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