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Dopo la laurea alla Bocconi? «Mi occupo dell'uliveto di mamma e papà. E vinco»

di ANTONIO ANCORA
CUTROFIANO - La pergamena della laurea alla Bocconi s’intravede, incorniciata, dietro alcune bottiglie di olio della biosteria. Perchè il vero successo di Giuseppe Pellegrino (nella foto) è la fattoria biologica «Piccapane», che ha aperto nella campagna di ulivi di mamma e papà, dopo aver studiato per svolgere tutt’altro mestiere. La sua storia, come quella di tanti altri salentini che ce l’hanno fatta nella loro terra, è tutta da raccontare. Anche perchè l’azienda agricola che ha realizzato - dove si può soggiornare gratis rimboccandosi le maniche - è decisamente all’avanguardia ed è già diventata un punto di riferimento per visitatori stranieri
Dopo la laurea alla Bocconi? «Mi occupo dell'uliveto di mamma e papà. E vinco»
di ANTONIO ANCORA

CUTROFIANO - La pergamena della laurea alla Bocconi s’intravede, incorniciata, dietro alcune bottiglie di olio della biosteria. Perchè il vero successo di Giuseppe Pellegrino è la fattoria biologica «Piccapane», che ha aperto nella campagna di ulivi di mamma e papà, dopo aver studiato per svolgere tutt’altro mestiere. La sua storia, come quella di tanti altri salentini che ce l’hanno fatta nella loro terra, è tutta da raccontare. Anche perchè l’azienda agricola che ha realizzato - dove si può soggiornare gratis rimboccandosi le maniche - è decisamente all’avanguardia ed è già diventata un punto di riferimento per visitatori stranieri. 

Giuseppe Pellegrino, 42enne cutrofianese doc, è un imprenditore agricolo illuminato. La sua avventura comincia subito dopo la fine della scuola superiore. A 19 anni, Giuseppe partì per Milano per studiare alla prestigiosa Università Bocconi di Milano. Laureatosi con voti eccellenti, fu subito assunto da un’azienda per fare il consulente. Il lavoro proseguì per il meglio e nel 2003, l’azienda gli propose un contratto da manager. Ma, per lui, la vita aveva in serbo altre sorprese. 
«Nel 2002 l’azienda mi mandò a lavorare per un anno a Napoli - racconta Pellegrino - e lì per me è stato come rinascere. Ho riscoperto sapori, odori e colori della terra che a Milano avevo completamente dimenticato. Decisi così di lasciare il mio lavoro di consulente aziendale, dopo una crisi profonda su cui ha giocato un forte impatto la biodiversità napoletana rispetto al grigiore milanese dei precedenti 10 anni. Quando ho lasciato Milano però, non c’era nessuna intenzione di realizzare un progetto in agricoltura - ricorda - C’era solo tanta confusione, l’entusiasmo per il ritorno in Salento, un progetto associativo che avrebbe avuto vita breve e una vecchia casa al mare da sistemare e trasformare in bed&breakfast insieme ad Amedeo, compagno di avventura disceso dal lontano Piemonte. 
L’incontro con la campagna è avvento solo in seguito, in maniera casuale, forse sempre per quella sensibilità che avevo acquisito nel mio anno napoletano, in particolare sull’agricoltura naturale e il consumo critico». 

Così, Giuseppe decise di ritornare a Cutrofiano, dove la sua famiglia era proprietaria di alcuni uliveti mai sfruttati prima di allora. Giuseppe però si rese conto che, in tanti anni, la sua famiglia, con quasi 14 ettari di uliveto, non aveva mai prodotto neppure un litro d’olio per consumo domestico. «Così mi venne l’idea di provare a fare l’olio dalle nostre olive - spiega - La mia esperienza di olivicoltore ha preso avvio all’insegna della ricerca di metodi naturali di coltivazione della terra, in alternativa al modello dominante di u n’agricoltura ormai asservita alle logiche di profitto delle grandi aziende agro-chimiche e orientata al supporto di produzioni monoculturali, con grandi volumi e bassi margini commerciali. Ho quindi cercato faticosamente fonti alternative e approcci innovativi - fa sapere - non potendo, però, contare su una formazione sufficientemente strutturata e applicata. La conoscenza delle varie teorie e tecniche di agricoltura naturale, infatti, serve a poco senza il supporto di competenze realmente sviluppate sul campo e rapportate al territorio in cui ci si trova.

L’altro grande ostacolo da superare è stata l’assoluta sensazione di impotenza che, per i primi tempi, ha “spezzato le gambe” a me e ai miei saltuari compagni di lavoro, tutti neofiti e armati di avventato ottimismo, ogniqualvolta si doveva svolgere u n’attività per cui si era in pochi, o non si avevano gli strumenti giusti, o peggio, non si sapeva farne corretto uso. 

A questo proposito - aggiunge Giuseppe - è stato fondamentale l’incontro con due ragazzi del posto, Andrea e Gerardo, che invece la “fatica” la conoscevano bene, perchè hanno fatto la “scuola” della campagna, anche se uno è laureato in filosofia e l’altro è prestigiatore e giocoliere, e mi hanno insegnato il giusto “passo” per affrontare i lavori agricoli». 

E così, dopo tanti sforzi e sacrifici, Giuseppe è riuscito ad aprire l’azienda agricola Piccapane che però non è una qualsiasi impresa agricola. «Ho studiato tecniche di agricoltura all’avanguardia da sperimentare nella mia azienda - dice - Ora pratico delle tecniche che nessun altro utilizza in Salento, come l’inerbimento controllato con la trincio-pacciamatura e soprattutto il metodo di potatura a vaso policonico, che ho appreso in Umbria. Vendiamo olio al Nord Italia senza alcuna difficoltà - prosegue - Il nostro prodotto è molto apprezzato. Un 20-30 per cento della produzione è venduta a turisti di passaggio e il resto a privati, soprattutto in Piemonte e Lombardia». 

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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