Verona - Strage familiare per l'aviaria
VERONA - Aveva perso il lavoro da qualche giorno, si tormentava forse di non riuscire a garantire un futuro certo alla sua numerosa famiglia. Claudio Rubello, 49 anni, autotrasportatore di carni di Grezzana (Verona), questa notte, preso da un raptus, ha afferrato una mazzetta e ha colpito con ferocia la moglie Paola Costa, 44 anni, uccidendola; poi ha rivolto l'arma verso la figlioletta Jennifer, 10 anni, che dormiva come la mamma, e ha ucciso anche lei. Quindi ha raggiunto i figli Thomas, 15 anni e Anthony, 16 anni, e li ha colpiti a loro volta, ferendoli gravemente.
Compiuta una strage, quasi per intero, Rubello ha preso un coltello da cucina e si è sgozzato dopo aver scritto in un bigliettino: Per la mia stupida disattenzione ho rovinato la mia famiglia».
Secondo quanto accertato, Rubello ha usato una mazzetta per i suoi familiari e un coltello da cucina per togliersi la vita. Il raptus si è manifestato nella notte, mentre tutti i familiari dell'omicida suicida dormivano.
Della strage si è accorto per primo il cognato Piero, questa mattina. L'uomo, che abita al piano inferiore della stessa villetta dei Rubello, ha preso la chiavi dell'altra casa e ha fatto un salto a vedere non avendo sentito, insolitamente, alcun rumore provenire dalla casa. Si è trovato di fronte ad uno spettacolo spaventoso: sangue dappertutto, i cadaveri di Claudio, della moglie della figlioletta, i corpi agonizzanti degli altri due figli subito trasportati con un elicottero all'ospedale Borgo Trento di Verona, ricoverati in neurochirurgia.
Alla base della strage, secondo quanto accertato finora dai carabinieri di Verona (le indagini sono state affidate al pm Carlo Villani), una forte depressione dell'autotrasportatore che lavorava per un macello di Treviso collegato all'azienda Aia che produce polli per alimentazione. Per la crisi del settore, dovuta all'aviaria, probabilmente il macello aveva deciso di chiudere i rapporti con l'autotrasportatore di Grezzana.
Il dramma si è consumato in una villetta di Grezzana (Verona), piccolo borgo industriale della Valpantena, poco lontano da Verona. Nella villetta di via Enrico da Porto, secondo il vicinato, non c'erano mai stati problemi. Claudio Rubello, autotrasportatore, parcheggiava spesso il camion sotto casa, i rapporti con moglie e figli sembravano ottimi. Tutto, a quanto sembra, era crollato qualche settimana fa, con la perdita del lavoro da parte di Rubello che trasportava carne per conto di un macello trevigiano collegato con la grande azienda alimentare Aia.
«Una grande tragedia - commenta visibilmente provato il sindaco di Grezzana, Ilario Peraro - è motivo di profonda tristezza per tutti. Non conoscevo direttamente la famiglia, ma conosco benissimo il cognato di Rubello, Piero, la persona che questa mattina, purtroppo, ha scoperto tutto. Quel che mi ha raccontato è terribile: ha detto di essersi trovato di fronte a un mare di sangue».
Peraro conferma che Rubello, prima dei suoi problemi di lavoro, non aveva sofferto di depressioni, e che la famiglia Rubello era una famiglia qualsiasi, nel senso migliore del termine. Anthony e Thomas, i due figli maschi feriti di Rubello, sono ricoverati al Neurochirurgico di Borgo Trento a Verona, uno di loro sarebbe in condizioni gravissime. La dinamica della vicenda sembra quasi del tutto chiarita a parte piccoli particolari. Per Grezzana si tratta di un altro brutto colpo dopo un grave episodio del giugno dello scorso anno quando un gioielliere del posto, aggredito da due banditi, ne uccise uno che poi si scoprì aveva in mano solo una pistola giocattolo.
Secondo quanto accertato, Rubello ha usato una mazzetta per i suoi familiari e un coltello da cucina per togliersi la vita. Il raptus si è manifestato nella notte, mentre tutti i familiari dell'omicida suicida dormivano.
Della strage si è accorto per primo il cognato Piero, questa mattina. L'uomo, che abita al piano inferiore della stessa villetta dei Rubello, ha preso la chiavi dell'altra casa e ha fatto un salto a vedere non avendo sentito, insolitamente, alcun rumore provenire dalla casa. Si è trovato di fronte ad uno spettacolo spaventoso: sangue dappertutto, i cadaveri di Claudio, della moglie della figlioletta, i corpi agonizzanti degli altri due figli subito trasportati con un elicottero all'ospedale Borgo Trento di Verona, ricoverati in neurochirurgia.
Alla base della strage, secondo quanto accertato finora dai carabinieri di Verona (le indagini sono state affidate al pm Carlo Villani), una forte depressione dell'autotrasportatore che lavorava per un macello di Treviso collegato all'azienda Aia che produce polli per alimentazione. Per la crisi del settore, dovuta all'aviaria, probabilmente il macello aveva deciso di chiudere i rapporti con l'autotrasportatore di Grezzana.
Il dramma si è consumato in una villetta di Grezzana (Verona), piccolo borgo industriale della Valpantena, poco lontano da Verona. Nella villetta di via Enrico da Porto, secondo il vicinato, non c'erano mai stati problemi. Claudio Rubello, autotrasportatore, parcheggiava spesso il camion sotto casa, i rapporti con moglie e figli sembravano ottimi. Tutto, a quanto sembra, era crollato qualche settimana fa, con la perdita del lavoro da parte di Rubello che trasportava carne per conto di un macello trevigiano collegato con la grande azienda alimentare Aia.
«Una grande tragedia - commenta visibilmente provato il sindaco di Grezzana, Ilario Peraro - è motivo di profonda tristezza per tutti. Non conoscevo direttamente la famiglia, ma conosco benissimo il cognato di Rubello, Piero, la persona che questa mattina, purtroppo, ha scoperto tutto. Quel che mi ha raccontato è terribile: ha detto di essersi trovato di fronte a un mare di sangue».
Peraro conferma che Rubello, prima dei suoi problemi di lavoro, non aveva sofferto di depressioni, e che la famiglia Rubello era una famiglia qualsiasi, nel senso migliore del termine. Anthony e Thomas, i due figli maschi feriti di Rubello, sono ricoverati al Neurochirurgico di Borgo Trento a Verona, uno di loro sarebbe in condizioni gravissime. La dinamica della vicenda sembra quasi del tutto chiarita a parte piccoli particolari. Per Grezzana si tratta di un altro brutto colpo dopo un grave episodio del giugno dello scorso anno quando un gioielliere del posto, aggredito da due banditi, ne uccise uno che poi si scoprì aveva in mano solo una pistola giocattolo.