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Ministro giustizia India «Nessuna garanzia per i marò su pena di morte» Ira Stato maggiore della Difesa De Mistura: attirati con l'inganno Ritorna nostro fiocco giallo

NEW DELHI – Il governo indiano non ha dato al governo italiano «nessuna garanzia» sulla sentenza che sarà pronunciata sul caso dei due marò italiani ma si è solo limitato a spiegare che per un caso come il loro in India non si applica la pena di morte. Il sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan De Mistura, ribadisce che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rischiano la pena di morte in India perchè il governo di New Delhi ha fornito all’Italia una «assicurazione scritta ufficiale del ministero degli esteri a nome del governo indiano»
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Ministro giustizia India «Nessuna garanzia per i marò su pena di morte» Ira Stato maggiore della Difesa De Mistura: attirati con l'inganno Ritorna nostro fiocco giallo
NEW DELHI – Il governo indiano non ha dato al governo italiano «nessuna garanzia» sulla sentenza che sarà pronunciata sul caso dei due marò italiani, ma si è solo limitato a spiegare che per un caso come il loro in India non si applica la pena di morte.Così il ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, in un’intervista all’emittente Tv Ibn, la Cnn indiana.

Ma il sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan De Mistura ribadisce che i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rischiano la pena di morte in India perchè il governo di New Delhi ha fornito all’Italia una «assicurazione scritta ufficiale del ministero degli esteri a nome del governo indiano».

Intanto, le autorità giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei due marò ritornati ieri a New Delhi. Lo riferiscono oggi i media indiani. L’Alta Corte di New Delhi ha emanato ieri sera un’ordinanza per formare uno speciale organo giudicante come stabilito nella sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio. La decisione è stata presa dopo l’autorizzazione del ministro della Giustizia. Lo scorso 9 marzo il governo indiano aveva già avviato le procedure per il tribunale speciale dopo le accuse di ritardo da parte della Corte Suprema. 

Come promesso ieri al sottosegretario italiano agli Esteri Staffan de Mistura, il governo di New Delhi intende ora accelerare il complesso iter. Ai giornalisti il ministro della Giustizia Ashwani Kumar ha detto che la proposta inviata dal ministro dell’Interno è stata approvata «in principio» dal suo dicastero, il quale «è impegnato a mettere a punto altri dettagli». 

Spera «di ottenere il via libera definitivo dal presidente della corte Suprema Altamas Kabir già la prossima settimana». Secondo lui, il nuovo tribunale si occuperà del caso con una procedura accelerata (“fast track“).
L'organismo dovrà decidere se la giurisdizione sul caso spetta all’India oppure se rientra nell’ambito nel diritto internazionale che prevede la competenza della giustizia italiana in base alla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos).

L'IRA DEL CAPO DI STATO MAGGIORE
La vicenda dei marò «sta sempre più assumendo i toni di una farsa». A sostenerlo è il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, il quale auspica che «si concluda quanto prima» e che i due militari italiani «siano al più presto riconsegnati alla giurisdizione italiana». 
In una nota il Capo di Stato Maggiore della Difesa, «a nome ed insieme a tutto il personale delle Forze Armate, si stringe affettuosamente ai nostri Fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ammirandone l'esempio, il coraggio, la disciplina e il senso dello Stato». 

IL GOVERNATORE DEL KERALA: LA CORTE SPECIALE SIA A KOLLAM
Il governatore dello Stato indiano del Kerala, Oommen Chandy, ha chiesto oggi formalmente al primo ministro Manmohan Singh che il tribunale speciale voluto dalla Corte Suprema per intervenire nella vicenda dei marò sia costituito a Kollam (in Kerala) e non a New Delhi.

«A KOLLAM SONO TUTTE LE PROVE»
Il governatore dello Stato indiano del Kerala, Oommen Chandy, ha ricordato oggi che «tutto il materiale e le prove raccolte nei confronti dei marò sono depositati presso il tribunale di Kollam a cui le agenzie investigative (del Kerala) hanno consegnato il frutto del loro lavoro». Inoltre, ha sottolineato, «una grande quantità di testi riguardanti i capi di imputazione sollevati nei confronti dei marò sono in lingua malayam e quindi dovrebbero essere tradotti se il tribunale speciale venisse costituito altrove» e ciò «allungherebbe moltissimo i tempi del processo con evidente sofferenza sia per gli imputati sia per la pubblica accusa».

MINISTRO INDIANO INSISTE: NESSUN ACCORDO O GARANZIE
«Non c'è stato nessun accordo, nè ci sono state garanzie» nei colloqui fra India e Italia volti a permettere il ritorno dei marò a New Delhi. A ribadirlo nuovamente il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid. L'India ha fornito all’Italia «chiarimenti» frutto del lavoro di esperti in diritto sulla non arrestabilità dei marò al loro ritorno e sulla inapplicabilità della pena di morte.

«Io non so chi abbia tirato fuori questa questione dell’accordo, che ho già smentito ieri - ha dichiarato Khurshid – e neppure perchè si parli di garanzie che non sono state nè richieste nè date». «Abbiamo dialogato su questioni specifiche come l'eventualità di un arresto o l’applicazione della pena di morte – ha spiegato il ministro – che erano molto sentite in Italia ed in Europa e su cui abbiamo potuto fornire le nostre assicurazioni». 
Per questo «abbiamo riunito un gruppo di esperti – ha ancora detto il ministro – che hanno dato chiarimenti scritti riguardo alla legge indiana sui rilievi sollevati da parte italiana». Il risultato di questo lavoro è stato inviato al governo italiano e sarà trasmesso anche alla Corte Suprema la prossima settimana».

IL MINISTRO: ABBIAMO SOLO SPIEGATO CHE IN QUESTO CASO NON E' PREVISTA LA PENA DI MORTE
Il caso che coinvolge i marò «non è di quelli che implica in India l’applicazione della pena di morte» e di ciò «sono state date assicurazioni al governo italiano». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Salman Khurshid. Il capo della diplomazia indiana lo aveva già precisato in una comunicazione alla Camera dei deputati.
Nella comunicazione alla Camera Khurshid ha detto fra l’altro che «a prescindere dai procedimenti pendenti, il governo indiano ha informato quello italiano che (...) in sintonia con una giurisprudenza indiana molto condivisa, questo caso non ricade nella categoria di quelli che implicano l’ipotesi di pena di morte, ossia quelli definiti rari tra i più rari. Per cui non si deve avere alcuna preoccupazione al riguardo». 

Il ministro è poi tornato sulla questione anche in dichiarazioni alla stampa sostenendo che «abbiamo chiarito che la natura del presunto incidente, per cui loro (i marò, ndr) saranno chiamati a giudizio, è di quelli, e la giurisprudenza del nostro paese è molto chiara su questo, per i quali non vi è una sentenza di pena capitale». Questo perchè, ha proseguito, «nella descrizione che è data dei casi rari fra i più rari, questo non rientra. E lo abbiamo chiarito». Noi, ha concluso, «non abbiamo detto che non vi sarà una sentenza. Non lo abbiamo detto. Abbiamo detto che la nostra visione è che questo non è uno dei casi molto eccezionali» in cui la pena di morte si applica. «Lo abbiamo verificato con esperti di diritto e l’abbiamo comunicato all’Italia solo dopo che gli esperti hanno espresso la loro opinione».  

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