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La morte di Quattrocchi al Tg. Il mistero del killer italiano

Per la prima volta, in tv, le immagini dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, il body guard ucciso in Iraq due giorni dopo essere stato sequestrato insieme con Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio
Iraq - Immagini esecuzione Fabrizio Quattrocchi ROMA - Per la prima volta, in televisione, le agghiaccianti immagini dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, il body guard genovese ucciso in Iraq il 14 aprile 2004, due giorni dopo essere stato sequestrato insieme con Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio.
La procura di Roma ha oggi autorizzato la parziale diffusione del video e il Tg1, per primo, l'ha trasmesso nell'edizione delle 17. Quattrocchi è inginocchiato davanti a una fossa, con il volto coperto e le mani legate davanti. Indossa un paio di jeans e la stessa maglietta verde a maniche corte che aveva nel primo filmato, quello in cui era ripreso insieme agli altri ostaggi poco dopo la cattura. Intorno a lui le ombre di tre uomini armati. «Posso levare?», chiede Quattrocchi, riferendosi alla kefiah che gli copre il volto. E i rapitori gli rispondono, a quanto si può capire, no. E poi la frase famosa: «vi faccio vedere come muore un italiano». Fin qui il video trasmesso dal Tg1.
Il filmato, nella parte in cui la procura non ha autorizzato la trasmissione, prosegue con l'esecuzione: due colpi. Secondo quanto si è potuto apprendere, le immagini mostrano Quattrocchi cadere in avanti. I suoi assassini lo girano quindi sul fianco sinistro, gli scoprono il volto e mostrano il viso insanguinato alla telecamera. «Riprendetelo ancora». Il corpo viene poi sollevato da uno dei terroristi e messo dentro la fossa. «Tiralo, tiralo». Durante queste fasi, dice il Tg1, si sente uno dei rapitori parlare in arabo con accento magrebino. Traduce quello che ha detto Quattrocchi. Alla fine, quasi un coro: «E' nemico di Dio, è nemico di Allah».
La sequenza trasmessa, che smentisce alcune indiscrezioni che erano circolate sull'ultima frase pronunciata da Quattrocchi, evidenzia il coraggio e la grande dignità con cui l'uomo affronta il momento dell'esecuzione, senza lasciarsi andare a suppliche o imprecazioni: fino all'ultimo - ripetendo posso? - chiede di potersi togliere la kefiah che gli copre il viso per poter guardare in faccia i suoi assassini. Un particolare confermato anche, nel giugno del 2004, da uno dei presunti killer, Abu Yussuf, in una testimonianza raccolta dal Sunday Times: «Voleva guardarci negli occhi mentre moriva», ha detto. Abu Yussuf, o almeno questo è il nome fornito alla giornalista, è un giovane laureato che parla italiano e francese. «Un giorno - ha raccontato - ho ricevuto l'ordine di prendere Quattrocchi e di portarlo in un altro posto. Ho messo l'ostaggio sul sedile anteriore di un mezzo a fianco del guidatore e tenevo puntato il mio AK-47 sulla sua schiena. Gli ho detto che poteva aprire gli occhi e lui mi ha chiesto se stava per essere ucciso». In un primo momento Yussuf aveva negato, poi aveva ammesso che la fine era vicina. «Gli ho detto - ha affermato il rapitore - che era stato chiesto al governo italiano di ritirare le truppe dall'Iraq». «Non credo che questo succederà», avrebbe replicato Quattrocchi, aggiungendo: «noi ostaggi non significhiamo niente in una situazione come questa. Non siamo tanto importanti da far ritirare la nostre truppe». Fatto scendere dal veicolo, Quattrocchi era stato bendato, gli erano state legate le mani ed era stato portato vicino ad una fossa scavata. A quel punto avrebbe chiesto proprio a Yussuf di togliergli la benda. Richiesta rifiutata. Quattrocchi viene quindi ucciso con una pistola, al grido di «Dio è grande», mentre lo stesso Yussuf riprendeva la scena con una video camera, togliendo poi la benda per poter documentare con cinica meticolosità il foro di ingresso e di uscita del proiettile. Quattrocchi, secondo il racconto del presunto terrorista, sarebbe stato ucciso con la sua stessa pistola, ma caricata con una pallottola made in Iraq. «Gli altri ostaggi - ha proseguito Yussuf - non sapevano nulla, ma era tutto pronto anche per le loro esecuzioni in giorni diversi. Poi sono stati ceduti ad un altro gruppo». Sono stati liberati dai militari Usa l'8 giugno 2004.
Sul video di Quattrocchi sono molti gli interrogativi. Il primo, più volte sottolineato anche dal sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver, che aveva potuto vedere a suo tempo il filmato, riguarda il perchè non sia mai stato neppure parzialmente trasmesso da Al Jazira, che l'ha ricevuto. L'emittente ha sempre sostenuto di non averlo fatto perchè le immagini erano particolarmente cruente, ma in passato aveva messo in onda video altrettanto raccapriccianti. Altra questione rimasta aperta, almeno finora, quella sul terrorista che parlava italiano: il video sembra confermare questa circostanza, al punto che uno dei killer sembra tradurre dall'arabo le parole di Quattrocchi ai suoi complici, rispondendo anche con un no.
La decisione di autorizzare la parziale trasmissione del video è contenuta in un decreto emesso oggi dai pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, titolari dell' inchiesta sul sequestro dei quattro italiani e sull'omicidio di Quattrocchi. Il video, acquisito recentemente dalla procura e nei giorni scorsi mostrato ai familiari di Quattrocchi, costituisce corpo di reato ed è oggetto di analisi da parte dei carabinieri del Ros.

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