Martedì 22 Gennaio 2019 | 18:25

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Bari - Jan Garbarek e Hillian Ensamble aprono «Le voci dell'anima»

Dieci concerti in altrettante chiese della città di Bari in un dialogo tra occidente e oriente attraverso la musica. Al via il 5 dicembre con il concerto di musiche liturgiche in una fusione con la modernità del sax di Garbarek
Le voci dell'anima occidente oriente: dieci concerti in altrettante chiese della città di Bari, periferiche per collocazione e di frontiera per vocazione ed impegno sociale, che tracceranno un percorso in musica lungo i confini delle grandi religioni monoteistiche, mettendo in atto un dialogo possibile tra occidente e oriente.
Ad animare questo dialogo saranno, per l'edizione 2005 del festival dedicato a Pierpaolo Pasolini ed organizzato da Princigalli Produzioni con l'Assessorato alle Culture e Religioni del Comune di Bari, artisti del panorama internazionale invitati a confrontarsi con i legami fra musica e spiritualità nella conviznione che Bari possa essere un crocevia sul Mediterraneo.
Si parte lunedì 5 dicembre dalla Chiesa della Natività ad Enziteto, estrema periferia nord della città di Bari, con il concerto di musiche liturgiche di Jan Garbarek & l'Hilliard Ensemble Officium, un esperimento unico nel suo genere in cui la musica antica è affiancata da uno strumento moderno, il sassofono, suonato da un'icona sacra del jazz che interagisce con il canto remoto e liturgico dei quattro virtuosi dell' Hilliard di Londra: il controtenore David James, i tenori Rogers Covey-Crump e John Potter, il baritono Gordon Jones. Quando fu pubblicato il disco Officium, nel 1994, rappresentò una rivoluzione copernicana nel panorama del jazzismo contemporaneo che rivivrà nel concerto dal vivo: una musica sublime, immacolata, profondamente spirituale, mistero e sacralità che si fanno corpo sonoro ed emozionale. Nel repertorio mottetti e madrigali sacri dell'epoca compresa tra il 1300 ed il 1500, da Guillame Dufay a Cristòbal De Morales. Su queste strutture armoniche, i sassofoni di Garbarek improvviseranno melodie, scale, fughe.

Il concerto avrà inizio alle 20.30, l'ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti disponibili. La Chiesa della Natività di Nostro Signore (tel. 080 533.91.72) sarà segnalata da apposite indicazioni del festival disposte a partire dall'uscita Zona Enziteto sulla tangenziale nord di Bari, direzione Foggia.
Informazioni al numero 080 558.35.41, www.princigalliproduzioni.it.


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HILLIARD ENSEMBLE
Fondato nel 1974 da Paul Hillier (che attualmente non fa più parte della formazione), l'Hilliard Ensemble è un gruppo corale che vanta un repertorio che spazia dal Medioevo al XX secolo. Infatti, pur specializzato in musica antica e rinascimentale, il gruppo ha al proprio attivo collaborazioni con grandi autori contemporanei.
Ritenuto una delle migliori formazioni del mondo, l'Ensemble è impegnato in cento concerti l'anno in media. Nel 1994 il CD "Officium" è stato salutato come "uno dei più grandi successi di musica cross-over degli anni novanta". Esso rappresentava la prima tra le collaborazioni del gruppo con il sassofonista norvegese Jan Garbarek, con il quale ha avuto grande successo in tutto il mondo. Nel 1997 è uscito il film canadese Lilies, per il quale il gruppo ha fornito la colonna sonora. Nello stesso anno si è rinnovata la collaborazione con Garbarek con la pubblicazione di Mnemosyne che è stata poi proposta in tournée in Norvegia, Danimarca, Svezia, Germania, Belgio, Austria, Svizzera, Francia, Italia, Spagna, Lituania e Regno Unito. Tra le collaborazioni con orchestra ricordiamo quella con la BBC con Litany di Pärt, e una serie di registrazioni con la London Philharmonic Orchestra.

JAN GARBAREK
Nato nel 1947 e cresciuto ad Oslo, ottenne il primo riconoscimento in campo jazzistico a quindici anni, vincendo un concorso strumentale di livello nazionale.
Nella sua ormai lunga carriera il sassofonista norvegese Jan Garbarek ha esplorato l'universo della musica in lungo e in largo, ornando la sua storia discografica di stelle luminosissime. Infatti ha suonato con alcuni dei più grandi jazzisti contemporanei - Keith Jarrett, Charlie Haden, Bill Frisell - poi con musicisti di ogni lingua e luogo dal Pakistan, all'India, alla Grecia, al Brasile. La svolta avviene con Triptykon, inciso nel 1972: inizia allora l'attenzione di Garbarek per la musica popolare norvegese che ha caratterizzato la sua ricerca negli anni successivi. Ha sfiorato la musica contemporanea di Giya Kancheli e dato vita, insieme al quartetto vocale di musica sacra The Hilliard Ensemble, ad uno dei dischi più indefinibili, e allo stesso tempo affascinanti, degli ultimi vent'anni, Officium (ECM 1993). Un itinerario lungo più di 35 anni, fatto di sperimentazione, ricerca, bellezza, fantasia ed audacia, caratterizzato dal suono inconfondibile, suggestivo, limpido, algido del suo sassofono, capace di evocare gli spazi sconfinati della sua terra di origine. A questo ricco percorso, sei anni dopo il suo ultimo disco Rites (ECM 1998), oggi si aggiunge un altro bellissimo lavoro: In Praise of Dreams. Già dal titolo si intuisce la sostanza di cui è fatta questa musica eterea, onirica, cristallina ed impalpabile. Una musica che sembra provenire dal nulla per espandersi di continuo. Una musica in lode ai sogni, per staccarsi da terra e rimanere sospesi nello spazio e nel tempo. In quest'occasione Garbarek si affianca alla violista armeno/americana Kim Kashkashian ed al batterista percussionista Manu Katchè. I tre animano un disco magico, notturno e misterioso dove la viola di Kim Kashkashian incalza e si fa incalzare dalle misurate improvvisazioni al sax tenore e soprano di Garbarek, creando una sensazione ibrida tra caldo e freddo, mentre le percussioni di Manu Katchè danno profondità e ritmo alla musica, amalgamata dalla costante presenza di sintetizzatori e di effetti elettronici. Si avvertono di tanto in tanto déjà vu di altri suoni: echi del folk nordico, dell'ambient, della classica riecheggiano in questo disco, che riflette indistintamente, come uno specchio opaco, una musica senza contorni precisi, surreale, ma allo stesso tempo libera, per ascoltatori liberi e sognatori.


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