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Le lacrime di Sabrina al processo per Sarah

Le lacrime di Sabrina al processo per Sarah

Le lacrime di Sabrina al processo per Sarah

 
Le lacrime di Sabrina al processo per Sarah

Mercoledì 21 Novembre 2012, 08:59

03 Febbraio 2016, 01:58

di MIMMO MAZZA
 
TARANTO - Sicura, fiera, forte. Non rispondeva alle domande dei magistrati dal 15 ottobre del 2010 Sabrina Misseri, finita a giudizio con la madre Cosima Serrano per l’omicidio della cugina Sarah Scazzi, la 15enne scomparsa ad Avetrana il 26 agosto di due anni fa. Chiusa in cella per oltre 24 mesi - da innocente, come ha urlato, piangendo due volte nella lunghissima udienza di ieri - Sabrina Misseri, a differenza della madre, ha accettato di sottoporsi all’esame delle parti processuali, riacquistando il colorito e la baldanza dei giorni compresi tra la scomparsa della cugina e il suo arresto, giorni contrassegnati da interviste e ospitate nei salotti televisivi nazionalpopolari, quando Sarah sembrava svanita nel nulla e quasi nessuno sospettava che l’estetista potesse essere addirittura l’assassina. 
Compresa nel ruolo di imputata ma tutt’altro che rassegnata, Sabrina ha risposto per oltre 7 ore alle domande del sostituto procuratore Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto Pietro Argentino. Il racconto di Sabrina fila sui binari di due anni fa, senza novità di rilievo e con alcuni non ricordo quando le domande della pubblica accusa riguardavano aspetti che nel corso delle 26 udienze del processo avevano incrinato quanto Sabrina aveva detto in precedenza. 

SABRINA E SARAH - «Sarah era per me una sorella. Voi non avete avuto la fortuna di conoscerla, non potete capire com’era, non potete comprendere che era più piccola dei suoi 15 anni, era buona ma ingenua. La rimproveravo per gli slanci di affetto che aveva prima con Alessio e poi con Ivano, slanci che in pubblico potevano dare adito a commenti poco piacevoli ad Avetrana, ecco perché la riprendevo. Ma lei era una bambina che aveva bisogno di affetto». 

SABRINA E IVANO - «Ho conosciuto Ivano alla fine del 2009, quando lui prestava servizio militare a Cosenza. Ci vedevamo quando era ad Avetrana, mi chiamava dalla caserma, specie quando era di guardia. Ero fisicamente attratta da lui, mi piaceva anche il suo carattere, ma innamorata no, assolutamente, non mi sono mai posta il problema se mi dovevo mettere insieme a lui. Non era una amicizia pulita, lo ammetto, c’erano situazioni particolari visto che specie negli ultimi tempi avevamo iniziato a stuzzicarci ma dalla mia bocca la parola innamorata non è mai uscita. Ci siamo appartati solo una volta, il 3 agosto, ma è stata una cosa durata pochissimo, perché lui si è fermato, non voleva rovinare l’amicizia. Quell’episodio l’ho raccontato a mia sorella Valentina e poi ho detto qualcosa a Mariangela Spagnoletti, senza entrare nei particolari perché c’era Sarah. Ivano poi volle chiarire quell’episodio, dicendo che ero stata io a dirlo in giro ma non era vero, soprattutto non ero stato io a parlarne con Claudio, il fratello di Sarah. Era proprio Claudio a non farsi mai gli affari suoi, con l’abilità che aveva di mettere sempre zizzanie nelle comitive. Sarah l'ha raccontato a Claudio ma non sapeva, come ho già detto, i dettagli. Lo ha detto anche a sua madre. Abbiamo parlato un sacco di volte di questa cosa». 

IL 25 AGOSTO - «La sera prima della scomparsa di Sarah siamo uscite, andando nella birreria. Sarah era triste per la partenza del fratello e perché avevo detto che non volevo più uscire. Ma non abbiamo litigato, nè va intesa in questo senso la frase che dissi nella birreria quella sera, che Sarah si vende per due coccole, perché era un tormentone che ci ripetevamo a vicenda, senza intenti offensivi. Non ho detto niente ai carabinieri di quanto accaduto quella sera perché secondo me non è successo nulla di rilevante, di eccezionale». 

I DIARI - «Ci siamo sorpresi a leggere le frasi che Sarah scriveva sui suoi diari ma la scelta di non consegnarli ai carabinieri, scelta che oggi giudico sbagliata, non è stata solo mia, ci siamo messi d’accordo io, mia zia Concetta e mio zio Giacomo, ma io non li ho presi, anzi sono stati loro a leggerli approfonditamente». 

IL PIANTO - Sono due i momenti principali in cui Sabrina versa lacrime in aula. Il primo è quando il pm Buccoliero insinua il movente della gelosia e l’imputata replica con forza che non esiste quel movente. «Mi sono fatta due anni di carcere da innocente, posso continuare» dice alla corte d’assise. «Sarah era una bambina, non avete avuto la fortuna di conoscerla». Il secondo è quando sempre il pm Buccoliero le contesta il contenuto di alcune interviste («avevo scoperto di avere un padre assassino, in quel momento dicevo di tutto, ero confusa») e, dinanzi alle lacrime, le dice «ma che si mette a piangere», chiedendole poi scusa. Alle contraddizioni con quanto dichiarato da sua zia Concetta, dalle sorelle Mariangela e Alessandra Spagnoletti e dagli altri testimoni sinora ascoltati, Sabrina replica con determinazione: «possono dire quello che vogliono, io dico quello che ricordo». Lo dice anche riguardo al padre Michele su un aspetto tutt’altro che secondario, la telefonata che Sabrina fa a Sarah quando arriva Mariangela Spagnoletti per andare al mare e Sarah non c’è. Sabrina dice che suo padre Michele fa su e giù dal garage quando fa la telefonata, il contadino, addossandosi le colpe dell’omicidio, ha sostenuto in memoriale e interviste che quella telefonata arrivava mentre stava strangolando la 15enne. L’esame di Sabrina proseguirà il 26 e il 27 novembre.
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