Cogne: iniziato il processo d'appello
E' terminata poco dopo le 17.30 la prima udienza del processo d'appello ad Annamaria Franzoni, che riprenderà lunedì prossimo.
Durante la prossima udienza saranno ascoltati due carabinieri di Aosta, il maresciallo Marrano e l'appuntato Piras. L'audizione dei militari è legata ad un dvd pervenuto al procuratore generale Vittorio Corsi, dopo numerosi solleciti, il 14 novembre. Il disco contiene tutto il materiale video sull'inchiesta che venne girato dagli uomini dell'Arma, ma che per varie ragioni - a cominciare dallo scarso interesse probatorio - non è stato inserito nel fascicolo. La Corte ritiene che i due carabinieri possano raccontare come è stato girato.
Intanto oggi, Annamaria Franzoni, vestita di scuro con una maglia azzurra, era seduta accanto al suo legale Carlo Taormina, in prima fila. Dall'altra parte, la pubblica accusa sostenuta da Vittorio Corsi. In seconda fila, subito dietro di lei, il marito Stefano Lorenzi e altri familiari, tra cui i suoceri, i genitori e altri parenti dell'imputata. Alla presenza del pubblico, come lei stessa aveva richiesto, è cominciato alle 11,45 il processo d'appello per il delitto di Cogne, per il quale la donna era stata condannata in primo grado a trent'anni di carcere per l'omicidio del figlio Samuele Lorenzi.
«E' una vicenda importante e dolorosa - ha detto il presidente della Corte, Romano Pettenati, rivolgendosi alle decine di persone che sono riuscite a entrare in aula - e mi appello anche al senso di civiltà di chi assiste al giudizio, che so che certamente non manca». Il giudice ha esortato i presenti a evitare «manifestazioni di approvazione o disapprovazione», ad evitare di «interpellare il pubblico ministero o gli imputati» e ad evitare di scattare fotografie.
In fondo all'aula, tra gli spettatori, c'era anche il giudice Balestretti che nel 2002, quando presiedeva il tribunale del riesame di Torino, scarcerò l'imputata - annullando l'arresto disposto dalla procura di Aosta - per carenza di indizi. La causa è cominciata con la relazione della giudice a latere, Luisella Gallino, che sta ricostruendo il ricorso in appello presentato dall'avvocato difensore Carlo Taormina.
Tra gli atti disposti dai giudici vi è la trascrizione delle conversazioni tra Ada Satragni, la psichiatra che per prima cercò di soccorrere il piccolo Samuele Lorenzi nella villetta di Cogne, e gli operatori dell'elisoccorso. Anche la telefonata di Annamaria Franzoni al 118 con la richiesta di intervento verrà trascritta nell'ambito del processo d'appello per l'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi. Lo hanno deciso i giudici della Corte, che hanno assegnato l'incarico al perito Alberto Tarricone.
Lo stesso Corsi, nel suo intervento, non aveva posto obiezioni alla trascrizione e nemmeno all'ascolto della registrazione: «Dopo aver sentito alla tv quella telefonata - ha detto - ho percepito un affanno, un dolore profondo. Può essere utile risentirla, magari in un ambito processuale e non televisivo». Tarricone dovrà trascrivere anche la registrazione dell'interrogatorio reso da Annamaria al gip di Aosta dopo l'arresto. La Corte d'Assise d'Appello ha inoltre richiesto una cassetta relativa ai colloqui della Franzoni con i medici nel corso della perizia psichiatrica.
«Per quello che mi sembra di capire, questo sembra un processo vero». Lo ha detto Mario Lorenzi, suocero di Anna Maria Franzoni, nella pausa dell'udienza del processo d'appello alla donna. «Mi sembra - ha aggiunto - che ci sia collaborazione tra il giudice, la difesa ed il procuratore generale. Ho una buona impressione, ma è la prima volta che entro in un' aula di giustizia». Parlando dell'eventualità di una perizia psichiatrica nei confronti della mamma di Samuele, l'uomo ha detto «di non essere in grado di pronunciarsi». «Non so cosa dire - ha spiegato - sulle strategie». Mario Lorenzi ha dichiarato inoltre che Anna Maria Franzoni è abbastanza serena, sottolineando di non riconoscerla nelle debolezze caratteriali sottolineate dal sostituto procuratore generale. «Nei confronti dei figli è apprensiva - ha detto - ma in modo naturale».
Il killer di Cogne ha avuto cinque minuti e dieci secondi di tempo per uccidere Samuele senza essere visto: è il calcolo fatto dall' avvocato difensore Carlo Taormina nel corso del suo intervento in aula e lo dice dopo il sopralluogo fatto dal suo staff nei giorni scorsi. «Nel mio ricorso in appello non ho chiesto direttamente la perizia psichiatrica - ha poi aggiunto in riferimento alla richiesta del procuratore generale Vittorio Corsi - ma ho fatto presente che la Corte può disporla se la ritiene necessaria, perchè la perizia è un dovere del giudice. Chiediamo che si arrivi una volta per tutte a chiarire cosa è accaduto - ha detto Taormina - e il nostro desiderio è che Anna Maria Franzoni possa dirlo. Per questo chiediamo la rinnovazione del dibattimento e, all'interno di questo, il suo interrogatorio». L'avvocato ha poi ripetuto punto per punto le tesi fondamentali sostenute dalla difesa.
Tuttavia, Annamaria Franzoni, la sera del 29 gennaio 2002, quella precedente al delitto, era in preda a «debolezza, svenimento, formicolio alle braccia». Nella sua relazione davanti alla corte d'Assise d'Appello di Torino, la pubblica accusa ha ricordato poi che alle 5.30 del mattino del 30 gennaio, poche ore prima che Samuele venisse ucciso, la donna ebbe «una crisi isterica o una crisi d'ansia» tale da farle chiamare la guardia medica. Per questo, il procuratore generale della Corte d'Appello di Torino Vittorio Corsi, ha chiesto per Anna Maria Franzoni una nuova perizia psichiatrica. Il magistrato ha motivato la richiesta «con la necessità di ulteriori approfondimenti in particolare per quanto riguardano i malesseri manifestati dalla signora Franzoni la sera prima e la mattina precedente la morte di Samuele».
Per Vittorio Corsi è necessario soffermarsi sul rapporto che Annamaria Franzoni aveva con il figlio Samuele. Secondo la pubblica accusa, occorre «riesaminare le preoccupazioni - ha detto durante la sua relazione oggi al processo d' appello - che la donna nutriva verso il figlio». In particolare Corsi fa riferimento al fatto che la donna definiva «calda» la testa del figlio, e che proprio alla testa fece un riferimento subito dopo la morte, affermando che «gli era scoppiata perchè - aveva affermato - mi aveva chiamato troppo forte». Per Corsi sono da riprendere in considerazione anche i rapporti della Franzoni con la famiglia: «Erano tutti per uno e uno per tutti, mentre nel mondo di fuori c'erano i cattivi».
Al processo era presente anche l'investigatore privato Gelsomino, accusato di aver falsificato le prove, che si è dichiarato nuovamente innocente: «Mi sono occupato di cercare l'assassino - ha detto - trovando 69 elementi oggettivi e non fantasiosi a discolpa della Franzoni, e potrò essere interrogato dall'avv. Taormina».
Durante la prossima udienza saranno ascoltati due carabinieri di Aosta, il maresciallo Marrano e l'appuntato Piras. L'audizione dei militari è legata ad un dvd pervenuto al procuratore generale Vittorio Corsi, dopo numerosi solleciti, il 14 novembre. Il disco contiene tutto il materiale video sull'inchiesta che venne girato dagli uomini dell'Arma, ma che per varie ragioni - a cominciare dallo scarso interesse probatorio - non è stato inserito nel fascicolo. La Corte ritiene che i due carabinieri possano raccontare come è stato girato.
«E' una vicenda importante e dolorosa - ha detto il presidente della Corte, Romano Pettenati, rivolgendosi alle decine di persone che sono riuscite a entrare in aula - e mi appello anche al senso di civiltà di chi assiste al giudizio, che so che certamente non manca». Il giudice ha esortato i presenti a evitare «manifestazioni di approvazione o disapprovazione», ad evitare di «interpellare il pubblico ministero o gli imputati» e ad evitare di scattare fotografie.
In fondo all'aula, tra gli spettatori, c'era anche il giudice Balestretti che nel 2002, quando presiedeva il tribunale del riesame di Torino, scarcerò l'imputata - annullando l'arresto disposto dalla procura di Aosta - per carenza di indizi. La causa è cominciata con la relazione della giudice a latere, Luisella Gallino, che sta ricostruendo il ricorso in appello presentato dall'avvocato difensore Carlo Taormina.
Tra gli atti disposti dai giudici vi è la trascrizione delle conversazioni tra Ada Satragni, la psichiatra che per prima cercò di soccorrere il piccolo Samuele Lorenzi nella villetta di Cogne, e gli operatori dell'elisoccorso. Anche la telefonata di Annamaria Franzoni al 118 con la richiesta di intervento verrà trascritta nell'ambito del processo d'appello per l'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi. Lo hanno deciso i giudici della Corte, che hanno assegnato l'incarico al perito Alberto Tarricone.
Lo stesso Corsi, nel suo intervento, non aveva posto obiezioni alla trascrizione e nemmeno all'ascolto della registrazione: «Dopo aver sentito alla tv quella telefonata - ha detto - ho percepito un affanno, un dolore profondo. Può essere utile risentirla, magari in un ambito processuale e non televisivo». Tarricone dovrà trascrivere anche la registrazione dell'interrogatorio reso da Annamaria al gip di Aosta dopo l'arresto. La Corte d'Assise d'Appello ha inoltre richiesto una cassetta relativa ai colloqui della Franzoni con i medici nel corso della perizia psichiatrica.
«Per quello che mi sembra di capire, questo sembra un processo vero». Lo ha detto Mario Lorenzi, suocero di Anna Maria Franzoni, nella pausa dell'udienza del processo d'appello alla donna. «Mi sembra - ha aggiunto - che ci sia collaborazione tra il giudice, la difesa ed il procuratore generale. Ho una buona impressione, ma è la prima volta che entro in un' aula di giustizia». Parlando dell'eventualità di una perizia psichiatrica nei confronti della mamma di Samuele, l'uomo ha detto «di non essere in grado di pronunciarsi». «Non so cosa dire - ha spiegato - sulle strategie». Mario Lorenzi ha dichiarato inoltre che Anna Maria Franzoni è abbastanza serena, sottolineando di non riconoscerla nelle debolezze caratteriali sottolineate dal sostituto procuratore generale. «Nei confronti dei figli è apprensiva - ha detto - ma in modo naturale».
Il killer di Cogne ha avuto cinque minuti e dieci secondi di tempo per uccidere Samuele senza essere visto: è il calcolo fatto dall' avvocato difensore Carlo Taormina nel corso del suo intervento in aula e lo dice dopo il sopralluogo fatto dal suo staff nei giorni scorsi. «Nel mio ricorso in appello non ho chiesto direttamente la perizia psichiatrica - ha poi aggiunto in riferimento alla richiesta del procuratore generale Vittorio Corsi - ma ho fatto presente che la Corte può disporla se la ritiene necessaria, perchè la perizia è un dovere del giudice. Chiediamo che si arrivi una volta per tutte a chiarire cosa è accaduto - ha detto Taormina - e il nostro desiderio è che Anna Maria Franzoni possa dirlo. Per questo chiediamo la rinnovazione del dibattimento e, all'interno di questo, il suo interrogatorio». L'avvocato ha poi ripetuto punto per punto le tesi fondamentali sostenute dalla difesa.
Tuttavia, Annamaria Franzoni, la sera del 29 gennaio 2002, quella precedente al delitto, era in preda a «debolezza, svenimento, formicolio alle braccia». Nella sua relazione davanti alla corte d'Assise d'Appello di Torino, la pubblica accusa ha ricordato poi che alle 5.30 del mattino del 30 gennaio, poche ore prima che Samuele venisse ucciso, la donna ebbe «una crisi isterica o una crisi d'ansia» tale da farle chiamare la guardia medica. Per questo, il procuratore generale della Corte d'Appello di Torino Vittorio Corsi, ha chiesto per Anna Maria Franzoni una nuova perizia psichiatrica. Il magistrato ha motivato la richiesta «con la necessità di ulteriori approfondimenti in particolare per quanto riguardano i malesseri manifestati dalla signora Franzoni la sera prima e la mattina precedente la morte di Samuele».
Per Vittorio Corsi è necessario soffermarsi sul rapporto che Annamaria Franzoni aveva con il figlio Samuele. Secondo la pubblica accusa, occorre «riesaminare le preoccupazioni - ha detto durante la sua relazione oggi al processo d' appello - che la donna nutriva verso il figlio». In particolare Corsi fa riferimento al fatto che la donna definiva «calda» la testa del figlio, e che proprio alla testa fece un riferimento subito dopo la morte, affermando che «gli era scoppiata perchè - aveva affermato - mi aveva chiamato troppo forte». Per Corsi sono da riprendere in considerazione anche i rapporti della Franzoni con la famiglia: «Erano tutti per uno e uno per tutti, mentre nel mondo di fuori c'erano i cattivi».
Al processo era presente anche l'investigatore privato Gelsomino, accusato di aver falsificato le prove, che si è dichiarato nuovamente innocente: «Mi sono occupato di cercare l'assassino - ha detto - trovando 69 elementi oggettivi e non fantasiosi a discolpa della Franzoni, e potrò essere interrogato dall'avv. Taormina».