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Colafemmina, dalla Puglia il Rinascimento ebraico

di MARIA PIA SCALTRITO
Il 12 settembre scorso è morto Cesare Colafemmina, il più prestigioso studioso delle sorti delle genti ebraiche del Meridione d’Italia; il più autorevole scopritore di steli, epigrafi, documenti, catacombe, giudecche, sinagoghe di Puglia; il traduttore di opere fondamentali dell’ebraismo pugliese e mondiale. Colafemmina ha restituito alla Puglia - e all’Italia - le memorie cancellate di una comunità che ha contribuito a scrivere la storia millenaria di questo Paese
Presenze ebraiche nel Sud, una serie di convegni tra Bari, Trani e Venosa
Colafemmina, dalla Puglia il Rinascimento ebraico
di MARIA PIA SCALTRITO

Il 12 settembre scorso è morto Cesare Colafemmina, il più prestigioso studioso delle sorti delle genti ebraiche del Meridione d’Italia; il più autorevole scopritore di steli, epigrafi, documenti, catacombe, giudecche, sinagoghe di Puglia; il traduttore di opere fondamentali dell’ebraismo pugliese e mondiale. Colafemmina ha restituito alla Puglia - e all’Italia - le memorie cancellate di una comunità che ha contribuito a scrivere la storia millenaria di questo Paese. 

La sua instancabile attività ha estratto dagli archivi le fonti primarie della vita delle famiglie ebraiche che per quasi sedici secoli hanno dimorato nelle nostre cittadine di Puglia, Lucania e di Calabria. E poche città pugliesi ne sono escluse: ovunque nei piccoli borghi e nelle più grandi cittadine c’erano quartieri, case palazziate, orti, fondi agricoli, strutture e imprese commerciali, mestieri appartenenti a famiglie ebraiche. Tutti ripresi e raccontati con rigore di fonti e arguzia di raffinato umanista, erudito biblista e conoscitore delle antiche lingue, ebraico greco latino. È impossibile riprendere qui tutti i suoi meriti. Da archeologo, Colafemmina riapre negli anni Settanta la nuova stagione di scoperte sulla preziosa area della Collina della Maddalena, a Venosa. Una città che da sola raccoglie il novanta per cento dell’epig rafia ebraica altomedievale dell’intera Europa, ma soprattutto luogo esemplare di un tempo in cui ebrei e cristiani anche nella morte erano accostati da una comune umanità. Scopre e traduce steli ed epigrafi in Puglia, in Basilicata, in Sicilia, in Calabria... Raccoglie e riordina le fonti scritte degli ebrei a Taranto, ossia di tutto il territorio della vasta provincia, dagli inizi dell’era volgare al XVI secolo. E per ogni singolo documento, città, persona, è data la visione storica del tempo e la connessione con altri eventi coevi di rilevanza. 

Da questi documenti conosciamo la vita di semplici tintori e artigiani, di medici, di grandi imprenditori (come gli Abravanel); conosciamo i contratti di matrimonio e la vita delle fanciulle nubende; conosciamo i nomi dei semplici, la gran parte. Ma anche i nomi dei grandi committenti di raffinate traduzioni, di Otranto, Lecce, Massafra, Specchia…, esponenti di una antica tradizione tutta ebraica di traduzione e copiatura di manoscritti. Colafemmina ricostruisce i tasselli e le sorti degli ebrei di Puglia da San Nicandro a Nardò della Terra d’Otranto, le sapienti ascendenze degli ebrei di Oria e dei suoi celebri poeti sinagogali, le vicende e il luogo di provenienza delle steli lì conservate. Ritrova frammenti lapidei e pietre di fondazione. 

E rintraccia documenti inediti che gli permettono di localizzare i siti delle sinagoghe. Come la seconda sinagoga medievale di Bari, alle spalle della cattedrale, localizzata grazie alla scoperta della pietra con l’iscrizione datata 1314 ancora nel luogo originario. Individua anche una pietra, questa volta riusata, preziosa, con caratteri ebraici di un’ele - ganza senza altri riscontri nell’epig rafia pugliese, già appartenuta alla sinagoga di Lecce. E mentre scopre, traduce, cataloga tutte le tracce disperse delle genti ebraiche, scrive migliaia e migliaia di pagine ovunque, Colafemmina fonda una sua rivista, il «Sefer Yuhasin». 

Intanto Colafemmina per oltre sei decenni costruisce ponti con i suoi pari ebrei e non ebrei e intesse scambi culturali tra la Puglia e Gerusalemme, Tel Aviv, New York, Parigi… Come i dotti di ogni tempo hanno fatto. Per restituire alle genti ebraiche i loro nomi, le testimonianze lapidee, i fogli documentali, i racconti, le poesie, le opere dell’umano ingegno, i «segni» del loro secolare passaggio. E a tutti gli altri le pagine strappate di una storia comune che ha conosciuto privilegi tanto eccellenti da far considerare la vasta Puglia con la vicina Basilicata la terra del «Rinascimento Ebraico». 
Da Oria ad Otranto, da Bari a Trani, da Barletta ad Andria, Gravina, Monopoli, Altamura, Siponto, Manduria… fioriscono i secoli d’oro della rinascenza giudaica che si riverserà poi in tutta Europa. Nella tradizione kabbalistica ebraica si insegna che, quando il male è commesso sul volto del mondo, si produce uno strappo nella trama della Creazione. Allora ogni anima dovrebbe ripagare il dono ricevuto venendo in vita con il Tikkun Olam, letteralmente «riparare l’universo», ossia agendo con atti di gentilezza, amore, generosità per ripristinare la bellezza e l’armonia. Ma anche per «liberare scintille di rugiada». Cesare Colafemmina ha certamente riparato molti strappi e ricucito col filo della sapienza tante mancanze. Il mondo che ci lascia ora ha sicuramente molte più scintille di rugiada che brillano nella notte. E non solo della Puglia Ebraica.

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