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«Contaminati terreni vicini centrale Enel» 15 imputati a Brindisi

BRINDISI – Quindici persone, tra dirigenti della centrale brindisina Enel di Cerano e addetti alla manutenzione di ditte appaltatrici, sono imputate per la dispersione di polveri di carbone che avrebbe provocato danni agli agricoltori di terreni vicini all’impianto industriale. Nei loro confronti emesso un decreto di citazione a giudizio. In tutto le parti offese individuate sono 38, tra loro ci sono il ministero dell’Ambiente e poi Comune, Provincia e l'associazione Federutenti di Bari. I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2000 e il 2011. Gruppi ambientalisti si costituiranno parte civile
«Contaminati terreni vicini centrale Enel» 15 imputati a Brindisi
BRINDISI – Quindici persone, tra dirigenti della centrale brindisina Enel di Cerano e addetti alla manutenzione di ditte appaltatrici, sono imputate per la dispersione di polveri di carbone che avrebbe provocato danni agli agricoltori di terreni vicini all’impianto industriale. Nei loro confronti emesso un decreto di citazione a giudizio.

Gli imputati sono accusati a vario titolo di aver contaminato con le polveri e metalli pesanti i campi del Brindisino vicini al nastro trasportatore della centrale 'Federico II', a Brindisi. 

Il decreto di citazione a giudizio è stato firmato il 31 luglio scorso dal pm brindisino Giuseppe De Nozza: la prima udienza del processo è prevista per il 12 dicembre prossimo, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Brindisi. 

In tutto le parti offese individuate sono 38, tra loro ci sono il ministero dell’Ambiente e poi Comune, Provincia e l'associazione Federutenti di Bari. I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2000 e il 2011. Secondo l’accusa non sarebbero state attuate le azioni necessarie per scongiurare o ridurre la dispersione della polvere di carbone che avrebbe così provocato «danni, insudiciamento e imbrattamento delle colture». Agli imputati, oltre al getto di cose pericolose, è quindi contestato anche il reato di danneggiamento. Nel provvedimento del magistrato è riportato anche l’elenco delle condotte che avrebbero potuto evitare conseguenze alle colture e quindi anche alle persone fisiche che ne sono proprietarie. 

A giudizio per l’Enel Sandro Valery, responsabile dell’Area Business fino al 2008, Calogero Sanfilippo, responsabile sino a oggi della produzione termoelettrica, Luciano Mirko Pistillo, responsabile dell’unità Business di Enel Produzione fino al 2007, Antonino Ascione, attuale responsabile dell’unità Business di Brindisi di Enel e poi ancora Vincenzo Putignano, Fausto Bassi, Diego Baio, Gianmarco Piacente, Fabio De Filippo, Lorenzo Laricchia, Giuseppe Varallo, Massimo Distante, Giovanni Madia. Gli altri due imputati sono Luca Screti, titolare della ditta Nubile, addetta alla pulizia del nastro trasportatore, e Aldo Cannone, titolare della ditta omonima addetta alla sistemazione del carbone nel parco unità business dell’Enel.

Gruppi ambientalisti e in particolare l'associazione 'No al Carbonè di Brindisi annunciano di volersi costituire parte civile nel processo fissato per il 12 dicembre prossimo a carico di 13 dirigenti Enel e due legali rappresentanti di ditte appaltatrici, imputati per la dispersione di polveri di carbone nei terreni vicini al nastro trasportatore della Centrale Enel 'Federico II' di Cerano. 

“Finalmente la verità viene a galla e tutto quello che in questi anni abbiamo denunciato viene messo nero su bianco da un magistrato”, scrivono i 'No al Carbonè in una nota. “Come si poteva pensare – aggiungono – che un gigantesco carbonile scoperto, in grado di stoccare fino a 750.000 tonnellate di carbone, non fosse un atto criminale nei confronti del nostro territorio? Anche a Brindisi come a Taranto è la magistratura a dover intervenire. La politica non può più nascondersi o mettere la testa sotto la sabbia”. “Se vogliamo evitare un caso Ilva anche a Brindisi – concludono – occorre chiedere ed ottenere la conversione della centrale di Cerano a gas nei prossimi cinque anni”. 

Proprio per l’inquinamento provocato alle colture l’allora sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, firmò nel giugno 2007 una ordinanza di divieto di coltivazione su quei terreni. Durante le indagini, delegate dal pm Giuseppe De Nozza alla Digos di Brindisi, sono stati eseguiti campionamenti. Nella relazione di un consulente nominato dalla Procura, Claudio Minoia, si parla di “dispersioni significative di polveri di carbone dal deposito carbonile”: il consulente concludeva che la dispersione “ha sicuramente rappresentato la prevalente via di contaminazione delle aree prospicienti” e si sottolinea che “non è noto il contributo derivante da possibili ricadute di emissioni convogliate”. Sugli effetti della dispersione, fu rilevato che contribuirono “a produrre direttamente o indirettamente una contaminazione indoor presso le abitazioni di soggetti in aree prospicienti la centrale”.

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