Mister Donadoni e la villa degli «abusi» a Fasano

FASANO - Sono stati sentiti tre testi e uno dei cinque imputati nell’udienza di ieri per le presunte irregolarità edilizie che sarebbero state commesse nella ristrutturazione della masseria acquistata in territorio di Fasano da Roberto Donadoni, ex commissario tecnico della nazionale di calcio, attuale allenatore del Parma, dalla moglie Cristina Radice, da Oronzo Velo, titolare dell’azienda che stava effettuando i lavori, dal geometra dell’azienda Giovanni Gallo, e dal funzionario del Comune di Fasano Antonello Carrieri.

 L’accusa è di abusivismo edilizio, con difformità rispetto a quanto contenuto nel progetto di ristrutturazione della masseria, per il quale era stata rilasciata concessione edilizia. L’attenzione degli investigatori si concentrò maggiormente sul frantoio ipogeo annesso alla masseria.

L’udienza si è svolta dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Fasano Genantonio Chiarelli. Pubblico ministero Antonio Costantini. Non era presente Donadoni, mentre gli altri quattro imputati hanno seguito le varie fasi del processo, compreso Carrieri che è stato esaminato.

Dagli interrogatori non è emerso nulla di rilevante. L’udienza è stata aggiornata a domani per l’ascolto dei periti della parti.

La vicenda risale all’8 ottobre del 2009 quando su richiesta del sostituto procuratore Costantino il giudice Eva Toscani dispose il sequestro della masseria Monsignore e dei terreni circostanti appartenenti a Roberto Donadoni e alla moglie Cristina Radice. Secondo il pubblico ministero era inevitabile il sequestro della masseria e di tutto il resto per evitare si proseguisse, secondo il capo di accusa, di procedere nella lottizzazione abusiva che i Donadoni stavano perpetrando nella loro tenuta in contrada Pettolecchia acquistata un paio di anni fa per un milione e trecentomila euro.

Il 10 novembre del 2009 i militari delle Fiamme gialle aveva effettuato un altro sequestro nella stessa tenuta. In quella occasione avevano apposto i sigilli a quella parte della struttura interessata ai lavori di ristrutturazione. Quella sequestrata allora è intestata all’ex calciatore del Milan, diventato allenatore di grido con il Livorno, poi Ct della Nazionale e così via.

Il sequestro del 10 novembre avvenne a seguito del sopralluogo effettuato il giorno precedente dai finanzieri ai quali era giunta segnalazione anonima che le opere erano state realizzate in maniera difforme rispetto al nulla osta ricevuto dal Comune di Fasano.

Il magistrato inquirente fece effettuare una perizia a seguito della quale chiese al gip il sequestro dell’intera masseria, circondata da venti ettari di terreno nel quale ci sono settecento alberi secolari di ulivo e un frantoio ipogeo, quota intestata alla moglie dell’ex Ct azzurro. Il Riesame rigettò il ricorso e la struttura è tuttora sequestrata.

Donadoni e la moglie sono difesi dagli avvocati Gianvito Lillo e Daniele Ripamonti; Oronzo Velo da Giorgio Cofano e Mauro Masiello; Antonello Carrieri da Carlino Carrieri; Giovanni Gallo dall’avvocato Giuliano Calabrese.

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