TRANI - Mentre tra campanilismi, tradizioni, bacini d’utenza, petizioni, tavoli di concertazione ed iniziative giudiziarie si contesta il piano di riordino sanitario e si tenta di evitare la chiusura dell’ospedale di Trani, nel reparto ematologia del San Nicola Pellegrino un paziente cade dal letto e muore. Con alcuni medici che, sollecitati dalla moglie, non si sarebbero curati di entrare nella stanza per accertarsi delle conseguenze della caduta. E con un dottore, in particolare, che alla coniuge del degente ormai in coma avrebbe detto: «È paziente di un collega, dovete chiamare lui. Non vi posso far niente!» Questi, in sintesi, i fatti oggetto della denuncia sporta da Nicoletta D’Addario, moglie del 79enne tranese Antonio Di Terlizzi affetto da mieloma multiplo e perciò di tanto in tanto ricoverato nel reparto di ematologia; seguito sostanzialmente da uno stesso medico.
Di Terlizzi è morto il 14 giugno nel reparto rianimazione dell’ospedale “Bonomo” di Andria, verosimilmente per le conseguenze di una caduta avvenuta la notte dell’8 giugno. Sarà ora l’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta a far luce sulle cause del decesso e sulla condotta di alcuni sanitari del reparto ematologia del San Nicola Pellegrino, soprattutto per i profili di presunto lassismo denunciati dalla vedova.
Per ora non ci sono iscritti nel registro degli indagati ma non si esclude che ciò possa accadere nelle prossime ore alla luce dell’esame della cartella clinica di Di Terlizzi, acquisita dai Carabinieri a seguito della denuncia.
Tra l’incartamento c’è anche l’esito della Tac eseguita solo dopo diverse ore dalla caduta. In pratica solo dopo che l’ematologo curante del 79enne aveva parlato telefonicamente con una collega di reparto.
«Ematoma subdurale da trauma» recita il referto dell’esame radiologico - procurato, molto verosimilmente, per la caduta avvenuta la notte dell’8 giugno.
La sera precedente Nicoletta D’Addario si era congedata dal marito per far ritorno in ospedale alle 11 dell’indomani.
Giunta in reparto, dove inizialmente non potè entrare, apprese da un infermiere che il marito era stato trasportato all’ospedale di Bisceglie per un “OPT”, un esame radiologico.
Durante l’attesa nella sala antistante il reparto i parenti di altri degenti riferirono alla D’Addario della caduta del marito.
«La Tac venne eseguita dopo oltre quattro ore di assoluta noncuranza da parte di tutto il personale sanitario succedutosi» afferma la donna che denuncia il suo calvario per far visitare il marito ritrovato incosciente.
Ora a seguito dell’inchiesta il pubblico ministero Savasta potrebbe disporre la riesumazione del cadavere per l’autopsia e inviare informazioni di garanzia.















