Ritrovata opera d'arte trafugata a Matera nel 1962
di Pasquale Doria
Può passare anche molto tempo, ma presto o tardi i conti con la storia in qualche modo si arriva a chiuderli. Cinquanta anni. Tanti ne sono trascorsi per far rientrare a Matera un affresco che fu vigliaccamente «strappato» dall’indifeso seno tufaceo delle chiese rupestri materane. Adesso, lo riavremo indietro e potremo anche ammirarlo insieme ad altri. Rozzo fu il gesto compiuto nel lontano aprile del 1962. Di contro, un apprezzabile senso di civismo recupera il disagio che suscita ogni razzia di opere d’arte, specialmente per l’impatto simbolico, di autentico furto d’identità che simili episodi hanno segnato il Paese e più profondamente una parte di esso, il Mezzogiorno, troppo a lungo depredato nel silenzio più assordante della storia ufficiale e di larga parte della cronaca quotidiana.
Torna a Matera il prossimo 13 aprile uno dei circa 15 affreschi trafugati dal professore di storia dell’arte tedesco Rudolf Kubesh e da due suoi aiutanti. Bisogna usare il termine «circa» perchè i dubbi sull’esatta entità numerica permangono anche a mezzo secolo di distanza dal loro «strappo». Undici di questi furono recuperati non molto tempo dopo il loro imprevisto trasferimento a Fulda, cittadina dell’Assia, nel cuore della Germania. Avendo fiutato le attività investigative che lo riguardavano, probabilmente, Kubesh iniziò a disfarsi di parte delle opere d’arte che deteneva illegalmente nel suo studio. Il quotato professore, che per questa razzia nel 1965 fu condannato dalla giustizia tedesca, è già scomparso da tempo, nel 1970.
Ma è ancora vivo qualcuno dei suoi allievi e la pervicace volontà di sapere, unita a anche a insospettate doti di vera e propria investigazione, ha dato i suoi frutti al punto di rintracciare, dopo aver consultato case d’asta, galleristi ed esperti vari, uno dei reperti materani scomparso. Fu ricevuto in eredità e conservato da una nota famiglia tedesca. Non sapevano nulla dell’origine furtiva dell’opera d’arte. Appresa la notizia della provenienza illegale, hanno immediatamente voluto restituire l’affresco. Si tratta di un monaco, probabilmente Sant’Antonio Abate, «strappato» dalla Madonna degli Angeli.
Ora, però, bisogna fare un passo indietro. Proveniente da Francoforte, meno di due anni fa, precisamente il 14 ottobre 2010, venne a visitare la città dei Sassi Fiedrich Sernetz, già fisco al Cern di Ginevra, uomo di vasta cultura e grande appassionato d’arte, nonchè allievo di Kubesh. La sua guida turistica materana, Francesco Foschino, non faticò molto a capire che Sernetez era interessato a visitare le chiese rupestri in cui erano avvenuti i furti negli anni Sessanta. Insomma, gradualmente, riaffiorò, la vicenda di Kubesh, esperto d’arte e anche apprezzato pittore tedesco la cui stella si spense di colpo dopo le vicende lucane.
Sernetz raccontò quello che sapeva. Ma mostrò anche una certa sorpresa quando nel cercare gli affreschi recuperati nel 1962 comprese che era impossibile poterli vedere. Colpevole il suo connazionale per l’indegno gesto che, tra l’altro, gli costò il divieto perpetuo di mettere piede in Italia. Cosa che, a quanto pare, gli pesò più di ogni altra condanna. Ma anche noi italiani, o meglio, noi materani. In mezzo secolo cosa abbiamo fatto per rendere frubile questa parte di patrimonio che stava per sparire per sempre? Recupera brillantemente ogni ritardo la Soprintendenza per i Beni artistici, storici, ed etnoatropologici che, il giorno dopo l’arrivo dell’affresco trafugato, cioè a partire dal prossimo 14 aprile, in occasione delle attività organizzate nell’ambito della Settimana della cultura, proporrà pubblicamente gran parte del materiale custodito dal 1962. Degna iniziativa per un epilogo che, tra l’altro, non esclude nuovi colpi di scena.
Può passare anche molto tempo, ma presto o tardi i conti con la storia in qualche modo si arriva a chiuderli. Cinquanta anni. Tanti ne sono trascorsi per far rientrare a Matera un affresco che fu vigliaccamente «strappato» dall’indifeso seno tufaceo delle chiese rupestri materane. Adesso, lo riavremo indietro e potremo anche ammirarlo insieme ad altri. Rozzo fu il gesto compiuto nel lontano aprile del 1962. Di contro, un apprezzabile senso di civismo recupera il disagio che suscita ogni razzia di opere d’arte, specialmente per l’impatto simbolico, di autentico furto d’identità che simili episodi hanno segnato il Paese e più profondamente una parte di esso, il Mezzogiorno, troppo a lungo depredato nel silenzio più assordante della storia ufficiale e di larga parte della cronaca quotidiana.
Torna a Matera il prossimo 13 aprile uno dei circa 15 affreschi trafugati dal professore di storia dell’arte tedesco Rudolf Kubesh e da due suoi aiutanti. Bisogna usare il termine «circa» perchè i dubbi sull’esatta entità numerica permangono anche a mezzo secolo di distanza dal loro «strappo». Undici di questi furono recuperati non molto tempo dopo il loro imprevisto trasferimento a Fulda, cittadina dell’Assia, nel cuore della Germania. Avendo fiutato le attività investigative che lo riguardavano, probabilmente, Kubesh iniziò a disfarsi di parte delle opere d’arte che deteneva illegalmente nel suo studio. Il quotato professore, che per questa razzia nel 1965 fu condannato dalla giustizia tedesca, è già scomparso da tempo, nel 1970.
Ma è ancora vivo qualcuno dei suoi allievi e la pervicace volontà di sapere, unita a anche a insospettate doti di vera e propria investigazione, ha dato i suoi frutti al punto di rintracciare, dopo aver consultato case d’asta, galleristi ed esperti vari, uno dei reperti materani scomparso. Fu ricevuto in eredità e conservato da una nota famiglia tedesca. Non sapevano nulla dell’origine furtiva dell’opera d’arte. Appresa la notizia della provenienza illegale, hanno immediatamente voluto restituire l’affresco. Si tratta di un monaco, probabilmente Sant’Antonio Abate, «strappato» dalla Madonna degli Angeli.
Ora, però, bisogna fare un passo indietro. Proveniente da Francoforte, meno di due anni fa, precisamente il 14 ottobre 2010, venne a visitare la città dei Sassi Fiedrich Sernetz, già fisco al Cern di Ginevra, uomo di vasta cultura e grande appassionato d’arte, nonchè allievo di Kubesh. La sua guida turistica materana, Francesco Foschino, non faticò molto a capire che Sernetez era interessato a visitare le chiese rupestri in cui erano avvenuti i furti negli anni Sessanta. Insomma, gradualmente, riaffiorò, la vicenda di Kubesh, esperto d’arte e anche apprezzato pittore tedesco la cui stella si spense di colpo dopo le vicende lucane.
Sernetz raccontò quello che sapeva. Ma mostrò anche una certa sorpresa quando nel cercare gli affreschi recuperati nel 1962 comprese che era impossibile poterli vedere. Colpevole il suo connazionale per l’indegno gesto che, tra l’altro, gli costò il divieto perpetuo di mettere piede in Italia. Cosa che, a quanto pare, gli pesò più di ogni altra condanna. Ma anche noi italiani, o meglio, noi materani. In mezzo secolo cosa abbiamo fatto per rendere frubile questa parte di patrimonio che stava per sparire per sempre? Recupera brillantemente ogni ritardo la Soprintendenza per i Beni artistici, storici, ed etnoatropologici che, il giorno dopo l’arrivo dell’affresco trafugato, cioè a partire dal prossimo 14 aprile, in occasione delle attività organizzate nell’ambito della Settimana della cultura, proporrà pubblicamente gran parte del materiale custodito dal 1962. Degna iniziativa per un epilogo che, tra l’altro, non esclude nuovi colpi di scena.