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India, arrestati due marò pugliesi Accusati di omicidio rischiano la vita «Godono di immunità»

ROMA – Due fucilieri della Marina italiani della 'Enrica Leixe', la petroliera coinvolta nell’uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi alla polizia di Kochi, nel sud del paese, secondo fonti indiane. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, rispettivamente di Taranto e Bari-Torre a mare – questi i nomi dei due marò – sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d’Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Accusati di omicidio per la legge indiana rischiano la pena di morte
• I due militari accasermati a Brindisi
• Due diverse versioni e varie «stranezze»
• L'ultimo post di Latorre su fb l'11 febbraio
• Dalla scorsa estate militari sulle navi come scorta armata
India, arrestati due marò pugliesi Accusati di omicidio rischiano la vita «Godono di immunità»
ROMA – E' crisi diplomatica tra Italia e India. Due fucilieri di Marina italiani della 'Enrica Leixe', la petroliera coinvolta nell’uccisione di due pescatori indiani, sono stati arrestati oggi alla polizia di Kochi, nel sud del paese, secondo fonti indiane. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati. 

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – questi i nomi dei due marò che sono pugliesi rispettivamente di Taranto e Bari-Torre a mare – sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d’Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Prestano servizio presso il reggimento San Marco, che ha sede nella caserma Carlotto di Brindisi. Massimiliano Latorre
Dei due marò Massimiliano Latorre (nella foto a destra presa da Facebook) si sa che è di Taranto ha 45 anni, è spostato ed ha tre figli; Salvatore Girone invece ha 34 anni non è sposato e vive a Torre a mare (Bari) con i genitori.

Secondo i media locali i due fucilieri sono sono stati immediatamente arrestati, una circostanza che il console Cutillo ha definito inesatta, in quanto si trovano in realtà «in un procedimento che potrebbe portare al loro arresto». 
«Tecnicamente – ha aggiunto Cutillo – per il momento questo provvedimento non è ancora scattato, ma è un’ipotesi verosimile». 

I DUE MILITARI INTERROGATI DALLA POLIZIA LOCALE - Secondo le ultime indicazioni riportate da fonti italiane vicine all’inchiesta, i due marò sono stati interrogati «nel circolo ufficiali, dove sono stati condotti, e nella loro deposizione alle autorità locali hanno ribadito la loro estraneità ai fatti». 
I due marò, in tuta mimetica e basco, con il distintivo tricolore al braccio, sono stati accompagnati a terra dal comandante della nave Umberto Vitelli, dal console Cutillo e dall’addetto militare in India, contrammiraglio Franco Favre. 

DIFFERENTI RICOSTRUZIONI - La polizia indiana ha interrogato i due marò ritenendoli responsabili dell’uccisione di due uomini del peschereccio 'St.Antony' in navigazione mercoledì pomeriggio nel Mar Arabico. Le vittime, che hanno ricevuto ieri l’estremo saluto della popolazione di Kollam in un clima di grande emozione e di richiesta di giustizia, si chiamavano Ajesh Binki, di 25 anni, e Gelastine, di 45. 

L'equipaggio in quella occasione rispose a quello che ritenne essere un attacco di pirati e quindi proseguì la sua rotta, salvo poi obbedire a una ingiunzione delle autorità indiane di entrare nel porto di Kochi, dove la nave è oggi all’ancora. La polizia del Kerala ha rivelato che sulla chiglia del peschereccio vi sono «almeno 16 fori di proiettile». 
Nel porto di Kochi, la tensione era alta sin dalla prima mattina, con la polizia salita a bordo della petroliera per reclamare la consegna dei due militari, cosa che è avvenuta dopo avere ottenuto la garanzia che il console avrebbe potuto assistere a tutte le operazioni. 

LA DIPLOMAZIA AL LAVORO - Intanto, una delegazione italiana dei ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia, è attualmente al lavoro in India, come concordato ieri dal ministri degli Esteri Giulio Terzi e S.M. Krishna, offrendo cosi «una cornice di riferimento diplomatica», per garantire che al di là degli sviluppi legati all’atteggiamento della polizia locale, i due governi centrali «si muovano in maniera concordata». 

Tutte le tv e le radio indiane seguono passo passo oggi la vicenda della 'Enrica Leixè. I commentatori sottolineano con forza la tesi del governo di New Delhi, secondo cui in questa vicenda «deve essere applicata la legge della terra» indiana. Decine di giornalisti hanno bivaccato tutta la notte sul molo di Kochi. Il clima generale dei servizi sui quotidiani locali è ostile alle tesi italiane. Ad esempio il Sunday Guardian, un editorialista del quale ha scritto che «sembra di essere tornati ai tempi in cui la Marina italiana girava nel mondo durante la Seconda Guerra Mondiale e doveva poi essere salvata dai tedeschi del Fuhrer».

NON SONO ANCORA TECNICAMENTE AGLI ARRESTI - Non risulta ancora tramutato in arresto il fermo dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che hanno accettato oggi di lasciare la 'Enrica Leixe' per essere interrogati sull'uccisione di due pescatori mercoledì nel Mar Arabico. Secondo quanto si è appreso, i due militari sono in custodia della polizia di Kollam che ha proceduto ad ascoltare la loro versione dei fatti riguardante l’attacco pirata alla petroliera e l’uso fatto delle armi di ordinanza. 

La procedura si è svolta nella Guest House della Polizia centrale del Kerala a Kochi dove i due verosimilmente passeranno la notte. Non è invece chiaro quello che succederà domani perchè in tutta l’India si osserva la festività di Shivaratri (in onore alla divinità Shiva) ed il tribunale del distretto di Kollam, competente per questa vicenda, sarà chiuso. Per cui lo stato di fermo dovrebbe essere prolungato di almeno altre 24 ore.

«NOI NON C'ENTRIAMO» - «Il peschereccio si avvicinava e non ha risposto ai segnali. Che quello fosse un atteggiamento ostile, tipico di pirati intenzionati ad abbordare la nave, ce lo ha confermato il fatto che in coperta c'erano cinque persone armate. Sono state messe in atto tutte le procedure previste: a 500 metri abbiamo sparato una prima raffica di avvertimento, a 300 un’altra, a 100 l’ultima. In tutto solo 20 colpi, che sono finiti in aria e in mare, nessuno ha centrato il peschereccio. Dopo la terza raffica l’imbarcazione se n'è andata, senza aver riportato danni apparenti». È dal primo momento che il capo del team di protezione del reggimento San Marco imbarcato sulla Enrica Lexie racconta questa storia ed anche oggi, davanti alle autorità indiane che accusano lui e un suo commilitone di aver ucciso due pescatori inermi, ribadisce: «noi non c'entriamo». 

CI SAREBBERO FOTO DELL'IMBARCAZIONE DEI PIRATI - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno messo nero su bianco la loro verità in due verbali che sono già stati consegnati alla Difesa e agli inquirenti italiani, la procura ordinaria e quella militare di Roma, che hanno aperto fascicoli per diverse ipotesi di reato. Ieri, poi, sono stati sentiti da alcuni ufficiali della Marina arrivati dall’Italia per occuparsi del caso. Oggi, infine, molto malvolentieri, hanno risposto alle domande della polizia indiana, che li ha fermati. 

In tutti i casi, secondo quanto si è potuto apprendere, hanno fornito la stessa versione dei fatti, che a quanto pare sarebbe confermata anche dal comandante civile della nave: quella di un tentativo di abbordaggio da parte di pirati, sventato senza conseguenze apparenti per nessuno. Un racconto al quale le autorità indiane non credono, ma che invece sembrerebbe convincere quelle italiane, tenuto anche conto della preparazione dei due militari coinvolti: giovani, ma entrambi con diverse esperienze in teatri operativi difficili, addestrati a riconoscere le situazioni di pericolo e a farvi fronte. Due marinai che «non sparano a casaccio», assicurano quelli che li conoscono e che, inoltre, affermano che il peschereccio visto in tv non è quello del presunto abbordaggio, di cui pare che i militari abbiano anche scattato una o più foto. Un particolare, quest’ultimo, che se confermato potrebbe rivelarsi molto importante.

LA PROCURA DI ROMA SEGUE L'EVOLVERSI DELLA VICENDA - La Procura di Roma sta seguendo passo dopo passo il caso dei due marò accusati dalle autorità indiane di aver ucciso due pescatori. Gli inquirenti attendono una soluzione della vicenda, affidata in queste ore alla diplomazia, prima di procedere. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Francesco Scavo ha aperto un fascicolo per tentato abbordaggio da parte di pirati. 

RISCHIANO LA PENA DI MORTE - La polizia del Kerala sta indagando i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone scesi dalla petroliera 'Enrica Leixe' per l’ipotesi di omicidio di due pescatori sulla base dell’articolo 302 del Codice penale indiano, che prevede fino alla pena di morte. Lo ha detto l’ispettore generale della polizia Padma Kumar, del distretto di Ernakulam, dove i due militari si sono consegnati alle autorità indiane. L’inchiesta è stata poi trasferita al distretto di Kollam, quello dei due pescatori uccisi.

Nel suo principio generale l'articolo recita che «chiunque commetta un omicidio sarà punito con la morte o l’ergastolo e sarà anche passibile di multa». Successivamente il codice precisa il contesto in cui il massimo della pena può essere applicato, e configura le attenuanti specifiche e generiche del caso che evitano la pena massima. Per quanto riguarda i due militari italiani, l’accusa della polizia deve essere completamente verificata e valutata da un giudice sulla base di prove inoppugnabili.

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