«Omicidio Claps» Gup: Restivo colpevole oltre ogni dubbio Coperto da famiglia
Il complesso delle acquisizioni probatorie – scrive il gup Elisabetta Boccassini – «depone in modo gravemente indiziario nell’individuare Restivo quale autore dell’atroce assassinio della giovane Claps Elisa: nessun altro ha incontrato la vittima, nessun altro ha avuto contatti con lei dopo l’incontro con l’imputato; nessun fattore o comportamento esterno si è inserito nella conseguenzialità logica e storica degli avvenimenti». Ma «fortemente e gravemente indizianti» – aggiunge il giudice – risultano anche: «le condotte tenute dal Restivo, sia quando ha voluto, con forza, essere condotto in ospedale, per la cura di un semplice graffio, evidentemente al solo scopo di precostituirsi la prova di una sua 'non presenza' sui luoghi nelle ore della scomparsa di Claps Elisa; la versione assolutamente inverosimile dallo stesso Restivo fornita circa quanto da lui compiuto dopo l’incontro con Claps Elisa e che è stata causa di una condanna per falsa testimonianza; il suo allontanamento continuo negli anni da Potenza e che lo ha portato a risiedere in diverse città d’Italia fino al suo definitivo inserimento nel Regno Unito; il suo tentativo di far credere alla famiglia Claps che Elisa era viva e voleva vivere lontano da loro; le condotte da lui tenute in epoca antecedente e successiva all’omicidio di altre giovani donne».
In definitiva – sostiene il gup - «appare chiaro che la colpevolezza del Restivo non solo risulta suffragata da una molteplicità di indizi, tra cui la stessa prova del Dna, ma anche che la ricostruzione proposta costituisce l’unica realistica e necessitata alternativa, atteso che il Restivo è stata l’ultima persona ad incontrare la vittima e a trovarsi in sua compagnia nel luogo in cui la stessa è stata poi trovata assassinata», considerato che Elisa Claps «non è mai più uscita dalla chiesa in cui si è incontrata con l'imputato: Inoltre – aggiunge ancora il giudice – è stato troppo breve il lasso di tempo intercorso «tra quando Elisa Claps lasciava la sua amica e quello in cui quest’ultima si recava all’appuntamento per incontrarla e, subito dopo, si poneva alla sua ricerca: è impossibile che Elisa Claps abbia incontrato altre persone dopo Restivo in quella chiesa e a quella data ora».
LE STRANE FANTASIE SESSUALI DI DANILO - Comportamenti ossessivi, strane fantasie sessuali. Aggressività. C'è tutto questo e molto altro nel «profilo criminale» di Danilo Restivo descritto dal gup Elisabetta Boccassini nella sentenza di condanna. Cita episodi, il gup, che fanno riferimento alla vita di Restivo a Potenza ma che si ripetono anche nelle altre città dove ha vissuto. Come a Torino, ad esempio. «In occasione di intercettazioni telefoniche disposte in un procedimento penale seguito dalla locale Criminapol – si legge nella sentenza – gli agenti avevano modo di ascoltare due donne parlare tra loro di un ragazzo di Potenza, poi identificato in Restivo, che dalle stesse veniva definito come una persona dalle strane fantasie sessuali e che, in una occasione, aveva offerto loro un bicchiere di urina presentandolo come birra».
«Inoltre all’epoca in cui risiedeva a Torino il Restivo faceva domanda per entrare nei Vigili del Fuoco, ma la stessa veniva respinta – si legge ancora – la sera scoppiava un incendio e Restivo veniva trovato sul luogo dell’incendio e visto agitarsi e chiedere l’intervento dei soccorsi, quasi a volere dimostrare le sue capacità ad onta del rifiuto oppostogli. Allo stesso modo risulta che, nel periodo in cui il Restivo risiedeva a Rimini, diverse sue amiche subivano molestie attraverso telefonate anonime a sfondo sessuale, le quali, sebbene non attribuibili con certezza al Restivo, sono state a lui ricondotte da tutti i giovani componenti il gruppo di amici dal medesimo frequentati in detta città».
LE COPERTURE DELLA FAMIGLIA - C'è poi un ruolo, centrale, che la famiglia di Danilo Restivo ha avuto. Un ruolo di totale copertura. È quanto scrive il gup Elisabetta Boccassini nella sentenza di condanna a carico di Danilo Restivo, ritenuto l'omicida di Elisa Claps. Il Gup parla di «condotte di inquinamento probatorio imputabili a famigliari e terzi». Tantissimi gli esempi riportati nella sentenza. «Nella immediatezza dei fatti i genitori, ed in particolare il padre, del Restivo, su consiglio del loro legale di fiducia, si rifiutavano di consegnare gli abiti indossati dal Restivo il giorno in cui era scomparsa Claps Elisa e gli stessi, peraltro, venivano immediatamente lavati dalla madre del Restivo, non appena il predetto faceva ritorno dall’ospedale», scrive il Gup.
In occasione della perquisizione condotta presso l’abitazione della famiglia Restivo, dopo la scomparsa di Elisa, «l'imputato, su consiglio della madre ed incurante di tutto quanto stava avvenendo, si recava in cucina e pranzava; nei giorni seguenti, poi, i predetti genitori imponevano al figlio di uscire di casa solo per andare a lavoro e dopo due mesi lo facevano trasferire, come detto, in Gran Bretagna». La famiglia «lo faceva trasferire a Torino, a Rimini, a Trapani, poi di nuovo a Potenza per un breve periodo, ed, infine, in Gran Bretagna».
Ed ancora, «nel periodo in cui Restivo era detenuto in carcere nella stessa cella di Gega Eris, all’epoca pure sospettato di intralciare le indagini, i famigliari gli consigliavano di non parlare con il predetto compagno di cella poichè era possibile che le loro conversazioni venissero intercettate dagli inquirenti (intercettazioni effetivamente in corso)». «Allo stesso modo i predetti famigliari – scrive il gup – nel periodo in cui le loro utenze telefoniche venivano sottoposte a controllo, mantenevano sempre il massimo riserbo nelle loro 100 conversazioni, risultate tutte estremamente concise; oltre ad aver fatto ricorso, per diverso tempo, abuso di cabine telefoniche».
«Particolarmente significativa nei sensi indicati risulta la conversazione intercorsa tra Restivo Danilo ed il padre il giorno 15.09.1993, ovvero due giorni dopo l’audizione dello stesso Restivo Danilo e dei suoi famigliari presso la Questura di Potenza e tre giorni dopo la scomparsa di Claps Elisa», sottolina il Gup. «In detta conversazione Restivo Danilo contattava il padre che si trovava a lavoro presso la biblioteca nazionale – si legge nella sentenza – per chiedergli se poteva indossare la camicia di jeans (si ricorda che il giorno della scomparsa di Elisa Restivo indossava una camicia di jeans) ed il padre gli chiedeva a «quale» camicia si riferisse; l’imputato rispondeva dicendo testualmente «quella la»; il genitore insisteva ancora dicendo «quale quella là?». Solo a quel punto il Restivo Danilo, insospettito dalle risposte del padre, chiedeva se poteva parlare ed il Restivo Maurizio rispondeva di no, poi lo invitava ad indossare la camicia che trovava; indi, la conversazione veniva portata su altri argomenti».
«Analoga condotta del Restivo Maurizio, emerge nel corso della conversazione da lui tenuta con la figlia Anna prima che la stessa si recasse in Questura per rendere dichiarazioni testimoniali in data 11.10.1993 – scrive ancora la Boccassini - In tale circostanza, infatti, il Restivo Maurizio, invitava la figlia a riflettere bene prima di rispondere («conta fino a dieci»), a non agitarsi ad essere precisa e puntuale, a non arrabbiarsi e a dare risposte concise («si e no»),senza andare al di là di quanto richiestole».
CONTRO ELISA UNA TRAPPOLA - Danilo Restivo, «rimasto insoddisfatto per il modo in cui si erano conclusi i suoi corteggiamenti con Elisa Claps, decideva di tenderle 'una trappola', intenzionato a soddisfare, a qualsiasi costo, i suoi desideri sessuali; è in tale cotesto che maturava e si determinava poi l’assassinio della giovane vittimà». Lo scrive il gup di Salerno Elisabetta Boccassini in un passaggio dellea sentenza di condanna dell’imputato a 30 anni di reclusione.
«E' evidente, allora – aggiunge il giudice – che causa dell’incontro prima e dell’assassinio poi, è stato proprio il desiderio sessuale del Restivo, il quale non ha accettato di essere stato rifiutato, così come non ha accettato un ulteriore diniego della vittima, anche una volta rimasti solo». In entrambi – dice ancora il giudice – vi è stato «un totale dispregio non solo verso l’essere umano ma proprio verso l'essere donna: mondo questo dal quale Restivo era chiaramente attratto, ma in maniera violenta e assolutamente non tollerante».
IL CADAVERE DI ELISA E' STATO SICURAMENTE VISTO - «Appare assolutamente impossibile che chi ebbe ad eseguire i suddetti lavori non si sia reso conto della presenza di un cadavere». Ed ancora è «assolutamente impossibile credere che per tutti questi anni, nessuno si sia accorto della presenza di un cadavere nel sottotetto della chiesa SS Trinità».
Il Gup Elisabetta Bocassini lo scrive nella sentenza di condanna a carico di Danilo Restivo per dire che qualcuno sapeva, e da tempo, che nel sottotetto della chiesa c'era il corpo di Elisa, ben prima il suo ritrovamento. «Ciò che attira l’attenzione è la presenza sul posto ed in prossimità del cadavere di una tavola di legno, di un lungo pennello con manico in legno, tegole e frammenti di tegole e un chiodo passante in una delle perline a cui erano ancorate le tegole dell’apertura praticata sulla falda del tetto in corrispondenza del detto cadavere; chiodo quest’ultimo tipicamente utilizzato dagli operari per appendere loro indumenti personali in occasione di lavori edili – scrive il Gup - Si tratta, in sostanza, di elementi attestanti la presenza di lavori edili all’interno del sottotetto, vuoi anche solo per effettuare la indicata apertura».
«Va detto, ancora - sottolinea – che le anomale circostanze di rinvenimento del cadavere di Claps Elisa, tanto tempo dopo i fatti e nonostante pregressi lavori di ristrutturazione, sono divenute oggetto di specifica indagine anche da parte del P.M., il cui esito, per quanto rilevabile in atti, non ha fatto emergere elementi di prova significativi». «Tuttavia – aggiunge – risulta acquisita una circostanza di sicuro valore indiziante e idonea a confermare il sospetto di condotte omertose di cui innanzi; la stessa attiene alla possibile scoperta del cadavere di Claps Elisa già prima del 17.03.2010».