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Foggia, la sterilizzano ma tre mesi dopo rimane incinta

di DAVIDE GRITTANI
FOGGIA - Si fa sterilizzare nel giugno 2010, in occasione del suo terzo parto cesareo. Ma tre mesi dopo scopre di essere nuovamente incinta, segno evidente che qualcosa - durante l’intervento svolto presso gli Ospedali riuniti - non è andato per il verso giusto. Un anno dopo quel parto, la donna - una trentenne foggiana - ha messo al mondo il quarto figlio e si è (ri)fatta sterilizzare: coi medici che hanno certificato il clamoroso errore commesso dai colleghi nel primo tentativo. La giurisprudenza parla chiaro. Il danno verrà quantificato in base al mantenimento del bambino, fino a quando non sarà economicamente autonomo. Pagherà l’ospedale, anche questo è chiaro
Foggia, la sterilizzano ma tre mesi dopo rimane incinta
di Davide Grittani

FOGGIA - Dopo il terzo figlio avevano deciso di non averne più, anche perché «non potevano proprio permettersene altri». I figli costano, oltre alla enorme fatica per tirarli su. Costano molti soldi, inutile fare della facile morale. I figli vanno mantenuti, e quella famiglia - entrambi poco più che trentenni, nucleo monoreddito composto da due adulti e per l’appunto da altri due figli già a carico - dopo la terza nascita aveva deciso di scongiurare radicalmente qualsiasi ulteriore eventualità.

Come? Chiedendo agli Ospedali riuniti di Foggia, dov’era prevista che la donna partorisse «a mezzo di taglio cesareo», di procedere contestualmente «anche con la chiusura bilaterale delle tube a livello istmico». Cioè sostanzialmente sterilizzando la donna, in modo da impedire sul nascere qualsiasi altra possibile gravidanza. E così è stato, la donna ha firmato un consenso informato e si è sottoposta a un duplice ma contestuale intervento: prima il cesareo, poi il cosiddetto allacciamento delle tube di Falloppio.

il primo tentativo - Il ricovero della donna è avvenuto il 23 giugno 2010, il giorno dopo (cioè il 24 giugno) come da programma concordato con la “Struttura complessa di ginecologia e ostetricia universitaria” degli Ospedali riuniti è stata sottoposta a taglio cesareo e quindi alla chiusura delle tube. Tutto sembrava essere andato per il meglio, la famiglia si stava godendo anche il terzo genito sostanzialmente tranquillizzata dalla impossibilità di una nuova e sgradita gravidanza. 

l’inattesa gravidanza - E invece? E invece a settembre dello stesso anno in cui ha tentato (evidentemente senza esito) di essere sterilizzata, questa giovane donna foggiana ha scoperto di essere di nuovo in attesa. Soltanto tre mesi dopo aver autorizzato la medicina e la scienza a provvedere che non avvenisse più. Proprio così, intervento clamorosamente sbagliato - almeno questo sembra dire inequivocabilmente l’evidenza dei fatti - e questa famiglia è tornata nel panico. «Non già perché spaventata da un evento che dovrebbe essere solo che lieto - spiega il legale della famiglia Valerio A. Vinelli - ma per le precarie condizioni economiche in cui versa questa famiglia, assolutamente capace di provvedere a loro stessi e, adesso, a quattro bambini.» Ma come può essere successo? Come può essersi verificata una cosa del genere? Tanto assurda quanto reale? Tutto sembra condurre verso una sola risposta, cioè verso l’ipotesi - in realtà sono i fatti a dire che si tratta molto più che di una ipotesi - dell’errore umano. 

il secondo e riuscito tentativo - Sta di fatto che la donna ha regolarmente portato a termine la nuova (quarta) gravidanza, stavolta rivolgendosi presso la “Casa di cure riunite - Villa Serena / Nuova San Francesc” di Foggia: dove viene operata nuovamente il 21 giugno 2011, mette al mondo l’ultimo figlio e poi viene nuovamente (e stavolta definitivamente) sterilizzata. E a conferma di quanto fosse necessario questo ulteriore intervento, nella cartella clinica della quarta gravidanza (quella successiva al primo tentativo di sterilizzazione) viene testualmente riportato: «Quarta gravidanza a termine. Tre pregressi tagli cesarei. Pregressa sterilizzazione tubarica». Ed ancora. «Le tube appaiono atrofiche nel tratto intermedio, ma si apprezza un cordoncino in continuità con gli estremi tubarici normali (pregressa legatura?) Si esegue sterilizzazione tubarica con sezione delle tube e asportazione di un segmento di due cm». 

il mantenimento del neonato - Questa famiglia, per vedere riconosciute le proprie ragioni, ha naturalmente chiamato direttamente in causa gli Ospedali riuniti. Al momento sarebbe in piedi soltanto una “stragiudiziale”, vale a dire un tentativo bonario di riconciliazione tra le parti viste le presunte irregolarità commesse durante il primo intervento di legatura delle tube. Ma il particolare più curioso è costituito proprio dai precedenti. A Foggia non sembra essere mai successo, almeno non così presto. Nel resto d’Italia sono diversi i casi analoghi presi in considerazione dai giuristi: le sentenze della Corte di Cassazione fanno naturalmente scuola, ma la strada intrapresa dal legale della famiglia sembra una. Quantificare il costo del mantenimento del minore, nato dopo il primo intervento di tentata sterilizzazione, da addebitare a chi ha commesso l’errore: cioè agli Ospedali riuniti (o meglio, alla compagnia assicurativa che tutela per gli eventuali rischi del caso sia i medici coinvolti nella vicenda sia la direzione dell’azienda stessa). Esemplare, a riguardo, una sentenza emessa dal Tribunale di Tolmezzo del 2 settembre 2011: il minore sarà mantenuto dall’ospedale che ha commesso l’errore, fino a quando non sarà capace di produrre un reddito sufficiente al suo sostentamento. In pratica dai 150 a un massimo di 230mila euro (la cifra chiesta dalla parte lesa). Perché? «Perché - spiega un esperto ginecologo interpellato dalla Gazzetta per una consulenza a riguardo - quando una donna firma il consenso informato per l’allaccio delle tube, è convinta che questa operazione le impedirà per il resto della vita di avere dei figli. Non li vuole, o non li gradisce. Per questo si chiama operazione “irreversibile”, a meno di prove contrarie come in questo caso. Diventa evidente che, in caso di mancato successo dell’intervento, tutti i costi relativi “a una nascita non desiderata” vadano addebitati a chi indirettamente, cioè attraverso il suo errore, l’ha cagionata».

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