Naufragio Costa In un video la rotta della Concordia «Allisola del Giglio era prova di bravura»
C’è un documento che ricostruisce come finora non si era riusciti a fare, la rotta esatta seguita dalla «Costa Concordia» la sera del tragico naufragio, la sua improvvisa virata a dritta per evitare l’impatto con gli scogli delle Scole, e poi il suo andare alla deriva per 65 minuti ed infine il suo avvicinarsi (forse spinta dalle correnti e dal vento, forse da abili manovre del comandante Schettino) fin sotto costa. Dove la nave da crociera finisce contro un altro scoglio, che potrebbe avere aperto una seconda falla fatale, questa volta nella fiancata di destra. Un documento che in qualche modo sembra confermare l’ipotesi lanciata da un capitano di lungo corso in una intervista concessa alla «Gazzetta» nei giorni scorsi. A far naufragare il transatlantico non sarebbe stato l’inchino all’isola del Giglio ma il tentativo da parte del comandante Francesco Schettino di compiere una stupida bravata: cioè attraversare con una nave larga 35 metri il corridoio di acqua largo appena 60 che separa i due scogli delle Scole. E contro i quali si è invece schiantato.
L’eccezionale documento è la ricostruzione al computer del segnale satellitare Gps emesso dalla «Concordia», che ha consentito di tracciare per intero la rotta seguita dalla nave, prima, durante e dopo l’impatto con gli scogli. E un elemento appare finalmente chiaro: alle 21:30 la nave viaggia a 15 nodi (la velocità massima è di circa 19 nodi, quindi naviga quasi a manetta) con rotta 277°: cioè si muove decisa non verso il porto (come sarebbe logico per compiere il tradizionale «inchino») ma verso le Scole prendendole da sud, cioè diritta in direzione del corridoio tra i due speroni di roccia. Qui l’acqua è profonda 11 metri, mentre la Concordia ha un pescaggio di 8: sebbene fosse un gigantesco azzardo, teoricamente (grazie al mare calmo di quella sera) avrebbe potuto farcela. Una manovra spericolata per poi sbucare davanti al porto dell’isola del Giglio e qui effettuare il famoso “inchino” con il saluto delle sirene di bordo. A guardare la mappa non ci sono alternative: alla sinistra della nave c’è l’isola, di fronte c’è il corridoio di 60 metri, a destra il mare aperto.
Stando però allo stesso video all’improvviso accade qualcosa: giunta all’altezza di punta Capo Marino (sono le 21:43) e quando manca poco più di un minuto all’attraversamento della strettissima «gola», la «Concordia» cambia improvvisamente rotta. Non si capisce se per uno ostacolo improvviso (un barchino di pescatori, oppure un sub?) o per la sopraggiunta consapevolezza di non farcela, Schettino vira e punta su 333° (in pratica «sterza» verso il largo tentando di aggirare le Scole alla loro destra), e poi vira ancora, bruscamente, sempre più a destra (fino a 360°) chiaramente con l’intento di evitare l’impatto con gli scogli. Ma ormai è troppo tardi: tra le 21:44 e le 21:45 la fiancata sinistra striscia contro un piccolo scoglio che spunta dall’acqua a destra delle Scole. Uno sperone di roccia che squarcia per oltre 60 metri la fiancata della nave. Solo pochi metri più al largo e probabilmente ce l’avrebbe fatta.
La «Concordia» ferita perde immediatamente velocità (che scende prima a 6 nodi, poi a 2.4): è evidente che non ha i motori in funzione, perché si muove lentamente verso il largo, in direzione 20°. Alle 22:04 quando è già distante alcune miglia dalla costa si gira su se stessa. In quel punto l’acqua è profonda 107 metri. Lo fa pianissimo a giudicare dalle tracce del Gps (la velocità è di appena 0,9 nodi), e probabilmente spinta ancora dal vento e dalle correnti inizia a «scarrocciare» verso costa. È questo il momento in cui il comandante Schettino sostiene di aver compiuto una miracolosa manovra usando le ancore, e che di fatto avrebbe imposto alla «Concordia» un testa-coda impedendole così di proseguire verso il largo dove – affondando – avrebbe davvero potuto provocare una strage. Il tracciato satellitare non consente però di capire se questa manovra sia avvenuta davvero, o se gli spostamenti della nave e la sua singolare inversione di rotta siano solo frutto delle correnti. Alle 22.34 la velocità è scesa a 0.7 nodi e alle 22:49 il transatlantico che ormai si muove verso la costa si arena definitivamente sotto le scogliere dell’isola (dove l’acqua è profonda meno di 10 metri) davanti a Punta Gabbianara.
A fermare lo scarrocciamento della nave da crociera però non sembrano solo i bassi fondali ma un altro scoglio affiorante che a giudicare dalla mappa e dal tracciato Gps si pianta contro la fiancata destra aprendo probabilmente un secondo squarcio. La Costa Concordia non ha scampo. Piegata sulla fiancata destra affonda per metà. La sua folle corsa è conclusa. Sono passati 65 minuti dall’incidente e non è stato ancora lanciato nessun allarme. L’ordine di evacuazione scatterà solo alle 22:58. Per 36 passeggeri, purtroppo, sarà tardi. (c.boll.)
L’eccezionale documento è la ricostruzione al computer del segnale satellitare Gps emesso dalla «Concordia», che ha consentito di tracciare per intero la rotta seguita dalla nave, prima, durante e dopo l’impatto con gli scogli. E un elemento appare finalmente chiaro: alle 21:30 la nave viaggia a 15 nodi (la velocità massima è di circa 19 nodi, quindi naviga quasi a manetta) con rotta 277°: cioè si muove decisa non verso il porto (come sarebbe logico per compiere il tradizionale «inchino») ma verso le Scole prendendole da sud, cioè diritta in direzione del corridoio tra i due speroni di roccia. Qui l’acqua è profonda 11 metri, mentre la Concordia ha un pescaggio di 8: sebbene fosse un gigantesco azzardo, teoricamente (grazie al mare calmo di quella sera) avrebbe potuto farcela. Una manovra spericolata per poi sbucare davanti al porto dell’isola del Giglio e qui effettuare il famoso “inchino” con il saluto delle sirene di bordo. A guardare la mappa non ci sono alternative: alla sinistra della nave c’è l’isola, di fronte c’è il corridoio di 60 metri, a destra il mare aperto.
Stando però allo stesso video all’improvviso accade qualcosa: giunta all’altezza di punta Capo Marino (sono le 21:43) e quando manca poco più di un minuto all’attraversamento della strettissima «gola», la «Concordia» cambia improvvisamente rotta. Non si capisce se per uno ostacolo improvviso (un barchino di pescatori, oppure un sub?) o per la sopraggiunta consapevolezza di non farcela, Schettino vira e punta su 333° (in pratica «sterza» verso il largo tentando di aggirare le Scole alla loro destra), e poi vira ancora, bruscamente, sempre più a destra (fino a 360°) chiaramente con l’intento di evitare l’impatto con gli scogli. Ma ormai è troppo tardi: tra le 21:44 e le 21:45 la fiancata sinistra striscia contro un piccolo scoglio che spunta dall’acqua a destra delle Scole. Uno sperone di roccia che squarcia per oltre 60 metri la fiancata della nave. Solo pochi metri più al largo e probabilmente ce l’avrebbe fatta.
La «Concordia» ferita perde immediatamente velocità (che scende prima a 6 nodi, poi a 2.4): è evidente che non ha i motori in funzione, perché si muove lentamente verso il largo, in direzione 20°. Alle 22:04 quando è già distante alcune miglia dalla costa si gira su se stessa. In quel punto l’acqua è profonda 107 metri. Lo fa pianissimo a giudicare dalle tracce del Gps (la velocità è di appena 0,9 nodi), e probabilmente spinta ancora dal vento e dalle correnti inizia a «scarrocciare» verso costa. È questo il momento in cui il comandante Schettino sostiene di aver compiuto una miracolosa manovra usando le ancore, e che di fatto avrebbe imposto alla «Concordia» un testa-coda impedendole così di proseguire verso il largo dove – affondando – avrebbe davvero potuto provocare una strage. Il tracciato satellitare non consente però di capire se questa manovra sia avvenuta davvero, o se gli spostamenti della nave e la sua singolare inversione di rotta siano solo frutto delle correnti. Alle 22.34 la velocità è scesa a 0.7 nodi e alle 22:49 il transatlantico che ormai si muove verso la costa si arena definitivamente sotto le scogliere dell’isola (dove l’acqua è profonda meno di 10 metri) davanti a Punta Gabbianara.
A fermare lo scarrocciamento della nave da crociera però non sembrano solo i bassi fondali ma un altro scoglio affiorante che a giudicare dalla mappa e dal tracciato Gps si pianta contro la fiancata destra aprendo probabilmente un secondo squarcio. La Costa Concordia non ha scampo. Piegata sulla fiancata destra affonda per metà. La sua folle corsa è conclusa. Sono passati 65 minuti dall’incidente e non è stato ancora lanciato nessun allarme. L’ordine di evacuazione scatterà solo alle 22:58. Per 36 passeggeri, purtroppo, sarà tardi. (c.boll.)