Martedì 22 Gennaio 2019 | 17:36

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Il giallo di Policoro «I fidanzatini non furono uccisi»

POLICORO - Un incidente. La morte dei fidanzatini di Policoro sarebbe dunque da attribuire - forse in maniera definitiva - ad un evento accidentale e non ad un’azione omicida. Sono passati ventitre anni e ben tre inchieste giudiziarie, due delle quali archiviate da quando i due ragazzi furono trovati morti, e nudi, nel bagno di casa della ragazza. Un giallo quello della morte di Marirosa Andreotta, 22 anni, e Luca Orioli, 21, iniziato col loro misterioso ritrovamento la notte del 23 marzo del 1988 e che ora potrebbe essere giunto finalmente al suo epilogo
• Le mille contraddizioni dell’inchiesta
Il giallo di Policoro «I fidanzatini non furono uccisi»
POLICORO - Un incidente. La morte dei fidanzatini di Policoro sarebbe dunque da attribuire - forse in maniera definitiva - ad un evento accidentale e non ad un’azione omicida. Sono passati ventitre anni e ben tre inchieste giudiziarie, due delle quali archiviate da quando i due ragazzi furono trovati morti, e nudi, nel bagno di casa della ragazza. Un giallo quello della morte di Marirosa Andreotta, 22 anni, e Luca Orioli, 21, iniziato col loro misterioso ritrovamento la notte del 23 marzo del 1988 e che ora potrebbe essere giunto finalmente al suo epilogo.

Dopo dubbi, veleni e zone d’ombra, dopo i sospetti e le dolorose denunce dei genitori dei ragazzi (soprattutto della madre di Luca, Olimpia Fuina, che all’ipotesi dell’incidente non ha mai creduto) anche l’ultimo fascicolo di indagine aperto dal pm di Matera Rosanna De Fraia per duplice omicidio, sembra avviarsi all’archiviazione. Una svolta che si deve all’esito dell’ultima autopsia compiuta dopo la riesumazione dei corpi e che nei giorni scorsi è stata consegnata al magistrato inquirente.

Una indagine scientifica complessa eseguita sui corpi nell’istituto di Medicina Legale di Bari sotto la guida del prof. Franco Introna, già autore dell’autopsia condotta sui resti di Elisa Claps e che sta diventando precedente internazionale. A distanza di 23 anni, la ricerca della verità è stata fatta, non senza difficoltà, con tecniche sofisticate. Secondo indiscrezioni (sui contenuti esatti dell’autopsia vige uno stretto riserbo anche se i suoi esiti vengono considerati «chiarissimi») anche l’ultima perizia escluderebbe la morte violenta di Luca e Marirosa privilegiando l’ipotesi dell’incidente.

Di incidente si era parlato sia nel corso delle prime indagini del 1988 sia nell’inchiesta bis di dieci anni dopo. In principio i periti stabilirono che i ragazzi erano morti per «elettrocuzione», in altre parole, folgorati da una scarica elettrica proveniente dal «caldobagno», acceso per riscaldare l’ambiente. Successivamente, si ipotizzò l'asfissia da ossido di carbonio causata dallo scaldabagno a metano installato al di sopra della vasca da bagno. Entrambe le ipotesi non hanno mai convinto le famiglie dei due giovani.

A far riaprire le indagini, per la terza volta in 22 anni, oltre alle disperate pressioni di Olimpia Fuina, anche la testimonianza di un supertestimone, il fotografo Salvatore Cerabona che intervistato nel corso della trasmissione televisiva «Chi l’ha visto?» del 30 aprile 2007, aveva sostenuto la manomissione della scena del crimine. Cerabona, in particolare, aveva riferito che il giorno del ritrovamento dei cadaveri di Luca e Marirosa era entrato nell’abitazione in compagnia dei carabinieri e che le foto scattate raffiguravano una posizione dei corpi diversa rispetto a quella riprodotta in seguito nelle iconografie scattate da un altro fotografo, peraltro titolare dello studio fotografico per il quale lavorava lo stesso Cerabona.

Il supertestimone aveva tra l’altro riferito la circostanza della diversa disposizione dei corpi anche all’allora pubblico ministero Luigi De Magistris, in servizio a Catanzaro, nell’ambito di indagini su un presunto comitato d'affari attivo in Basilicata tra magistrati, politici e imprenditori. Nei faldoni di De Magistris si ipotizzava un duplice delitto.

L’inchiesta sulla misteriosa morte di Luca e Marirosa è dunque stata riaperta nel 2007. La riesumazione dei corpi è stata fatta il 17 dicembre del 2010. Dopo poco più di 5 mesi il verdetto dei medici legali dovrebbe fugare definitivamente la nebbia dei sospetti.

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