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Lecce, all’Elementare delle suore i bimbi cantano 'Faccetta nera'

di GLORIA INDENNITATE
LECCE - È accaduto all’Istituto privato delle suore Marcelline. La notizia non è di quelle che passano inosservate. Recenti, infatti, sono le polemiche scoppiate al Festival di Sanremo sull’opportunità o meno di far cantare la marcetta del Ventennio e l’inno partigiano «Bella Ciao» nell’excursus canoro dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Rapidamente la notizia rimbalza in città, fra perplessità e stupore, ma saperne di più è quasi impossibile.
Lecce, all’Elementare delle suore i bimbi cantano 'Faccetta nera'
di GLORIA INDENNITATE

LECCE  Bambini delle Elementari che cantano «Faccetta nera» all’Istituto privato delle suore Marcelline di Lecce. La notizia non è di quelle che passano inosservate. Recenti, infatti, sono le polemiche scoppiate al Festival di Sanremo sull’opportunità o meno di far cantare la marcetta del Ventennio e l’inno partigiano «Bella Ciao» nell’excursus canoro dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Rapidamente la notizia rimbalza in città, fra perplessità e stupore, ma saperne di più è quasi impossibile. La superiora è a Roma, la direttrice delle Elementari è in Albania, le consorelle in loro assenza non parlano e si trincerano dietro ad un laconico: «Non sappiamo. Abbiamo solo sentito le prove ed i cori dei bambini sono bellissimi».

L’insistenza del cronista apre una sottilissima breccia, allorquando si mette in contatto con ambienti vicini alle Marcelline. Questo il fatto: i bambini della scuola elementare stanno preparando il saggio di fine anno con cinque quadri dedicati alla storia d’Italia. Il quadro storico dove spunta quello che viene definito come «l’inno fascista» è inerente al Ventennio. Le insegnanti hanno consegnato agli alunni anche un opuscolo sul quale viene riportata l’origine storica della marcetta scritta da Giuseppe Micheli e musicata da Mario Ruccione nel 1935, composta in occasione della grande diffusione di notizie da parte della propaganda fascista relative all’Etiopia, e in particolare della schiavitù là ancora vigente, su parte della popolazione abissina. Segue il quadro legato alla Resistenza e il brano che sarà cantato dai bambini è «Bella ciao». Par condicio? «Solo un percorso storico corredato dalle canzoni più significative», viene ribadito. D’altro canto pare che solo tre genitori su 250 siano andati a bussare all’austera porta dell’Istituto per chiedere spiegazioni.

Chi non è d’accordo su «Faccetta nera, bella abissina, aspetta e spera che già l’ora s’avvicina» interpretata in coro da piccoli alunni è Maurizio Nocera, presidente della sezione leccese dell’Anpi (Associazione partigiani d’Italia) e docente di Antropologia culturale all’Università del Salento. «Non è positivo - osserva - rappresentare il Ventennio con un brano risalente alla guerra coloniale nel quale c’è l’aspetto che darà sbocco alle leggi razziali». Nessun problema per «Bella ciao»? «No - risponde - perché è un inno che appartiene a tutti. Nei movimenti partigiani militavano repubblicani e cattolici, non c’erano solo i comunisti».

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