Vietato fumare nei locali pubblici. Gli italiani s'accendono l'ultima sigaretta
ROMA - Scatta a mezzanotte il divieto di fumare in tutti i locali pubblici. Entra, infatti, in vigore la circolare del ministro della Salute, Girolamo Sirchia, che mette al bando sigarette e sigari in locali, luoghi di lavoro, negozi, uffici pubblici e persino discoteche. Per i patiti del tabacco, che in Italia sono tra i 12 e i 14 milioni, resta solo la possibilità di accendere la sigaretta all'aperto oppure nei locali muniti degli impianti di riciclo dell'aria previsti dalla legge. I gestori di locali pubblici che vorranno consentire ai propri clienti di fumare, dovranno adeguare le strutture, mettendo a punto spazi differenziati per i fumatori, opportunamente ventilati e delimitati da pareti e porta con chiusura automatica. Chi trasgredisce al divieto dovrà pagare tra i 27,5 e i 275 euro di multa (raddoppiata se si fuma in presenza di bambini o donne incinte). Cifra che sale tra 220 e 2.200 euro per chi non fa rispettare la legge nel proprio locale e da 330 a 3.300 euro per impianti di condizionamento inadeguati.
Le nuove regole partono tra proteste e polemiche. Le associazioni dei pubblici esercizi, dopo un inutile tentativo di ottenere una proroga di sei mesi, hanno pronto un ricorso al Tar. Al centro della mobilitazione dei gestori, l'obbligo di denuncia, che li trasformerebbe in una sorta di "sceriffi antifumo". «In nessun altro Paese europeo si scarica sui gestori il ruolo di delatori-denuncianti», afferma il segretario generale della Fipe, Edi Sommariva, che annuncia: «Boicotteremo la legge». Ma il "paladino dell'aria sana", Sirchia è convinto che gli italiani «a parte pochi irriducibili» siano dalla sua parte. «La popolazione -assicura- è stanca di essere intossicata dal fumo dove lavora e dove si diverte e quindi abbiamo il dovere di seguire questo orientamento».
E se le associazioni dei consumatori promettono blitz antifumo nei locali non appena entrerà in bando totale, non mancano gli accaniti fumatori che stanno organizzando "la resistenza passiva". In vista dell'ora ics, i patiti delle bionde hanno fatto incetta di farmaci o rimedi di altro tipo. Cerotti o gomme alla nicotina, ansiolitici, antidepressivi, sono andati a ruba in tutte le farmacie del Paese. «La nicotina è una dipendenza vera e i fumatori hanno paura, ansia di non farcela», spiega Mario Falconi, segretario nazionale dei medici di famiglia. Se nei locali e sui luoghi di lavoro non si potrà più accendere la sigaretta, c'è chi è pronto a organizzare "trasgressive" serate casalinghe con "sigaretta libera".
L'Associazione fumatori cortesi, di cui fanno parte anche Dario Fo e Dino Zoff, annunciano per questa sera l'ultima grande serata "smoking". A Milano si sono dati appuntamento in un locale nei pressi di piazza del Duomo alle 22 per aspirare in pace le ultime boccate. Il gran finale ci sarà cinque minuti dopo la mezzanotte, per la prima trasgressione di massa del divieto-Sirchia. In tutta Italia, invece, ingresso libero nei cinema che proiettano il film "Nicotina" a chi si presenterà alla cassa consegnando un pacchetto di bionde.
A dare man forte alla crociata antifumo del ministro della Salute, arriva anche una ricerca dell'Istituto superiore di Sanità che mette in guardia dai pericoli del fumo passivo all'interno degli spazi chiusi. «Abbiamo scoperto -dichiara il presidente dell'Iss, Enrico Garaci- che i locali dove si fuma, soprattutto pub, sale giochi e ristoranti, sono molto più inquinanti delle strade. Da dieci a trenta volte di più». Insomma, fa più danni il fumo passivo dei gas di scarico delle automobili.
In particolare, rivela la ricerca dell'Iss, nei bar dove si fuma l'aria è inquinata il triplo rispetto alla strada, nei ristoranti dieci volte di più, nelle sale giochi venti volte e nei pub, addirittura, trenta volte. Si tratta della prima misurazione in Italia sulle polveri fini in ambienti chiusi, realizzata con una speciale apparecchiatura. Il progetto dell'Iss, in collaborazione con l'università La Sapienza di Roma, andrà avanti per tutto l'anno, per verificare le differenze nell'inquinamento da fumo prima e dopo le nuove regole.
Alla vigilia del divieto totale, però, restano ancora aperte molte questioni. A cominciare da quelle economiche. I gestori dei locali pubblici stimano tra i 20 e i 30mila euro la spesa media per ristrutturare gli spazi e acquistare gli impianti per adeguarsi alle nuove regole. Tra gli associati di Confesercenti, il 6% si è già attrezzato o ha intenzione di farlo con aspiratori e ambienti destinati ai fumatori. Ma sono stime ottimistiche. Si va, infatti, dall'8% della Lombardia, al 5% di Veneto, Liguria e Lazio, al 3% dell'Emilia Romagna. Più critica la situazione al Mezzogiorno, dove Puglia, Campania, Sicilia e Calabria non superano il 2% di ristrutturazioni, fatte o previste.
Ma non sono solo i gestori a preoccupare Sirchia. Nella battaglia antifumo, infatti, si è aperto un altro fronte. Il ministro della Salute ha, infatti, inviato una lettera alla presidenza del Consiglio e al ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, chiedendo un intervento per ritirare una circolare dei Monopoli di Stato che modifica gli orari dei distributori automatici di sigarette, che resteranno 'apertì anche di giorno. Un'iniziativa che Sirchia definisce «deplorevole» perchè in contrasto con la tutela della salute dei minori, i maggiori fruitori delle macchinette automatiche. A favore del ministro e contro i Monopoli si sono espressi anche il Codacons (che ha presentato un esposto in 101 Procure della Repubblica) e la Lega italiana per la lotta contro i tumori.
Per valutare l'effetto dell'entrata in vigore del divieto di fumo nei locali pubblici, scende in campo anche il Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza e prevenzione della salute (Cnesps) dell'Istituto superiore di Sanità, in collaborazione con l'università di Tor Vergata di Roma. Alcuni funzionari delle Aziende Usl sono incaricati di svolgere un'indagine a tappeto in tutto il Paese per monitorare la situazione dopo il bando alle sigarette.
Il loro compito non è quello di distribuire multe ai gestori "disobbedienti", ma intervistare in forma anonima gli esercenti di bar, ristoranti, pizzerie da Nord a Sud, per capire se e dove il provvedimento funziona e gli eventuali ostacoli alla sua applicazione.
al tempo stesso daranno un'occhiata in giro alla ricerca di posacenere pieni o altre tracce di fumatori nei locali.
Si moltiplicano le iniziative antifumo in tutta Italia. Per sostenere le nuove regole, il minsistero della Salute, in collaborazione con la Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha predisposto una campagna di informazione, con spot, manifesti e annunci sui giornali, che partirà in concomitanza con il bando. E le associazioni dei consumatori avvertono i cittadini: se in locale, il fumo vi infastidisce, potete rifiutarvi di pagare il conto.
Secondo l'Assoutenti, infatti, esiste un vero e proprio diritto a non essere "affumicati". «L'articolo 1460 del codice civile -si legge in una nota- consente di non pagare il conto se il gestore non fa rispettare il divieto di fumo. La norma stabilisce infatti che, nei contratti a prestazioni corrispettive, ciascuna parte può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, qualora l'altra non adempia alla propria».
«Tra i vari obblighi inerenti al gestore nei confronti dei clienti -ricorda Assoutenti- certamente c'è quello di mantenere l'aria all'interno del locale salubre e priva di immissioni che possano compromettere la degustazione». Si tratta, cioè, di consentire al cliente un «consumo normale». L'inadempimento del gestore a tale obbligo comporta, secondo l'associazione dei consumatori, «conseguenze, oltre che penali, civili, tra cui appunto la facoltà del cliente di rifutarsi di adempiere alla propria prestazione, che è appunto quella di pagare il conto».
SCATTA A MEZZANOTTE DIVIETO ANCHE AL SENATO E ALLA CAMERA
Anche nei Palazzi della politica sono stati adottati provvedimenti per adeguarsi al divieto di fumo. Nonostante la nota passione di deputati e senatori per la sigaretta e, soprattutto, il sigaro, Camera e Senato, infatti, si apprestano a mettere al bando il fumo. Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha inviato una lettera a tutti i colleghi per informarli che anche a Montecitorio si darà «puntuale applicazione alla normativa» e che confida «nella collaborazione di tutti». Una circolare del segretario della Camera, Ugo Zampetti, informa inoltre che, ai deputati che non possono proprio farne a meno, verranno riservati appositi spazi con aspiratori collegati all'esterno. La circolare chiarisce che il divieto di fumo comprende sale, corridoi e gallerie di tutti i piani di Palazzo Montecitorio, compreso il Transatlantico. A vigilare sul rispetto del divieto, sarà il personale della Camera.
Anche al Senato, seppure con qualche giorno di ritardo, è partito il conto alla rovescia. Alla prima riunione del Consiglio di presidenza, alla riapertura dei lavori dopo le festività, una delibera autorizzerà i commessi di Palazzo Madama a riprendere i senatori trasgressori. «C'è un po' di recalcitranza a sottostare alla legge -ammette uno dei questori del Senato, Mauro Cutrufo- ma stiamo individuando dei luoghi separati dove poter fumare».
LE PROTESTE DEI GESTORI DEI LOCALI
Se senatori e deputati si inchinano alle nuove regole, i gestori dei locali proprio non ci stanno. La circolare Sirchia, insiste Sommariva, li trasforma in «controllori-sceriffi». «Lo Stato -ribadisce- ha preso atto di non avere le forze sufficienti a far rispettare i divieti antifumo è ha pensato di affidare ai gestori il compito di vigilare. Un ruolo che non ci spetta. Equipararci a un pubblico ufficiale è un obbrobrio giuridico. Diciamo no forte e chiaro -ripete il segretario generale della Fipe- a una campagna di caccia alle streghe». Insieme alla Fipe, anche l'Associazione degli imprenditori dei locali da ballo (Silb) presenterà ricorso al Tar. «Nelle discoteche -avvertono i presidenti del Silb, Renato Giachetto e Vincenzo La Ventura- è impossibile applicare le nuove norme».
Proteste che non turbano minimamente il ministro Sirchia. «Vogliono presentare ricorso al Tar? Fanno bene, lo facciano pure», ma si tratta solo di «polemiche strumentali e chiacchiere inutili che cercano di frenare una legge che, comunque, entrerà in vigore».
LA LEGGE E' STATA APPROVATA IL 22 DICEMBRE 2002
Il 22 dicembre 2002 il Parlamento ha approvato la legge 3 del 2003 che prevede «Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione», che all'articolo 51 comma 2 estende il divieto di fumo in tutti i locali aperti al pubblico, bar e ristoranti inclusi. A questa legge ha dato attuazione il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003, che prevedeva il termine del 28 dicembre 2004. Il divieto di fumare è già operativo per decisione di Trenitalia Spa su tutti i treni.
Dal 2002 ad oggi sono stati fatti tanti i passi avanti nella lotta contro il fumo in Italia. A partire dal 1 gennaio 2002 sono state notevolmente aumentate le multe per chi trasgredisce i vigenti divieti di non fumare. Il 24 luglio 2002 il Ministro Sirchia in una lettera ai vertici delle televisioni nazionali chiede la non trasmissione della pubblicità occulta di sigarette in tv. Il 6 agosto 2002 parte la campagna di tutela del fumo passivo. Il 29 novembre 2002 il Consiglio dei Ministri approva il recipimento della Direttiva 2001/37/CE del 5 giugno 2001, concernente il «Riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco».
In particolare, la direttiva stabilisce i tenori massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio ammesse per le sigarette commercializzate in Italia. Inoltre, per una migliore e più corretta informazione dei consumatori viene vietato l'uso sulle confezioni di prodotti del tabacco di tutte le diciture, come light e mild, le immagini o gli elementi figurativi suscettibili di trarre in inganno, dando la falsa impressione che alcuni prodotti siano meno nocivi di altri.
Infine, dal 1 gennaio 2004, su richiesta del ministro Sirchia, le macchine automatiche per il commercio dei tabacchi restano chiuse chiuse dalle 7 alle 23. Da un convegno che si è tenuto a Milano il primo dicembre scorso, per presentare le linee guida dell'Aimar (Associazione scientifica interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie), è emerso che in Italia 5 mila infarti sono provocati dalle sigarette ogni anno. Inoltre, quasi 3 italiani su 10 (27,6%) sono esposti ai veleni prodotti dalle sigarette. Pericoli ci sono, soprattutto, per i bambini per il fumo dei loro genitori. I bambini rischiano la morte in culla e una maggior frequenza di infrazioni respiratorie acute, asma bronchiale, sintomi respiratori cronici e otiti.
FUMA IL 12% DEI RAGAZZINI ITALIANI
Dall'indagine condotta dalle Università di Torino e Padova su 289 scuole e dall'indagine realizzata dalla Swg nel Lazio, si evidenzia che in Italia fuma il 12 % dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, ma i teenagers di non avere il vizio e pensano di poter smettere senza lacuna difficoltà. Nel Lazio il 5,4 % dei fumatori ha cominciato prima dei 14 anni e molti già a 11 anni.
Dall'analisi dei dati demografici mondiali è emerso che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte dipendente da fumo con oltre 1 milione di morti nei paesi occidentali e 670 mila in quelli in via di sviluppo. Seguono la broncopneumapatia cronica ostruttiva (Bpco), che ha ucciso circa 960 mila persone e il cancro ai polmoni, che ha provocato la morte prematura di oltre 850 mila persone. Inoltre, causa della morte del 25% dei decessi nelle persone tra i 30 e i 69 anni nell'Europa orientale e nell'America settentrionale.
POLITICA ANTI-FUMO ANCHE ALL'ESTERO
La politica anti-fumo avviata dal ministro della Salute Girolamo Sirchia si inserisce in un clima generale di divieti sia in Europa sia negli Stati Uniti. In tutta Europa un giovane su tre fuma: il 36,8% dei ragazzi, secondo un recente sondaggio. E secondo ricerche della Organizzazione mondiale della sanità la percentuale dei giovani fumatori è in aumento in tutti e 25 i paesi della Ue.
La Commissione Europea ha iniziato una «campagna antifumo shock» con 42 «immagini di morte» da affiancare alle scritte sui danni del fumo, per tenere lontani, in maniera più efficace, i cittadini comunitari dalle sigarette. Un approccio d'urto ideato a fronte dei bollettini di guerra diffusi dalle autorità sanitarie: 650 mila persone morte ogni anno nella Ue e 100 miliardi di euro spesi per curare malattie collegate al fumo. La scelta di stampare le immagini shock è stata lasciata ai singoli Stati. Nei pub e in tutti i locali pubblici dell'Irlanda, le sigarette sono proibite dal 29 marzo di quest'anno.
I sondaggi d'opinione sono tutti tendenzialmente favorevoli a questo tipo di misura, che in Irlanda ha significato un mutamento davvero epocale. La nebbia di fumo era considerata parte integrante dell'atmosfera del pub almeno quanto le pinte di birra servite al bancone e ai tavoli. Eppure, malgrado le polemiche, a Dublino e nel resto dell'isola non si sono fatti sconti. Divieto totale. Tolleranza zero. Senza neppure, per ora, aree separate con impianti di ventilazione per i fumatori, come invece prevede la legge italiana. L'esempio irlandese è stato seguito dalla Norvegia che ha introdotto il divieto il primo giugno. La Scozia ha manifestato l'intenzione di approvare un provvedimento analogo nella primavera 2006. In Inghilterra, il premier Tony Blair, in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo, ha prospettato la messa al bando delle sigarette in tutti i luoghi pubblici del Regno.
Secondo un piano confermato dal ministro della sanità John Reid, le sigarette saranno vietate in tutti i luoghi di lavoro, nei ristoranti e nel 90% dei pub, ovvero in tutti quelli dove si serve da mangiare. Il fumo sarà consentito solo nei locali che servono drink.In Germania e Francia vige l'obbligo di non fumare nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei musei, in teatri e cinema, nelle strutture sanitarie e sui trasporti urbani ed extraurbani. In entrambi i paesi i divieti in bar e ristoranti dipendono dalla volontà del gestore. La Francia da dicembre di quest'anno eliminerà gli scompartimenti fumatori dai treni ad alta velocità. Anche in Spagna sono state approvate leggi proibitive, che si sono però rivelate inattuabili e inefficaci, quindi sono puntuamente disattese.
GLI STATES IN PRIMA FILA
Gli Stati Uniti sono stati il primo Paese al mondo a prevedere una normativa antifumo e a cominciare battaglie legali contro le grandi multinazionali del tabacco, per i danni provocati alla salute dalle sigarette. Ben 145 miliardi di dollari una multinazionale ha dovuto pagare e questo, per il momento, è il più costoso risarcimento nella storia. La prima battaglia legale è addirittura del 1954: un fumatore ammalatosi di cancro denunciò il fatto che sul pacchetto di sigarette non vi era alcuna indicazione sui rischi derivanti dal fumo.
Nel 1997 è iniziata l'epoca dei grandi risarcimenti per danni provocati dal fumo: le industrie del tabacco acconsentono a pagare allo Stato 368 miliardi e mezzo di dollari, così come aveva chiesto il sistema sanitario pubblico. Sempre nel '97 la corte del Mississipi portò avanti un progetto contro le industrie del tabacco che si disposero a pagare oltre tre miliardi di dollari in venticinque anni e ancora lo stesso anno c'è un grande processo contro le bionde: 60.000 steward di una compagnia aerea chiedono ed ottengono 349 milioni di dollari per i danni del fumo passivo.
Nel 1998 i vertici delle multinazionali ammettono per la prima volta davanti al Congresso che la nicotina dà assuefazione e che il fumo può causare il cancro. Nel 1999 a Patricia Henley viene riconosciuto un risarcimento di 51,5 milioni di dollari dalla Philip Morris, che poi ricorre in appello. Nel 1999 un tribunale del Portland , Oregon, stabilisce per la famiglia di Jesse William un risarcimento pari a 79,5 milioni di dollari, oltre 821, 485 dollari per le spese sanitarie e le sofferenze patite.Negli Stati Uniti le leggi sono rigide, ma cambiano da stato a stato. Nei ristoranti della California è vietato fumare ormai da 10 anni e negli ultimi anni il bando è stato esteso anche ai bar.
Nello stato più ecologista del mondo non si può fumare neppure su alcune spiagge e per la strada a meno di sei metri dall'ingresso dei palazzi. A New York è in vigore dal marzo 2003 il divieto assoluto di fumo nei locali pubblici e lo stesso provvedimento è stato adottato nel Massachusetts lo scorso giugno. Nella Grande Mela non sono mancati i tentativi di «resistenza civile», come quelli messi in campo dagli «speakeasy», i bar e i locali di Queens, Brooklyn, Bronx e Staten Island dove a notte inoltrata, quando sono rimasti solo i clienti più fedeli, si accendono le sigarette fuorilegge.
E se le associazioni dei consumatori promettono blitz antifumo nei locali non appena entrerà in bando totale, non mancano gli accaniti fumatori che stanno organizzando "la resistenza passiva". In vista dell'ora ics, i patiti delle bionde hanno fatto incetta di farmaci o rimedi di altro tipo. Cerotti o gomme alla nicotina, ansiolitici, antidepressivi, sono andati a ruba in tutte le farmacie del Paese. «La nicotina è una dipendenza vera e i fumatori hanno paura, ansia di non farcela», spiega Mario Falconi, segretario nazionale dei medici di famiglia. Se nei locali e sui luoghi di lavoro non si potrà più accendere la sigaretta, c'è chi è pronto a organizzare "trasgressive" serate casalinghe con "sigaretta libera".
L'Associazione fumatori cortesi, di cui fanno parte anche Dario Fo e Dino Zoff, annunciano per questa sera l'ultima grande serata "smoking". A Milano si sono dati appuntamento in un locale nei pressi di piazza del Duomo alle 22 per aspirare in pace le ultime boccate. Il gran finale ci sarà cinque minuti dopo la mezzanotte, per la prima trasgressione di massa del divieto-Sirchia. In tutta Italia, invece, ingresso libero nei cinema che proiettano il film "Nicotina" a chi si presenterà alla cassa consegnando un pacchetto di bionde.
A dare man forte alla crociata antifumo del ministro della Salute, arriva anche una ricerca dell'Istituto superiore di Sanità che mette in guardia dai pericoli del fumo passivo all'interno degli spazi chiusi. «Abbiamo scoperto -dichiara il presidente dell'Iss, Enrico Garaci- che i locali dove si fuma, soprattutto pub, sale giochi e ristoranti, sono molto più inquinanti delle strade. Da dieci a trenta volte di più». Insomma, fa più danni il fumo passivo dei gas di scarico delle automobili.
In particolare, rivela la ricerca dell'Iss, nei bar dove si fuma l'aria è inquinata il triplo rispetto alla strada, nei ristoranti dieci volte di più, nelle sale giochi venti volte e nei pub, addirittura, trenta volte. Si tratta della prima misurazione in Italia sulle polveri fini in ambienti chiusi, realizzata con una speciale apparecchiatura. Il progetto dell'Iss, in collaborazione con l'università La Sapienza di Roma, andrà avanti per tutto l'anno, per verificare le differenze nell'inquinamento da fumo prima e dopo le nuove regole.
Alla vigilia del divieto totale, però, restano ancora aperte molte questioni. A cominciare da quelle economiche. I gestori dei locali pubblici stimano tra i 20 e i 30mila euro la spesa media per ristrutturare gli spazi e acquistare gli impianti per adeguarsi alle nuove regole. Tra gli associati di Confesercenti, il 6% si è già attrezzato o ha intenzione di farlo con aspiratori e ambienti destinati ai fumatori. Ma sono stime ottimistiche. Si va, infatti, dall'8% della Lombardia, al 5% di Veneto, Liguria e Lazio, al 3% dell'Emilia Romagna. Più critica la situazione al Mezzogiorno, dove Puglia, Campania, Sicilia e Calabria non superano il 2% di ristrutturazioni, fatte o previste.
Ma non sono solo i gestori a preoccupare Sirchia. Nella battaglia antifumo, infatti, si è aperto un altro fronte. Il ministro della Salute ha, infatti, inviato una lettera alla presidenza del Consiglio e al ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, chiedendo un intervento per ritirare una circolare dei Monopoli di Stato che modifica gli orari dei distributori automatici di sigarette, che resteranno 'apertì anche di giorno. Un'iniziativa che Sirchia definisce «deplorevole» perchè in contrasto con la tutela della salute dei minori, i maggiori fruitori delle macchinette automatiche. A favore del ministro e contro i Monopoli si sono espressi anche il Codacons (che ha presentato un esposto in 101 Procure della Repubblica) e la Lega italiana per la lotta contro i tumori.
Per valutare l'effetto dell'entrata in vigore del divieto di fumo nei locali pubblici, scende in campo anche il Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza e prevenzione della salute (Cnesps) dell'Istituto superiore di Sanità, in collaborazione con l'università di Tor Vergata di Roma. Alcuni funzionari delle Aziende Usl sono incaricati di svolgere un'indagine a tappeto in tutto il Paese per monitorare la situazione dopo il bando alle sigarette.
Il loro compito non è quello di distribuire multe ai gestori "disobbedienti", ma intervistare in forma anonima gli esercenti di bar, ristoranti, pizzerie da Nord a Sud, per capire se e dove il provvedimento funziona e gli eventuali ostacoli alla sua applicazione.
al tempo stesso daranno un'occhiata in giro alla ricerca di posacenere pieni o altre tracce di fumatori nei locali.
Si moltiplicano le iniziative antifumo in tutta Italia. Per sostenere le nuove regole, il minsistero della Salute, in collaborazione con la Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha predisposto una campagna di informazione, con spot, manifesti e annunci sui giornali, che partirà in concomitanza con il bando. E le associazioni dei consumatori avvertono i cittadini: se in locale, il fumo vi infastidisce, potete rifiutarvi di pagare il conto.
Secondo l'Assoutenti, infatti, esiste un vero e proprio diritto a non essere "affumicati". «L'articolo 1460 del codice civile -si legge in una nota- consente di non pagare il conto se il gestore non fa rispettare il divieto di fumo. La norma stabilisce infatti che, nei contratti a prestazioni corrispettive, ciascuna parte può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, qualora l'altra non adempia alla propria».
«Tra i vari obblighi inerenti al gestore nei confronti dei clienti -ricorda Assoutenti- certamente c'è quello di mantenere l'aria all'interno del locale salubre e priva di immissioni che possano compromettere la degustazione». Si tratta, cioè, di consentire al cliente un «consumo normale». L'inadempimento del gestore a tale obbligo comporta, secondo l'associazione dei consumatori, «conseguenze, oltre che penali, civili, tra cui appunto la facoltà del cliente di rifutarsi di adempiere alla propria prestazione, che è appunto quella di pagare il conto».
SCATTA A MEZZANOTTE DIVIETO ANCHE AL SENATO E ALLA CAMERA
Anche nei Palazzi della politica sono stati adottati provvedimenti per adeguarsi al divieto di fumo. Nonostante la nota passione di deputati e senatori per la sigaretta e, soprattutto, il sigaro, Camera e Senato, infatti, si apprestano a mettere al bando il fumo. Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha inviato una lettera a tutti i colleghi per informarli che anche a Montecitorio si darà «puntuale applicazione alla normativa» e che confida «nella collaborazione di tutti». Una circolare del segretario della Camera, Ugo Zampetti, informa inoltre che, ai deputati che non possono proprio farne a meno, verranno riservati appositi spazi con aspiratori collegati all'esterno. La circolare chiarisce che il divieto di fumo comprende sale, corridoi e gallerie di tutti i piani di Palazzo Montecitorio, compreso il Transatlantico. A vigilare sul rispetto del divieto, sarà il personale della Camera.
Anche al Senato, seppure con qualche giorno di ritardo, è partito il conto alla rovescia. Alla prima riunione del Consiglio di presidenza, alla riapertura dei lavori dopo le festività, una delibera autorizzerà i commessi di Palazzo Madama a riprendere i senatori trasgressori. «C'è un po' di recalcitranza a sottostare alla legge -ammette uno dei questori del Senato, Mauro Cutrufo- ma stiamo individuando dei luoghi separati dove poter fumare».
LE PROTESTE DEI GESTORI DEI LOCALI
Se senatori e deputati si inchinano alle nuove regole, i gestori dei locali proprio non ci stanno. La circolare Sirchia, insiste Sommariva, li trasforma in «controllori-sceriffi». «Lo Stato -ribadisce- ha preso atto di non avere le forze sufficienti a far rispettare i divieti antifumo è ha pensato di affidare ai gestori il compito di vigilare. Un ruolo che non ci spetta. Equipararci a un pubblico ufficiale è un obbrobrio giuridico. Diciamo no forte e chiaro -ripete il segretario generale della Fipe- a una campagna di caccia alle streghe». Insieme alla Fipe, anche l'Associazione degli imprenditori dei locali da ballo (Silb) presenterà ricorso al Tar. «Nelle discoteche -avvertono i presidenti del Silb, Renato Giachetto e Vincenzo La Ventura- è impossibile applicare le nuove norme».
Proteste che non turbano minimamente il ministro Sirchia. «Vogliono presentare ricorso al Tar? Fanno bene, lo facciano pure», ma si tratta solo di «polemiche strumentali e chiacchiere inutili che cercano di frenare una legge che, comunque, entrerà in vigore».
LA LEGGE E' STATA APPROVATA IL 22 DICEMBRE 2002
Il 22 dicembre 2002 il Parlamento ha approvato la legge 3 del 2003 che prevede «Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione», che all'articolo 51 comma 2 estende il divieto di fumo in tutti i locali aperti al pubblico, bar e ristoranti inclusi. A questa legge ha dato attuazione il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2003, che prevedeva il termine del 28 dicembre 2004. Il divieto di fumare è già operativo per decisione di Trenitalia Spa su tutti i treni.
Dal 2002 ad oggi sono stati fatti tanti i passi avanti nella lotta contro il fumo in Italia. A partire dal 1 gennaio 2002 sono state notevolmente aumentate le multe per chi trasgredisce i vigenti divieti di non fumare. Il 24 luglio 2002 il Ministro Sirchia in una lettera ai vertici delle televisioni nazionali chiede la non trasmissione della pubblicità occulta di sigarette in tv. Il 6 agosto 2002 parte la campagna di tutela del fumo passivo. Il 29 novembre 2002 il Consiglio dei Ministri approva il recipimento della Direttiva 2001/37/CE del 5 giugno 2001, concernente il «Riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco».
In particolare, la direttiva stabilisce i tenori massimi di catrame, nicotina e monossido di carbonio ammesse per le sigarette commercializzate in Italia. Inoltre, per una migliore e più corretta informazione dei consumatori viene vietato l'uso sulle confezioni di prodotti del tabacco di tutte le diciture, come light e mild, le immagini o gli elementi figurativi suscettibili di trarre in inganno, dando la falsa impressione che alcuni prodotti siano meno nocivi di altri.
Infine, dal 1 gennaio 2004, su richiesta del ministro Sirchia, le macchine automatiche per il commercio dei tabacchi restano chiuse chiuse dalle 7 alle 23. Da un convegno che si è tenuto a Milano il primo dicembre scorso, per presentare le linee guida dell'Aimar (Associazione scientifica interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie), è emerso che in Italia 5 mila infarti sono provocati dalle sigarette ogni anno. Inoltre, quasi 3 italiani su 10 (27,6%) sono esposti ai veleni prodotti dalle sigarette. Pericoli ci sono, soprattutto, per i bambini per il fumo dei loro genitori. I bambini rischiano la morte in culla e una maggior frequenza di infrazioni respiratorie acute, asma bronchiale, sintomi respiratori cronici e otiti.
FUMA IL 12% DEI RAGAZZINI ITALIANI
Dall'indagine condotta dalle Università di Torino e Padova su 289 scuole e dall'indagine realizzata dalla Swg nel Lazio, si evidenzia che in Italia fuma il 12 % dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, ma i teenagers di non avere il vizio e pensano di poter smettere senza lacuna difficoltà. Nel Lazio il 5,4 % dei fumatori ha cominciato prima dei 14 anni e molti già a 11 anni.
Dall'analisi dei dati demografici mondiali è emerso che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte dipendente da fumo con oltre 1 milione di morti nei paesi occidentali e 670 mila in quelli in via di sviluppo. Seguono la broncopneumapatia cronica ostruttiva (Bpco), che ha ucciso circa 960 mila persone e il cancro ai polmoni, che ha provocato la morte prematura di oltre 850 mila persone. Inoltre, causa della morte del 25% dei decessi nelle persone tra i 30 e i 69 anni nell'Europa orientale e nell'America settentrionale.
POLITICA ANTI-FUMO ANCHE ALL'ESTERO
La politica anti-fumo avviata dal ministro della Salute Girolamo Sirchia si inserisce in un clima generale di divieti sia in Europa sia negli Stati Uniti. In tutta Europa un giovane su tre fuma: il 36,8% dei ragazzi, secondo un recente sondaggio. E secondo ricerche della Organizzazione mondiale della sanità la percentuale dei giovani fumatori è in aumento in tutti e 25 i paesi della Ue.
La Commissione Europea ha iniziato una «campagna antifumo shock» con 42 «immagini di morte» da affiancare alle scritte sui danni del fumo, per tenere lontani, in maniera più efficace, i cittadini comunitari dalle sigarette. Un approccio d'urto ideato a fronte dei bollettini di guerra diffusi dalle autorità sanitarie: 650 mila persone morte ogni anno nella Ue e 100 miliardi di euro spesi per curare malattie collegate al fumo. La scelta di stampare le immagini shock è stata lasciata ai singoli Stati. Nei pub e in tutti i locali pubblici dell'Irlanda, le sigarette sono proibite dal 29 marzo di quest'anno.
I sondaggi d'opinione sono tutti tendenzialmente favorevoli a questo tipo di misura, che in Irlanda ha significato un mutamento davvero epocale. La nebbia di fumo era considerata parte integrante dell'atmosfera del pub almeno quanto le pinte di birra servite al bancone e ai tavoli. Eppure, malgrado le polemiche, a Dublino e nel resto dell'isola non si sono fatti sconti. Divieto totale. Tolleranza zero. Senza neppure, per ora, aree separate con impianti di ventilazione per i fumatori, come invece prevede la legge italiana. L'esempio irlandese è stato seguito dalla Norvegia che ha introdotto il divieto il primo giugno. La Scozia ha manifestato l'intenzione di approvare un provvedimento analogo nella primavera 2006. In Inghilterra, il premier Tony Blair, in vista delle elezioni politiche dell'anno prossimo, ha prospettato la messa al bando delle sigarette in tutti i luoghi pubblici del Regno.
Secondo un piano confermato dal ministro della sanità John Reid, le sigarette saranno vietate in tutti i luoghi di lavoro, nei ristoranti e nel 90% dei pub, ovvero in tutti quelli dove si serve da mangiare. Il fumo sarà consentito solo nei locali che servono drink.In Germania e Francia vige l'obbligo di non fumare nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei musei, in teatri e cinema, nelle strutture sanitarie e sui trasporti urbani ed extraurbani. In entrambi i paesi i divieti in bar e ristoranti dipendono dalla volontà del gestore. La Francia da dicembre di quest'anno eliminerà gli scompartimenti fumatori dai treni ad alta velocità. Anche in Spagna sono state approvate leggi proibitive, che si sono però rivelate inattuabili e inefficaci, quindi sono puntuamente disattese.
GLI STATES IN PRIMA FILA
Gli Stati Uniti sono stati il primo Paese al mondo a prevedere una normativa antifumo e a cominciare battaglie legali contro le grandi multinazionali del tabacco, per i danni provocati alla salute dalle sigarette. Ben 145 miliardi di dollari una multinazionale ha dovuto pagare e questo, per il momento, è il più costoso risarcimento nella storia. La prima battaglia legale è addirittura del 1954: un fumatore ammalatosi di cancro denunciò il fatto che sul pacchetto di sigarette non vi era alcuna indicazione sui rischi derivanti dal fumo.
Nel 1997 è iniziata l'epoca dei grandi risarcimenti per danni provocati dal fumo: le industrie del tabacco acconsentono a pagare allo Stato 368 miliardi e mezzo di dollari, così come aveva chiesto il sistema sanitario pubblico. Sempre nel '97 la corte del Mississipi portò avanti un progetto contro le industrie del tabacco che si disposero a pagare oltre tre miliardi di dollari in venticinque anni e ancora lo stesso anno c'è un grande processo contro le bionde: 60.000 steward di una compagnia aerea chiedono ed ottengono 349 milioni di dollari per i danni del fumo passivo.
Nel 1998 i vertici delle multinazionali ammettono per la prima volta davanti al Congresso che la nicotina dà assuefazione e che il fumo può causare il cancro. Nel 1999 a Patricia Henley viene riconosciuto un risarcimento di 51,5 milioni di dollari dalla Philip Morris, che poi ricorre in appello. Nel 1999 un tribunale del Portland , Oregon, stabilisce per la famiglia di Jesse William un risarcimento pari a 79,5 milioni di dollari, oltre 821, 485 dollari per le spese sanitarie e le sofferenze patite.Negli Stati Uniti le leggi sono rigide, ma cambiano da stato a stato. Nei ristoranti della California è vietato fumare ormai da 10 anni e negli ultimi anni il bando è stato esteso anche ai bar.
Nello stato più ecologista del mondo non si può fumare neppure su alcune spiagge e per la strada a meno di sei metri dall'ingresso dei palazzi. A New York è in vigore dal marzo 2003 il divieto assoluto di fumo nei locali pubblici e lo stesso provvedimento è stato adottato nel Massachusetts lo scorso giugno. Nella Grande Mela non sono mancati i tentativi di «resistenza civile», come quelli messi in campo dagli «speakeasy», i bar e i locali di Queens, Brooklyn, Bronx e Staten Island dove a notte inoltrata, quando sono rimasti solo i clienti più fedeli, si accendono le sigarette fuorilegge.