L'allarme della Asl: «Stop al pesce crudo per presenza Anisakis»
LECCE - Allarme anisakis: gli ispettori della Asl controllano a tappeto pescherie e ristoranti ed invitano i consumatori a fare attenzione. Le ispezioni effettuate nei giorni scorsi dai sanitari su tutte le aree di pesca del Salento hanno evidenziato una presenza diffusa del parassita anisakis su un gran numero di specie di pesce. La crescente abitudine al consumo di specialità ittiche crude o poco cotte espone i consumatori al rischio di contrarre l’anisakiosi ittica. «Si tratta di una grave malattia parassitaria - spiegano i sanitari del Dipartimento di prevenzione della Asl - Le larve, una volta ingerite, possono penetrare nella mucosa gastrica o intestinale e provocare la formazione di granulomi eosinofilici e reazioni flemmonose, con conseguenze anche gravi, che variano in base alla quantità di parassiti ingeriti ed alla sensibilità individuale».
I sintomi vanno da disturbi gastroenterici quali dolori, vomito, diarrea, alla perforazione dell’inte - stino e dello stomaco. Inoltre, le sostanze prodotte dalle larve possono causare reazioni anafilattiche in individui sensibili. Vale la pena ricordare che le specie ittiche più a rischio sono il pesce sciabola, la lampuga, il pesce spada, il tonno, le sardine, le aringhe, le acciughe, il nasello, il merluzzo, la rana pescatrice, i molluschi, i cefalopodi, lo sgombro, le alici. Ma possono essere colpite dal pericoloso parassita anche molte altre specie di pesci. Pertanto, i sanitari consigliano di cuocere completamente i prodotti ittici (a circa ottanta gradi) oppure congelarli a meno venti gradi per almeno 48 ore. Quest’ultimo procedimento - “di abbattimento” - non riguarda le abituali procedure di congelamento nel freezer domestico. Invece, deve essere eseguita mediante l’idonea apparecchiatura utilizzata esclusivamente a tale scopo. In ogni caso, i ristoratori che intendano inserire nel menù specialità di pesce crudo o poco cotto, compresi prodotti marinati o salati, devono dare immediata comunicazione al Servizio Veterinario della Asl. E dal prossimo mese di maggio, saranno intensificati i controlli ispettivi per verificare il rispetto delle norme.
I sintomi vanno da disturbi gastroenterici quali dolori, vomito, diarrea, alla perforazione dell’inte - stino e dello stomaco. Inoltre, le sostanze prodotte dalle larve possono causare reazioni anafilattiche in individui sensibili. Vale la pena ricordare che le specie ittiche più a rischio sono il pesce sciabola, la lampuga, il pesce spada, il tonno, le sardine, le aringhe, le acciughe, il nasello, il merluzzo, la rana pescatrice, i molluschi, i cefalopodi, lo sgombro, le alici. Ma possono essere colpite dal pericoloso parassita anche molte altre specie di pesci. Pertanto, i sanitari consigliano di cuocere completamente i prodotti ittici (a circa ottanta gradi) oppure congelarli a meno venti gradi per almeno 48 ore. Quest’ultimo procedimento - “di abbattimento” - non riguarda le abituali procedure di congelamento nel freezer domestico. Invece, deve essere eseguita mediante l’idonea apparecchiatura utilizzata esclusivamente a tale scopo. In ogni caso, i ristoratori che intendano inserire nel menù specialità di pesce crudo o poco cotto, compresi prodotti marinati o salati, devono dare immediata comunicazione al Servizio Veterinario della Asl. E dal prossimo mese di maggio, saranno intensificati i controlli ispettivi per verificare il rispetto delle norme.