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Basilicata divisa per il «Volo d'angelo»

A Pietrapertosa e Castelmezzano, nel Parco Naturale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, ambientalisti in rotta di collisione con un progetto voluto dalla Comunità Montana «Alto Basento» che prevede vie di arrampicata e l'infrastruttura per il «Volo» • Tre km di cavo pericoloso per uccelli rari
Cicogna Nera - Le due foto scattate in agosto 2004 e giugno 2002 nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane È polemica in Basilicata fra sostenitori di uno sviluppo discutibile (leggi interessi commerciali) e ambientalisti per la realizzazione di una struttura per poter realizzare quello che in gergo si chiama «Volo d'angelo». In uno dei paesaggi più straordinari della regione e d'Italia, verrà sospeso un cavo d'acciaio lungo quasi tre chilometri che unirà i centri di Pietrapertosa e Castelmezzano. A questo cavo verranno agganciati con imbracature i novelli «Angeli» che «voleranno» da un paese all'altro. Il progetto è stato presentato dalla Comunità Montana «Alto Basento» e prevede vie di arrampicata e l'infrastruttura per il «Volo».
È polemica perché nei giorni scorsi, attraverso un articolo, si è scomodato il Pit manager Giampiero Perri per sostenere le necessità dello sviluppo. Una vessata questio che di fatto blocca lo sviluppo reale perché parte da visioni settoriali e non globali. Ad esempio dal rispetto delle competenze sul territorio che non possono essere quelle della voce degli anziani a proposito dell'esistenza o meno delle cicogne nere.
A tal proposito interviene Antonio Sigismondi, un noto naturalista delle nostre regioni, che precisa alcuni aspetti a nome delle associazioni ambientaliste, Lipu, Wwf, Altura e Comitato Nazionale del Paesaggio, «da sempre - scrive nella precisazione - attente alla sostenibilità dello sviluppo». Le associazioni non cercano «la polemica estrema» e tenendo fede al loro ruolo di soggetti «no profit», attenti alla salvaguardia del territorio e delle specie di fauna più rare e minacciate, hanno individuato nel progetto delle funi di acciaio sospese tra Castelmezzano e Pietrapertosa una gravissima minaccia alla conservazione di uno dei luoghi più ricchi di biodiversità d'Italia e della nostra regione.
«Non è certamente un caso - sottolineano le associazioni - se in quel territorio, in base ai valori presenti, siano stati istituiti il Parco Regionale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane e una Zps (Zona di Protezione Speciale) ai sensi delle direttive comunitarie specifica per la conservazione degli uccelli».
«Nelle osservazioni, contrarie al progetto - sottolineano le associazioni - sono state evidenziate con assoluto rigore scientifico e tecnico le evidenti minacce che la realizzazione del progetto produce sulla fauna presente», al contrario sottolineano «sono i progettisti e il Pit manager Giampiero Perri che dimostrano la superficialità con cui hanno affrontato il progetto quando ne parlano e quando affermano che la Cicogna nera non nidifica nelle Dolomiti Lucane».
Per poter salvaguardare una zona sensibile, secondo le direttive europee, la presenza di una specie va documentata con rigore scientifico secondo metodiche prescritte, documentazioni che in questo caso evidentemente esistono. Al contrario, continuano gli ambientalisti, lasciano a desiderare le procedure adottate per le autorizzazioni anche da parte dell'ente Parco che ha rilasciato «un'autorizzazione a firma del suo direttore priva di data e numero di protocollo (è mai possibile rilasciare autorizzazioni ufficiali senza riferimenti precisi? E da quando?), esprimendo il nulla osta al progetto in maniera generica, senza specificare di che natura è questo progetto, buona dunque per qualsiasi autorizzazione» con poche e stringate parole: «rilevata la compatibilità del progetto con le esigenze del parco e le finalità e i programmi dello stesso».
Le associazioni infine rilevano che sono state chieste ufficialmente al Parco altre informazioni sulla procedura emessa per lo stesso nulla osta ma che ancora non hanno avuto risposta.
È singolare che avvengano ancora questi iter discutibili per lo meno nella chiarezza e nelle procedure, in una regione attenta all'ambiente, che ha avviato diversi progetti di Agenda 21. anche se purtroppo da anni esiste un lento sfilacciamento della tensione ambientale a cominciare purtroppo proprio dalle aree parco.
Ignazio Lippolis

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