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L'Europa apre alla Turchia

Dopo quasi 24 ore di trattative serrate è stata finalmente limata l'intesa che permetterà l'ingresso dell'Unione a un paese musulmano. Le trattative ufficiali inizieranno nell'autunno del 2005 • Erdogan canta vittoria, ma resta il problema di Cipro • Un segnale all'Islam nell'era del terrorismo globale
Europa apre alla Turchia BRUXELLES - La Turchia inizierà i negoziati di adesione all'Ue il 3 ottobre 2005: al termine di un Consiglio europeo dominato dal braccio di ferro tra i turco-scettici e il premier di Ankara, Recep Tayyp Erdogan, è stata finalmente limata l'intesa che permetterà questa storica apertura delle porte dell'Unione a un paese musulmano. E, con l'impegno ad ammettere Bulgaria e Romania dal primo gennaio 2007 (o al più tardi nel 2008) e a iniziare i negoziati con la Croazia a marzo, l'Europa ha avviato l'allargamento ai Balcani.
L'impasse si è sbloccata quando la Turchia si è impegnata a firmare prima dell'inizio dei negoziati il Protocollo con cui estende ai 10 nuovi membri dell'Ue, tra cui Cipro, l'accordo di associazione all'Ue. Erdogan ha potuto cantare lo stesso vittoria in quanto non si è piegato al diktat della bozza che gli chiedeva di firmare subito e ha tenuto a precisare che «non si tratta assolutamente di un riconoscimento» del governo di Nicosia, anche perché il Protocollo sarà modificato per tenere in considerazione le riserve di Ankara sulla situazione nel nord dell'isola, occupata dalla minoranza turca.
Al termine, però, è prevalso l'ottimismo. Se il presidente francese Jacques Chirac ha detto di prevedere un cammino difficile verso l'adesione e il cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel ha annunciato un referendum sull'ingresso di Ankara, il presidente di turno, il premier olandese Jan Peter Balkenende, ha affermato che «è stata scritta una pagina di storia». «Democrazia e diritti umani sono un desiderio comune a tutta l'umanità», ha assicurato Erdogan. Per il premier britannico Tony Blair l'intesa «dimostra che quanti credono in uno scontro di civiltà tra cristianai e musulmani si sbagliano, perché possiamo lavorare e cooperare insieme».
Silvio Berlusconi ha rivendicato «la determinante partecipazione» dell'Italia alle trattative che hanno permesso al Consiglio europeo di dare aache il via libera ai negoziati di adesione con la Croazia e al futuro ingresso nell'Ue di Bulgaria e Romania. In effetti al mattino le cose erano sembrate complicarsi maledettamente, con Erdogan che escludeva qualsiasi firma del Protocollo prima del via ai negoziati e il vertice che anzichè riunire la sessione plenaria si frantumava in decine di bilaterali e riunioni ristrette. Da Ankara era arrivata anche l'invito del leader dell'opposizione, Dezin Baykal, a interrompere la trattativa con l'Ue. Nella faticosa mediazione si è inserito anche Berlusconi, che ha convinto il premier greco Costas Karamanlis e quello cipriota Tassos Papadopulos a qualche concessione alle richieste turche.
Così alla fine il presidente del Consiglio ha ricordato come Turchia, Bulgaria, Romania e Croazia abbiano «sempre avuto il sostegno dell'Italia»: ora «possiamo dire che ci «saranno sicuramente grati e riconoscenti», ha assicurato. Berlusconi ha riferito di essersi incontrato più volte a margine del summit con il premier turco Recep Tayyp Erdogan e con quello croato Ivo Sanader e di aver fatto «molteplici interventi nel Consiglio europeo e fuori» per perorare la loro causa. Un impegno, ha ricordato, che si è inserito nella politica italiana di «acquisire simpatia e vicinanza dai Paesi a oriente», che sono «amici e importanti mercati per i prodotti» del Made in Italy.
Davide Sarsini Novak

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