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Lecco - Quindici morti sospette

I casi dubbi di vittime dell'infermiera Sonya Caleffi potrebbero essere molti di più degli accertati fino ad ora. Cinque gli omicidi che la donna ha confessato
Lecco - Ospedale Manzoni, qui lavorava infermiera killer LECCO - Sono una quindicina i decessi di pazienti dell'ospedale di Lecco sui quali la Procura della Repubblica sarà chiamata a indagare. Si tratterà di accertare se l'infermiera Sonya Caleffi abbia provocato la morte di altri pazienti, oltre ai cinque per i quali ha reso ampia confessione.
I casi sono quelli verificatisi tra il primo settembre e l'8 novembre. La prima data è quella che segna l'inizio del rapporto lavorativo della donna con l'ospedale di Lecco, la seconda è quella in cui morì Maria Cristina, pensionata di 99 anni di Dervio (Lecco).
Sulle morti avvenute nel reparto in cui lavorava l'infermiera fermata per omicidio plurimo, la direzione sanitaria si è attivata per fornire le cartelle.
«Su questi casi di morte - ha confermato il direttore generale dell'ospedale di Lecco, Pietro Caltagirone - sta ora indagando la Procura della Repubblica, per stabilire quanti pazienti sono deceduti per cause naturali e quanti sarebbero stati uccisi». Attualmente, oltre ai cinque delitti confessati dall'infermiera, sarebbero altre due le morti sospette.

EX GENERALE TRA I CASI DI MORTE SOSPETTA
Uno dei decessi sospetti sui quali la Procura di Lecco sarà chiamata ad indagare, è quello di Biagio La Rosa, un generale in pensione di 84 anni, residente a Lecco e morto lo scorso 26 settembre mentre era ricoverato all'ospedale Manzoni di Lecco.
Il pensionato era stato ricoverato in Medicina, il reparto in cui dal primo settembre lavorava l'infermiera Sonya Caleffi. La sua morte stupì i parenti, soprattutto in quanto l'uomo pareva aver superato la fase più acuta dei suoi disturbi. L'ex generale era parente dell'avvocato Francesco Giordano, noto penalista di Lecco, ex dirigente di polizia.
Dopo aver saputo del fermo di Sonya Caleffi, l'avvocato si è recato in Procura per parlare con il procuratore capo Anna Maria Delitala.
«Il generale Biagio La Rosa era mio cognato - spiega l'avvocato Giordano -. Venne ricoverato il 23 settembre per problemi di embolia polmonare. Le sue condizioni sembravano stabili. La sera del 26 settembre, ricordo bene, andammo a fare visita all'ammalato. Lo trovammo in buone condizioni, eppure durante la notte si aggravò. Mio cognato morì poco dopo mezzanotte. Una donna aveva il compito di assisterlo, e in serata non aveva notato nulla di strano».
Ora, sulla base della segnalazione dell'avvocato, la morte del generale è entrata nel numero complessivo delle 15 su cui si faranno accertamenti.

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