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Iraq - Un italiano forse ucciso da ribelli

Salvatore Santoro 52 anni, originario di Pomigliano d'Arco sarebbe stato ucciso a un posto di blocco di insorti • Ucciso il direttore delle poste
ROMA - In Iraq è stato rapito un altro italiano. La notizia piomba in Italia poco dopo le 21,30 e coglie il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, in una cena di gala a Villa Madama. In pochi minuti il ministro è alla Farnesina, da dove coordina le verifiche. Mentre si susseguono le indiscrezioni, si concretizzano poche certezze: l'italiano scomparso è Salvatore Santoro, 53 anni fra meno di un mese, originario di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, ma da molto tempo residente in Gran Bretagna.

le ultime informazioni da giornalisti locali a Baghdad affermano che l'uomo sarebbe stato ucciso a un posto di blocco di insorti iracheni nei pressi di Ramadi (100 km. a ovest di Baghdad), dopo che avrebbe cercato di superarlo senza fermarsi e avrebbe investito un miliziano.

Si tratta dell'ottavo sequestro, dopo quello delle guardie private Maurizio Agliana, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi; del pubblicitario Enzo Baldoni e delle due cooperanti Simona Pari e Simona Torretta.
Il comunicato ufficiale della farnesina parla di «un corpo» senza vita mostrato a un fotografo iracheno insieme a un passaporto intestato a Salvatore Santoro, nato il 10 gennaio 1952. Ma il cadavere, riferirà poco dopo Fini, è bendato e il fotografo non ha scattato neppure una foto: ogni raffronto è impossibile.

E' lo stesso capo della Farnesina, a cercare di chiarire quanto è accaduto. «Un fotografo locale avrebbe raccontato quanto visto a un corrispondente di un'agenzia americana che a sua volta l'avrebbe riferito a un diplomatico tedesco che avrebbe contattato la nostra ambasciata». A portare il fotografo sul posto in cui si trovava il corpo sarebbe stato un gruppo di «terroristi» che gli ha anche mostrato il passaporto di Santoro. «Vi sono molti aspetti dubbi, tutto va preso con molta cautela» sottolinea Fini più volte, evidenziando «la totale assenza di elementi certi».

Nel frattempo l'unità di crisi della Farnesina ha cercato di ricostruire il passato, anche recente, di Santoro. Emerge così che con la famiglia - era terzo di sei figli di una coppia di braccianti agricoli - era emigrato in Gran Bretagna nel 1961 e che qui aveva subito tre condanne: per concorso in falsificazione di documenti e truffa; per essersi sottratto alla custodia cautelare e per concorso in furto. Per sei anni era stato detenuto in Gran Bretagna ed era in libertà sulla parola.
Difficili i contatti con la famiglia: una sorella fa sapere di non avere sue notizie da molto tempo, mentre una cugina racconta di averlo sentito più di recente. A lei Santoro, forse in quel momento in Spagna, avrebbe raccontato di viaggiare molto. Poco altro: orfano di padre, sembra che la madre viva in Italia, ma a tarda sera non è stata ancora rintracciata.

Cosa Santoro facesse in Iraq non è ancora chiaro. 'Charity for England and Wales', il coordinamento delle Organizzazioni non governative britanniche cui aveva detto di appartenere, fa sapere di non averlo in organico. Ma all'ambasciata di Amman, dove era andato per denunciare il furto del passaporto e per ottenere un documento nuovo, aveva detto di avere intenzione di recarsi in Iraq proprio per conto del coordinamento britannico.
I diplomatici italiani gli avevano raccomandato di registrare la sua presenza all'ambasciata a Baghdad. Cosa che Santoro non ha mai fatto.

Negli anni Ottanta Santoro, ottavo italiano sequestrato in Iraq, era incappato in alcuni problemi giudiziari e, dopo aver trascorso un periodo di detenzione, è stato scarcerato nel 1984 dopo aver cumulato sei anni di reclusione per frode, violazione delle norme sull'uso degli stupefacenti e sottrazione volontaria a un provvedimento di custodia cautelare.

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