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Duello a distanza fra Berlusconi e Prodi

Giornata incandescente dopo la condanna per mafia del senatore Dell'Utri, di Forza Italia. Apertura della campagna elettorale in vista delle elezioni regionali della primavera prossima. Il premier ed il leader dell'opposizione sono intervenuti su tasse e futuro economico e sociale del Paese. Il centrosinistra risponde al "no tax day" con l'accusa di non aver migliorato la competitività e puntando l'indice sull'evasione fiscale
ROMA - Botta e risposta a distanza tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, in una giornata che è sembrata a molti un'apertura della campagna elettorale per le elezioni regionali della primavera 2005. Il presidente del consiglio dal palco del "no tax day" a Mestre rilancia la sua sfida e promette: «ridurremo la pressione fiscale al 39%». E il professore dalla convention della Gad di Milano replica: «Non siamo il partito delle tasse. Ma la sfida vera è la competitività. Meglio ridurre i contributi sul lavoro e scommettere sui giovani». Due città diverse, due platee diverse, due linguaggi diversi, ma molti temi in comune nei discorsi dei leader dei due schieramenti.
Così il premier Berlusconi nel giorno del riabbraccio con l'ex ministro Giulio Tremonti, è tornato a lanciare il suo «j'accuse» contro una struttura dello Stato «ancora pletorica, inefficiente e burocratica. Talvolta questa struttura statale sembra fatta apposta per frenare lo sviluppo». Tra gli applausi della platea, il premier ha puntato il dito contro lo Stato invadente, controllore di tutto, anche in economia, e «mangiasoldi» nelle tasche dei cittadini. Uno Stato, insomma, che per reggersi ha bisogno di molte tasse. Proprio quelle che Berlusconi vuole ridurre e che il centrosinistra, ad avviso del cavaliere, vuole mantenere. «L'opposizione - ironizza - è arrivata al paradosso di portare gente in piazza per scioperare contro la riduzione delle tasse. È una cosa inspiegabile quasi inconcepibile».
Ma Prodi non ci sta e prova a rilanciare proprio sul terreno della riduzione del prelievo: «hanno cercato di dipingerci come il partito delle tasse. Ma sbagliano. Non aboliremo la progressività e questo vuol dire una cosa semplice: Chi ha più possibilità è chiamato a contribuire in misura maggiore di chi ha meno». E poi, aggiunge, «la verità è che il conto della manovra decisa dal governo quest'anno ammonta a 31 miliardi di euro», prevedendo che «nel 2005 le imposte aumenteranno di quasi 4 miliardi di euro».
«Siamo nella stagnazione» afferma ancora il Professore, che propone di applicare «meno tasse e meno contributi sul lavoro e sui redditi da lavoro medio bassi». Lo spazio per ridurre la pressione fiscale sul lavoro, ha proseguito, «c'è e non lo si deve trovare nei tagli ai servizi e allo stato sociale, ma anzitutto nella lotta all'evasione, che è enorme e crescente».
Ma per Berlusconi quello delle tasse è il vero cavallo di battaglia. E nel giorno del "no tax day" non poteva essere diversamente: «in sei anni di governo - scandisce - la sinistra le ha solo aumentate con 31 differenti provvedimenti. Questo governo, invece, resterà fino alla fine della legislatura e ridurrà le tasse anche nel 2007 e nel 2008. Nostro obiettivo è ridurre la pressione fiscale complessivamente al 39% come abbiamo previsto».
Il premier comunque non tralascia gli altri temi a cominciare dall'euro e rivendica i risultati ottenuti dal suo governo «eccessivamente valorizzato»: è ora che «dalla Bce - sottolinea - ci sia una sterzata forte per cambiare il rapporto con il dollaro».
Confermata anche l'intenzione di modificare la legge elettorale. «Penso che sia nostro dovere intervenire per cambiare la legge elettorale, lo faremo con i numeri di questa maggioranza» ha detto il premier ribadendo l'intenzione di una modifica per arrivare con il nuovo sistema alle politiche. La legge, ha spiegato, va cambiata «senza stravolgere il bipolarismo» e «abolendo lo scorporo».
Quanto allo schieramento guidato da Prodi il Cavaliere non ha dubbi: «Questa sinistra non è in grado di andare al governo del Paese, non ha credibilità», una sinistra che, accusa il premier, «usa ancora come metodo di lotta politica quello del vecchio Pci» e che «demonizza» l'avversario politico «anche attraverso l'uso politico della giustizia». Accuse alle quali il professore risponde con linguaggio pacato e concetti forti: «diciamo no - scandisce - alla politica senza valori» . Il centrodestra «ha tolto la speranza nel futuro. In tre anni e mezzo di governo hanno prodotto un disastro».
E proprio per ricostruire quello che l'attuale governo ha distrutto Prodi lancia la sua sfida: «a questa politica senza morale - afferma - dobbiamo dire tre no». Il primo no «è allo stravolgimento della Costituzione» allestito dal centrodestra e approvato poche settimane fa in prima lettura alla Camera poiché «rompe l'equilibrio dei poteri e spezza l'unità del Paese». Il secondo no Prodi lo pronuncia contro la riforma della giustizia che «punta a spezzare il senso della legge. Si umiliano i giudici, si fanno le leggi ad personam, si schierano gli avvocati delle proprie cause nella battaglia parlamentare».
Il terzo no «è ad un cambiamento delle regole del confronto elettorale e delle norme che garantiscono un livello minimo di parità nell'uso delle risorse della comunicazione. Ma non ci dobbiamo stupire che governo e maggioranza siano contrari alla parità». Prodi prosegue con l'accusa al governo di centrodestra. «Hanno creato insicurezza e hanno tolto la speranza nel futuro» dice il leader della Gad.
«Non è con meno risorse - prosegue Prodi - che si combattono camorra, mafia e criminalità. Una criminalità che ha rialzato la testa ed è in crescita dovunque ad eccezione che nei telegiornali, ma tre anni e mezzo di governo hanno prodotto un disastro non solo nei conti pubblici: hanno prodotto nuove gravissime disuguaglianze». Perciò, sottolinea, «è ora di rilanciare l'Italia: noi ce la possiamo fare perché noi siamo quelli che ce l'hanno già fatta quando la sfida era più difficile. Siamo quelli che tutti i giorni ce la fanno nel governo delle città, delle province, delle regioni. Siamo quelli che le promesse le mantengono».
E se Prodi si presenta come il leader che mantiene gli impegni, Berlusconi annuncia di essere pronto a «sottoscrivere nuovi impegni per il 2006. Sono convinto che tutti insieme nella Casa delle Libertà sapremo procedere nella politica di governo che tra un anno e poco più presentarci con tutti gli impegni assolti. Ma non sarà per quel risultato, pur positivo, che potremo chiedere agli italiani di darci il loro voto. Perché i cittadini guardano, giustamente, al futuro. Per avere la fiducia degli italiani dal 2006 in poi dovremo sottoscrivere altri impegni ed è quello che ci stiamo apprestando a fare».
Per Berlusconi, dunque, «anche se molto è stato fatto, moltissimo resta da fare e consegneremo ad un esercito di giovani la missione di far conoscere questi nostri progetti». Giovani, ha spiegato, che hanno il compito di dare «linfa nuova» alla politica. «A voi ragazzi - afferma il premier rivolto ai tanti giovani azzurri presenti - consegniamo i nostri sogni. Con il vostro sguardo limpido, trasparente dovrete spiegare ai nostri concittadini perché siamo scesi in campo e perché saremo sempre in campo. Forza Italia è stata e rimarrà sempre il baluardo insuperabile di democrazia, benessere e libertà del Paese, che amiamo».
«La nostra religione di libertà - aggiunge il premier - è assolutamente indispensabile per non lasciare il Paese a chi fa dell'invidia, spesso dell'odio la sua bandiera. Vogliamo far prevalere il nostro spirito di libertà: Forza Italia, Forza Libertà», conclude il presidente del Consiglio tra gli applausi calorosi della folta platea.

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