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«No» dell'Antitrust all'Ordine degli infermieri e degli ostetrici

Il ddl Disposizioni in materia di professioni sanitarie non mediche, approvato dal Consiglio dei ministri sarebbe in contrasto con i principi della concorrenza e del libero mercato
ROMA - L'Autorità garante della concorrenza e del mercato boccia il disegno di legge sulle professioni sanitarie non mediche - come quella infermieristica, ostetrica e riabilitativa - approvato lo scorso novembre: prevedendo infatti l'istituzione di ordini professionali e subordinando l'esercizio di tali professioni all'iscrizione obbligatoria al rispettivo albo, il provvedimento «provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all'entrata di nuovi operatori».
L'Antitrust evidenzia i profili di contrasto con i principi della concorrenza e del libero mercato contenuti nel ddl Disposizioni in materia di professioni sanitarie non mediche, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 novembre su proposta del ministro della Salute, attraverso una segnalazione trasmessa ai presidenti del Senato e della Camera, al presidente del Consiglio, al ministro della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni.
Il ddl, spiega l'Antitrust, riguarda le professioni sanitarie non mediche che svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato, attività di prevenzione, assistenza, cura e riabilitazione. Si tratta, cioè, delle professioni infermieristiche, ostetriche, riabilitative e tecniche della prevenzione. In particolare, si legge nella segnalazione, «il ddl in questione delega il governo ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di istituire i relativi Ordini professionali per le professioni sanitarie non mediche indicate, prevedendo altresì la trasformazione dei Collegi professionali esistenti in Ordini professionali e subordinando l'esercizio di tali professioni all'iscrizione obbligatoria al rispettivo Albo professionale e all'esito dell'esame di Stato abilitante».
A questo proposito però, afferma l'Antitrust, «si rileva che la costituzione di nuovi Ordini professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all'entrata di nuovi operatori». E nel caso delle professioni considerate, secondo l'Autorità, è ingiustificata una «limitazione della concorrenza attraverso l'imposizione di barriere all'accesso nel relativo mercato». Sotto il profilo della qualificazione professionale, spiega infatti l'Antitrust, «le esigenze di tutela del consumatore possono essere integralmente soddisfatte con la previsione di un percorso formativo di livello universitario obbligatorio, come peraltro ribadito dalla Commissione europea». La stessa Commissione, ricorda l'Autorità, ha infatti rilevato come una «limitazione all'accesso al mercato si ripercuote negativamente sulla concorrenza e sulla qualità dei servizi offerti, determinando un significativo aumento dei prezzi a cui, peraltro, non corrisponde sempre una qualità migliore dei servizi». Per queste ragioni, l'Antitrust ritiene dunque che il ddl in questione «possa determinare una restrizione della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato dei servizi professionali nel settore sanitario non medico». L'Autorità, conclude la segnalazione, «confida pertanto che, nel corso della discussione in sede parlamentare, tali osservazioni possano essere tenute in adeguata considerazione, allo scopo di agevolare uno sviluppo effettivo della concorrenza nel settore delle professioni sanitarie non mediche».

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