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Accordo sull'Irap. Franchigia da 7.500 a 8.000 ?

Sciolto uno dei nodi rimasti per il calo delle tasse. L'aumento della franchigia è per le imprese con base imponibile inferiore a 180.759,91 euro. L'Authority per l'Energia: la Finanziaria rischia di far aumentare le bollette elettriche. • Alta Commissione su spesa pubblica, Governo battuto
Marcello Pera ROMA - La Commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento del relatore che porta la franchigia per l'Irap da 7 mila 500 a 8 mila euro. Era uno dei nodi rimasti insoluti dopo la presentazione dell'emendamento per il calo delle tasse. Ad annunciarlo è il ministro per il Welfare Roberto Maroni parlando. «Abbiamo trovato un accordo, questa mattina prima del Consiglio dei Ministri - ha detto Maroni -. Un accordo soddisfacente per noi, per la Lega». La Lega dunque ha fatto un piccolo passo indietro e l'aumento della no tax area Irap arriva fino a ottomila euro e non 8.100 come era previsto nell'emendamento originario, prima della Lega, poi del relatore. L'aumento della franchigia è per le imprese con una base imponibile inferiore a 180.759,91 euro.
Secondo l'emendamento attualmente all'esame della commissione Bilancio del Senato, l'aumento della no tax area per l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive produrrà una perdita di gettito di competenza pari a circa 67 milioni di euro a partire dal 2005. Per quanto riguarda invece l'andamento di cassa, non si registrano variazioni di gettito per il 2005; mentre la perdita nel 2006 è di 124 milioni di euro e dal 2007 il costo è di 67 milioni di euro.
La copertura è stata individuata in una riduzione di tutti gli stanziamenti di parte corrente della tabella C (quella relativa alle spese dei ministeri) in misura pari all'1,5% per il 2006 e in misura pari all' 1% a decorrere dall' anno 2007. L' articolo prevede anche una serie di modifiche in materia di accertamento delle imposte sui redditi.

AUTHORITY: LA FINANZIARIA RISCHIA DI FAR AUMENTARE BOLLETTE - Intanto, è intervenuta la stessa Authority per l'Energia, secondo cui la Finanziaria rischia di innescare un ulteriore aumento delle bollette elettriche «rendendo più problematica la manovra dell'Autorità di contenimento degli aumenti, da definirsi in occasione del prossimo aggiornamento per il primo trimestre 2005 e per quelli successivi».
L'Authority - in una segnalazione inviata a Governo e Parlamento - punta il dito sul previsto prelievo di «100 milioni di euro l'anno» da un fondo - finanziato dalle bollette degli utenti - destinato alla «copertura dei costi» della Sogin, la società 100% del Tesoro cui spetta lo smantellamento e la messa in sicurezza degli ex siti nucleari. Nel contesto della manovra finanziaria - si legge nella segnalazione - «è previsto un prelievo di 100 milioni di euro all'anno da risorse alimentate con la componente tariffaria A2, destinata anche alla copertura dei costi della società Sogin, società di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze, costituita per lo smantellamento degli impianti elettronucleari e per la messa in sicurezza del combustibile nucleare».
Tale prelievo - rileva l'organismo guidato da Alessandro Ortis - «non può che generare o un aumento delle tariffe elettriche o una riduzione dei fondi destinati alla citata società, con conseguente soppressione delle relative attività».
Tutte le risorse economiche della Sogin derivano dal settore elettrico, in particolare da due fondi istituiti a suo tempo dall'Enel e conferiti alla nuova società all'atto della sua costituzione. Tali fondi, alimentati dalle tariffe elettriche,e riguardanti, riguardano, rispettivamente, lo smantellamento degli impianti ed il trattamento del combustibile nucleare e «sono vincolati entrambi alla copertura delle spese da sostenere a questi fini».
Il prelievo in discussione, «pur in presenza di razionalizzazioni ed efficientamenti nella gestione societaria, potrebbe comportare così - spiega l'Autorità - «un ridimensionamento delle attività della Sogin. Attività che, tuttavia, riguardando anche la sicurezza, non possono essere eccessivamente compresse. Sarebbe quindi necessario garantire l'espletamento di tali attività attraverso un ulteriore aggravio degli oneri generali di sistema». E quindi sulla tariffa finale pagata dai clienti composta anche da questa voce. «Ove il prelievo sopra paventato divenisse legge, esso avrebbe riflessi tariffari e renderebbe più problematica la manovra dell'Autorità di contenimento degli aumenti, da definirsi in occasione del prossimo aggiornamento per il primo trimestre 2005 e per quelli successivi», ribadisce l'Autorità suggerendo di ritenere «opportuno che sia evitato il citato prelievo a valere su componenti della tariffa elettrica».

PROROGA ALLA COMMISSIONE BILANCIO - Il presidente del Senato Marcello Pera ha autorizzato la commissione Bilancio, come richiesto dal presidente della stessa commissione Antonio Azzollini, a proseguire nell'esame dei documenti di bilancio anche nella mattinata di oggi. Si tratta di una ulteriore proroga, rispetto a due precedenti, visto che l'originaria conclusione dei lavori in commissione era stata fissata per lunedì 6 dicembre. Nella lettera di risposta ad Azzollini, Pera fa presente che se la commissione non concluderà l'esame entro il nuovo termine dovrà proporre alla conferenza dei capigruppo un nuovo termine per l'inizio dell'esame della manovra in aula, con conseguente allungamento dei tempi.
- «Nell'acconsentire a tale proroga - scrive Pera nella lettera di risposta ad Azzollini, diffusa in una nota dell'ufficio stampa del Senato - non posso però non renderle noto che, ove la commissione non concludesse i propri lavori entro il nuovo termine da lei richiesto, la presidenza avrà il dovere di proporre alla Conferenza dei capigruppo una diversa data di inizio dell'esame in Assemblea della manovra finanziaria, che tenga conto dell'effettivo momento di conclusione dei lavori presso la commissione. Ciò potrà comportare, evidentemente, un allungamento dei tempi di esame da parte dell'Assemblea».
Nella sua lettera, Pera ricorda che «la Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari aveva originariamente stabilito in lunedì 6 dicembre la data di conclusione per l'esame in commissione. Tale data, su sua richiesta - scrive Pera ad Azzollini - era stata prorogata, una prima volta, a martedì 7 dicembre, e ulteriormente differita a giovedì 9 dicembre. Prendo ora atto della nuova richiesta di proroga».

«EMENDAMENTI SOLO CON RELAZIONE» - Gli eventuali emendamenti del governo alla Finanziaria in Aula a Palazzo Madama dovranno essere accompagnati «dalla prescritta relazione tecnica» e non dovranno discostarsi «dalle materie oggetto di discussione in commissione». E' quanto afferma il presidente del Senato, Marcello Pera, in una lettera inviata questa mattina al ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. «E' stata da più parti prospettata, sia in sede di commissione Bilancio che in dichiarazioni pubbliche - scrive Pera - la possibilità che il governo presenti ulteriori emendamenti nel corso dell'esame in Assemblea del bilancio dello Stato e della legge finanziaria».
«Come da me più volte ricordato al governo nel corso delle settimane passate - aggiunge il presidente del Senato nella lettera al ministro Giovanardi - ritengo opportuno portare nuovamente alla Sua attenzione la necessità che, nell'osservanza di quanto previsto dalle norme di contabilità, gli emendamenti stessi siano accompagnati dalla prescritta relazione tecnica. Ciò consentirà alla presidenza di esercitare i poteri di cui all'articolo 128, comma 6, del Regolamento e di garantire in tal modo l'integrale rispetto dell'articolo 81 della Costituzione». «Richiamo altresì l'attenzione del governo - conclude Pera - sull'esigenza che gli eventuali emendamenti presentati non si discostino dalle materie oggetto di discussione in commissione».
L'articolo 128 del regolamento citato da Pera riguarda l'inammissibilità degli emendamenti alla finanziaria privi di copertura. La norma prevede che «sono inammissibili gli emendamenti d'iniziativa sia parlamentare che governativa, al disegno di legge di approvazione dei bilanci di previsione dello stato e al disegno di legge finanziaria, che rechino disposizioni contrastanti con le regole di copertura stabilite dalla legislazione vigente per la stessa legge finanziaria o estranee all'oggetto della legge di bilancio o della legge finanziaria». Nella sua lettera, Pera ha richiamato anche l'articolo 81 della Costituzione, secondo il quale ogni legge che comporti nuove spese «deve indicare i mezzi per farvi fronte».

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