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Muoiono di fame 5 milioni di bambini ogni anno

Presentato il nuovo rapporto Fao, "La sicurezza mondiale dell'insicurezza alimentare (Sofi) 2004". La fame nel mondo colpisce 852 milioni di persone. Il rapporto indica i Paesi che hanno avuto successo nel ridurre la fame e quelli che non sono stati finora in grado di avanzare verso gli obiettivi del Vertice mondiale sull'alimentazione del 1996: ridurre della metà la fame nel mondo entro il 2015
Fame nel mondo: muoiono 5 milioni di bambini ogni anno ROMA - La fame e la malnutrizione uccidono ogni anno più di 5 milioni di bambini e costano ai Paesi in via di sviluppo miliardi di dollari in termini di perdita di produttività e di reddito nazionali. E' quanto emerge dal rapporto annuale della Fao sulla fame nel mondo "La sicurezza mondiale dell'insicurezza alimentare (Sofi) 2004", presentato oggi nella sede romana dell'organizzazione umanitaria in viale delle Terme di Caracalla dal vicedirettore generale del Dipartimento economico e sociale della Fao, Hartwig de Haen.
Ogni anno, si legge nel rapporto, nel mondo in via di sviluppo nascono più di 20 milioni di bambini con peso insufficiente. Per loro il rischio di morire durante l'infanzia è elevato, mentre quelli che sopravvivono, spesso, soffrono per tutta la vita di invalidità fisiche e cognitive.
Il rapporto annuale "Sofi" quest'anno focalizza l'attenzione sui costi umani ed economici. Valuta i progressi compiuti alla luce degli obiettivi di sviluppo del Millenio e del Vertice mondiale sull'alimentazione del 1996 di ridurre della metà la fame nel mondo entro il 2015. Il rapporto indica i Paesi che hanno avuto successo nel ridurre la fame e quelli che non sono stati finora in grado di avanzare verso gli obiettivi del Vertice e del Millennio.
Il documento contiene 6 pagine di statistiche che descrivono, Paese per Paese, dove si sta battendo il mondo per la riduzione della fame, offrendo un'analisi dettagliata dei motivi che hanno portato a risultati positivi o ad insuccessi. Il Sofi 2004 inoltre analizza il fenomeno della globalizzazione ed i cambiamenti nei sistemi alimentari delle regioni in via di sviluppo esamindando gli effetti della rapida urbanizzazione sui regimi alimentari cittadini.
Alla luce dei risultati del rapporto la Fao sostiene che: «è deplorevole che sia stato fatto così poco per combattere la fame, sebbene le risorse necessarie per prevenire efficacemente questa tragedia umana ed economica siano minuscole se confrontate agli utili». Una stima molto approssimativa indica che i costi diretti del fenomeno ammontano a circa 30 miliardi di dollari all'anno, cinque volte più della somma destinata finora al Fondo momdiale per la lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria.
Secondo quanto contenuto nel rapporto poi, gli attuali livelli di malnutrizione infantile genereranno perdite produttive e di reddito tra i 500 miliardi di dollari e un trilione, al valore corrente. «Per ironia della sorte - afferma la Fao - le risorse necessarie per affrontare il problema sono esigue in confronto ai potenziali proventi. Ogni dollaro investito nella sua riduzione può produrre da 5 fino a più di 20 volte tanto in termine di utili.
Il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo è salito ad 852 mln nel perodo 2000-2002, 18 milioni in più della metà degli anni '90, «i costi umani ed economici - ammonisce la Fao - non potranno che aumentare se questa tendenza non verrà invertita». Di questi 852 mln, 815 si trovano nei Paesi in via di sviluppo, 28 mln nei Paesi in transizione e 9 mln in quelli industrializzati.
Malgrado questi dati negativi nel rapporto Sofi 2004 si sostiene che l'obiettivo di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015 sia ancora possibile. Più di 30 Paesi, tra i quali Angola, Brasile, ùCuba, Costa Rica, Mozambico e Thailandia, hanno ridotto del 25% la percentuale delle persone che soffrono la fame nel corso degli anni 90. Per la Fao questi Stati: «hanno dato prova che un progresso rapido è possibile e costituiscono un esempio del modo in cui esso può essere raggiunto».
«Probabilmente - dichiara il vicedirettore del Dipartimento economico della Fao, Hartwig de Haen - la comunità internazionale non ha pienamente compreso il ritorno economico che avrebbe investendo nella riduzione della fame nel mondo. Si sa abbastanza circa i modi con cui si può porre fine a questa piaga ed ora è tempo di afferrare l'opportunità di arrivare a quest'obiettivo».

Nel rapporto della Fao si indicano quali siano i due approcci che debbano adottare i Paesi sviluppati nei confronti di quelli non sviluppati per ottenere un rapido progresso. Il primo comprende interventi che aumentino la disponibilità di cibo ed i redditi dei poveri incrementando le loro attività produttive. Il secondo approccio mette in evidenza programmi mirati che diano alle famiglie più bisognose l'accesso immediato e diretto all'alimentazione.
La Fao raccomanda poi che: «i Paesi adottino programmi su larga scala che promuovano anzitutto l'agricoltura e lo sviluppo rurale, da cui la maggiornaza dei poveri e degli affamati dipende per la propria sussistenza».

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