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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Dalla Puglia un futuro sostenibile per il Mediterraneo

A colloquio con Cosimo Lacirignola, direttore dell'Istituto agronomico mediterraneo di Bari, in una realtà che «costruisce ponti che servono ad unire e condividere conoscenze, solidarietà, ricerca, cooperazione» secondo un modello di formazione partecipata
cooperazione, pace BARI - «La Turchia è la nazione del bacino Mediterraneo che si svilupperà di più nei prossimi anni: ha una popolazione giovane, molto scolarizzata e preparata, risorse naturali a disposizione, la crescita sarà tumultuosa».
Senza voler minimamente entrare nella polemica che in queste settimane sta riempiendo i giornali, tra chi spinge per l'ingresso della Turchia nell'Unione europea e chi invece la vorrebbe ben oltre i confini «dell'Impero romano d'Occidente», Cosimo Lacirignola, direttore dell'Istituto agronomico mediterraneo di Bari, esprime il suo giudizio sulla base dell'esperienza maturata in anni di collaborazione con tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Lo Iam Bari è un istituto di eccellenza che dal 1962 è attivo come unica sede in Italia del Ciheam (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes), per sviluppare le competenze in ambito agricolo dei futuri funzionari e dirigenti dei paesi mediterranei. L'istituto opera all'interno di una grande rete europea: quest'anno accoglie 154 studenti di 21 paesi diversi, studenti serbi che siedono accanto a bosniaci, macedoni ed albanesi, palestinesi insieme ad iraniani, libici e marocchini, bellissime ragazze con eleganti foulard e più sbarazzine in pantaloni e casacche che sciamano ridendo insieme a colleghi uomini.
Attualmente sono quattro i corsi post-laurea attivi presso la sede barese dello Iam: sulla corretta gestione dell'acqua per usi agricoli, sulla protezione delle piante e della loro biodiversità, a sostegno delle coltivazioni biologiche e per un'agricoltura sostenibile.

«Ogni anno portiamo i nostri studenti al santuario di Padre Pio - spiega Lacirignola - una gita per far comprendere meglio il nostro territorio, un giro al quale nessuno si sottrae, anzi, che coinvolge tutti con grande entusiasmo, da noi il confronto è pratica quotidiana».
I conflitti interreligiosi e fondamentalisti restano fuori dallo Iam, nel campus si respira grande internazionalità ed ogni giorno si lavora per la pace, come prassi condivisa e non utopica.
«Qui noi costruiamo ponti che servono ad unire e condividere conoscenze, solidarietà, ricerca, cooperazione - sottolinea Lacirignola - crediamo in una formazione attiva, che sia sviluppo di competenze in funzione dei livelli di economia dei diversi paesi mediterranei. Da noi gli studenti, grazie a borse di studio internazionali, imparano a migliorare le loro conoscenze e a riprodurle nei paesi di origine, innescando buone prassi attive secondo modelli di sviluppo sostenibile. Faccio un esempio: se i paesi più sviluppati si limitano ad esportare una tecnologia così avanzata, che non serve a sostenere una vera crescita per paesi in via di sviluppo, questo non si può definire cooperazione, ma neo colonialismo. Se vendiamo trattori in paesi che hanno un'agricoltura ancora legata ad un sistema di lavoro manuale, l'unico risultato è condannare alla fame i contadini, il cui lavoro sarà inutile e non più paragonabile a quello di una macchina. Ma se insegniamo a quei contadini a lavorare il terreno con tecniche rispettose delle tradizioni e che migliorano la loro situazione economica, ecco che garantiamo una crescita molto più stabile e duratura».

Il concetto è «non diamo solo un pesce a chi muore di fame, ma insegniamo a pescare». Sembra facile, ma purtroppo si scontra contro le convenienze dei Paesi più forti economicamente, interessati più a vendere nei paesi deboli, che a sostenerne la crescita, imponendo ritmi di adeguamento sociale ed economico, che poi si ritorcono contro a livello culturale, con intere popolazioni che si rivoltano in nome di una religiosità fondamentalista ed oscurante.
Pratiche neocoloniali alle quali lo Iam di Bari e il Ciheam oppongono un modello di crescita più armonico e rispettoso delle diversità.
«Lo sviluppo di un Paese non può avvenire a salti - spiega il direttore - ecco perché per una crescita realmente sostenibile i ragazzi devono sviluppare competenze che non devono mai esulare da quello che ai loro paesi serve veramente. Dopo il master di uno o due anni che ogni studente segue da noi, continuiamo a seguire le necessità dei nostri ragazzi nei loro paesi di origine, sosteniamo i loro progetti, che in genere sono finanziati da Enti pubblici ed Istituzioni internazionali, sarebbe più facile lavarsene le mani una volta che escono dall'Istituto, ma questa non è cooperazione. La nostra responsabilità non si esaurisce organizzando le lezioni nei laboratori. Lo sviluppo o il mancato sviluppo di un'area non riguarda le risorse materiali a disposizione ma gli esseri umani».

C'è chi esporta la propria democrazia con le armi, c'è chi costruisce la democrazia e lo sviluppo accompagnando i paesi più deboli in un percorso dove al centro è l'uomo, le sue potenzialità, le sue tradizioni, il rispetto condiviso. Certo non è semplice, ma ciò che si realizza resisterà al tempo.
«In Palestina il 40% della popolazione ha meno di 15 anni. Significa che la metà dei palestinesi non conosce che cosa significhi la parola Pace. Per andare a scuola ogni giorno si sfida la morte, non si può prescindere da questa realtà quando si avviano strategie di crescita per quest'area. Si tratta solo di un esempio, naturalmente, ma è l'unico modo per arrivare a risultati concreti, altrimenti si sprecano solo parole».

Dalle parole vuote ai fatti concreti, lo Iam di Bari lavora da oltre quarant'anni in questa direzione, in silenzio, senza roboanti annunci trionfalistici, spesso all'insaputa del suo stesso territorio, che ne ignora le potenzialità, ma forse è meglio così: in tutti questi anni ha potuto lavorare senza dover ricorrere al clientelismo che paralizza molte strutture locali.
Bari come centro del Mediterraneo inizia dall'Istituto agronomico mediterraneo per costruire un futuro di Pace.

Rita Schena

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