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Puglia e Basilicata tra le sei regioni italiane a rischio analfabetismo

«I dati dell'Istat evidenziano la situazione di grave squilibrio educativo del Paese, dove ancora una volta è il Meridione a pagare lo scotto più alto dell'arretratezza educativa italiana», denuncia Saverio Avveduto, presidente dell'Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo
Alfabeto ROMA - Italiani istruiti? Non tanto. Quasi quaranta su cento leggono e scrivono con difficoltà o non possono farlo affatto, dato che sono analfabeti, semianalfabeti o in possesso della sola licenza elementare. A fronte di 3.699.000 di italiani che possiedono un dottorato di ricerca, una laurea o una laurea breve - infatti - altri 22.529.000, cioè il 39,2 per cento su un totale di 57.474.000 abitanti, rappresentano l'enorme serbatoio di chi è fermo alla licenza elementare o, addirittura, privo di titolo di studio.
«I dati dell'Istat evidenziano la situazione di grave squilibrio educativo del Paese, dove ancora una volta è il Meridione a pagare lo scotto più alto dell'arretratezza educativa italiana», denuncia Saverio Avveduto, presidente dell'Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo, l'Unla, e dell'Università di Castel Sant'Angelo, Ucsa, che ha condotto una ricerca sui sistemi educativi italiani e dei Paesi avanzati. Malgrado l'Italia si trovi nel novero ristretto delle nazioni più industrializzate del mondo, è ancora indietro quanto a scolarità. «Questo fa parte di un paradosso emblematico e tutto italiano, secondo cui il nostro Paese ha sfruttato al meglio l'arte, anch'essa meridionale, di arrangiarsi».
SEI REGIONI A RISCHIO E SEI ECCELLENTI
Sono sei le regioni del sud, definite dall'Unla a rischio analfabetismo, fin dal 1993: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna. E altrettante occupano, invece, i posti più alti della classifica, con oltre il 6 per cento di laureati: Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Toscana. I dati Istat elaborati dall'Ucsa convergono sostanzialmente con le più recenti rilevazioni ufficiali disponibili del Miur-Invalsi, il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca e Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione.
Ma l'analfabetismo non era stato sconfitto con le politiche educative messe in atto nel nostro Paese a partire dal secondo dopoguerra in poi? «La Costituzione italiana -risponde Avveduto- prevede otto anni di scolarità obbligatoria e titolo di studio di licenza media. Possiamo definire, perciò, due comparti i salvati e i sommersi, per usare un titolo di Primo Levi, come coloro che stanno sopra o sotto il dettato costituzionale: 16.677.000 i primi (29%) e 22.529.000 i secondi (39,2%). Si può considerare contemporaneo un Paese così vistosamente squilibrato?».

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