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Il presidente Ciampi in Cina: rapporti culturali

A Pechino col Capo dello Stato il ministro della Cultura, Giuliano Urbani. «Per guadagnare quote nel mercato cinese l'Italia deve sviluppare spirito di squadra, avere strategia, creare legami duraturi». Oggi previsto l'incontro col presidente cinese Hu Jintao; dall'Italia arriveranno Fini, Matteoli e Marzano
Il presidente Ciampi in Cina PECHINO - Alla vigilia dell'incontro col presidente cinese Hu Jintao, Carlo Azeglio Ciampi non vuole almanaccare se l'Italia in questi anni abbia fatto molto o poco per intensificare i rapporti economici con la Cina. Secondo il suo stile, il presidente invita a guardare avanti, ai frutti positivi che può dare, in positivo, questa sua visita di Stato in cui è affiancato a turno da quattro ministri e dallo stato maggiore dell'imprenditoria italiana. Oggi, giornata dedicata alla cultura, c'è stato con Ciampi il ministro Urbani. Domani arriveranno Fini, Matteoli e Marzano.
Ora per noi, in Cina, dice il presidente, l'importante è gettare i semi. Poi, verrà il momento di raccogliere i frutti. Per guadagnare quote nel mercato cinese, spiega, l'Italia deve sviluppare spirito di squadra, avere strategia creare legami duraturi. E oggi questo fa dire: puntiamo innanzi tutto a rafforzare i rapporti culturali.
Presidente, non crede che avremmo dovuto muoverla prima la 'squadra Italia', come sta facendo lei? Non dipende forse da questo il nostro restare indietro rispetto ad altri Paesi nelle graduatorie degli scambi con la Cina? «Sentite - fa Ciampi, per tagliar corto con le recriminazioni - io ho sempre applicato questo metodo di lavorare insieme, senza gelosie, con le altre istituzioni: alla Banca d'Italia, a Palazzo Chigi, al Ministero del Tesoro. Quando l'obiettivo è comune, così si moltiplicano le energie». Il ministro Urbani e il sottosegretario Boniver annuiscono.
Ciampi riprende il concetto iniziale. «Oggi ho avuto la conferma di quanto sia importante gettare i semi», dice. Racconta che Dai Xianglong, il sindaco di Tianjin, metropoli di dieci milioni di abitanti a 70 chilometri da Pechino, ha sollecitato un progetto italiano per il restauro del quartiere italiano della sua città, perchè si è ricordato di Ciampi e dei rapporti che avevano stabilito nel 1983, quando entrambi erano governatori delle banche centrali dei loro paesi. Ciampi lo aveva incontrato a Pechino, poi in Italia, e aveva promosso l'invio a Via Nazionale di giovani economisti per studiare l'impiego dell'informatica. E i cinesi non lo hanno dimenticato. Dunque conviene «gettare semi che attecchiscono e danno frutti a lungo periodo». Ma occorre accompagnare le iniziative economiche, «soggette sempre ad alterne vicende», con un forte investimento nella cooperazione culturale, che crea comprensione reciproca, legami profondi e duraturi.
«Ci sono tante cose già fatte, molte altre sono state avviate», sottolinea Ciampi, per rovesciare visioni pessimistiche e rinunciatarie. Ricorda il progetto Tianjin (l'area urbana della ex concessione italiana sarà restaurata e ampliata applicando un progetto italiano dello Studio Gregotti). Ricorda che i cinesi hanno scelto gli esperti italiani per realizzare il restauro di uno dei loro principali monumenti: la Sala del Trono all'interno della Città Proibita. Ricorda che ora è allo studio un incarico analogo all'Italia per la Grande Muraglia. Ricorda che sarà firmato un accordo di gemellaggio fra gli organizzatori dei Giochi invernali di Torino 2006 e delle Olimpiadi di Pechino 2008. Conferma che, superando vecchie difficoltà, verranno a studiare in Italia più studenti cinesi. Chiama in causa il ministro Urbani, che elenca le numerose iniziative italo-cinesi in cantiere in campo culturale.
Insomma, siamo sulla buona strada, e lavorando sodo otterremo dei risultati, in questo che si conferma come il paese delle grandi opportunità da cogliere, che sta crescendo a un ritmo troppo rapido, che le autorità vogliono frenare e che, osserva Ciampi, è alle prese con «gravi problemi di squilibrio interno», fra città e campagna; col problema di distribuire a tutti i ceti sociali il benessere che sta nascendo dall'apertura del mercato.
Ciampi, che mancava da Pechino dal 92, ha notato grandi cambiamenti. «Già allora la città - ha detto - non erà più quella delle biciclette e della gente tutta vestita uguale. Molte bici erano state sostituite dalle automobili. I vestiti erano multicolori. Tante piccole case e catapecchie erano diventate grandi edifici o grattacieli, ma erano solo alcuni quartieri nuovi, nati come isole in mezzo a quelle case. Ora invece c'è la continuità fra questi edifici nuovi e Pechino è appare come una grande metropoli».
Alberto Spampinato

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