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Schiaffeggia la figlia, condanna esemplare da parte della Cassazione

La ragazza stava disegnando cuoricini sulla sabbia. La Cassazione gli ha inflitto un mese di reclusione, pagherà le spese processuali e il risarcimento alla moglie e alla figlia costituitesi parte civile
ROMA - Può costare cara la sberla che un genitore dà al figlio. La Corte di Cassazione ha, infatti, inflitto la condanna esemplare ad un mese di reclusione ad un padre che diede uno schiaffo alla figlia perché faceva disegni nella sabbia con le mani. Ad infliggere la pesante punizione ad un papà napoletano di 49 anni è stata la Quinta sezione penale che ha ritenuto lo schiaffo alla ragazzina così grave da escludere nel comportamento «l'esercizio dello ius corrigendi». La vicenda si è svolta a Napoli, nell'estate 2002, dove Vittorio D. G., padre di due figlie, non sopportando che la primogenita Maria Chiara si sporcasse disegnando cuoricini sulla sabbia, l'aveva rimproverata pesantemente schiaffeggiandola.
Immediata la reazione della madre Marina che ha denunciato l'atteggiamento del consorte, costituendosi parte civile. Condannato dal Tribunale di Napoli (due mesi di reclusione, con le attenuanti generiche, per il reato di lesioni personali), Vittorio è stato condannato ad un mese di reclusione, senza condizionale, per «percosse» dalla Corte d'appello napoletana nel giugno 2003.
Inutilmente l'uomo ha protestato in Cassazione rivendicando che non si poteva ravvisare una «responsabilità penale» nella sua reazione.
La Suprema Corte, sentenza 46775/04, non ha condiviso il ragionamento difensivo e, dichiarando il ricorso di Vittorio D. G. «inammissibile», ha giudicato giusta la decisione dei giudici di merito sottolineando che la «responsabilità del padre per il reato di percosse è congrua ed esente da vizi». Per i supremi giudici non merita attenuanti quel padre «che aveva schiaffeggiato la figlia Maria Chiara perché stava disegnando sulla sabbia, insieme alla sorella, dei cuoricini con la parola "mamma"». Vittorio G., oltre alla condanna esemplare, pagherà le spese processuali, 500 euro alla cassa delle ammende e dovrà rifondere la moglie, costituitasi parte civile con la figlia, con 1.800 euro.

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