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Meno rifiuti in discarica ma si differenzia poco

Presentato il rapporto Apat e Onr. Nel 2003 la produzione di rifiuti urbani è stata di 30 milioni di tonnellate. Aumenta, poco, la raccolta differenziata. • L'Ue condanna l'Italia: non si è adeguata alle norme sull'incenerimento • Il Comune di Modugno (Bari) blocca la costruzione del termovalorizzatore
Meno rifiuti in discarica ma si differenzia poco
Raccolta rifiuti ROMA - Forte riduzione dello smaltimento in discarica (dal 74,4% al 53,5% in cinque anni), si conferma una decisa diminuzione del tasso complessivo di crescita della produzione di rifiuti, ma ancora la raccolta differenziata resta al palo.
Questa la fotografia dell'Italia dei rifiuti scattata dal rapporto annuale realizzato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente (Apat) e dall'Osservatorio Nazionale dei Rifiuti (Onr) e presentato oggi a Roma alla presenza del ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli.
Nel 2003 la produzione di rifiuti urbani si attesta a circa 30 milioni di tonnellate, con un incremento, rispetto al 2002, intorno allo 0,6%. La raccolta differenziata nel 2003 ammonta ad oltre 6,4 milioni di tonnellate rispetto ai 5,7 del 2002, con una percentuale che passa dal 19,2% al 21,5%. Nonostante questa crescita, l'obiettivo fissato dal decreto legge del '97 per il 2001 a livello nazionale non è stato ancora raggiunto.
«Quest'anno - ha sottolineato Matteoli - il rapporto ci mostra dati molto confortanti che dimostrano che gli interventi negli ultimi anni sono stati incisivi. Si contrae la produzione di rifiuti; gli italiani producono meno rifiuti urbani rispetto agli altri cittadini europei e questo è un dato che mi soddisfa molto». «Lo smaltimento in discarica - ha proseguito il ministro - è diminuito sensibilmente, mentre aumenta, seppure ancora di poco, il ricorso alla termovalorizzazione. Gli italiani però differenziano ancora poco: il 21,5% raggiunto è un buon risultato parziale, ma non è ancora sufficiente per allinearci con gli obiettivi di legge». In particolare, nella classifica geografica al centro la raccolta differenziata si colloca al 14,6% nel 2002 e al 17,1% nel 2003 raggiungendo con 4 anni di ritardo il target del 15% individuato dalla normativa per il '99. Il Nord nel 2002 e nel 2003 si colloca al 30,6%e 33,5%, sfiorando l'obiettivo del 35% fissato dal decreto Ronchi per il 2003; nettamente più bassi i tassi di raccolta nel sud Italia pur se in costante crescita (6,3% nel 2002 e 7,7% nel 2003). In tutto quindi nel 2003 la raccolta differenziata al nord ha raggiunto i 4,6 milioni di tonnellate, al centro 1,1 e al sud poco meno di 760mila. Lombardia e Veneto guidano la classifica con rispettivamente il 40% e 42%.

Secondo il rapporto ogni cittadino ha prodotto 2,13 tonnellate di rifiuti nell'anno 2002. Complessivamente ne sono stati prodotti 122 milioni di tonnellate. Secondo i dati presentati da Massimo Ferlini, presidente dell'Osservatorio, in Italia la produzione totale di rifiuti solidi urbani è pari a circa 30 milioni di tonnellate, mentre sfiora i 55 milioni di tonnellate la produzione di rifiuti speciali. Quei 30 milioni equivalgono a riempire di sacchi ogni due anni l'intera isola d'Elba, oppure ogni anno il riempimento di una discarica alta 30 metri, e con una superficie pari all'isola di Procida.
Dal 1995 al 2003 la crescita totale della produzione di rifiuti urbani è stata pari al 20,2%, con un trend costante di aumento. Di questi ultimi, sono almeno 5 i milioni di tonnellate considerate pericolosi. Nel conteggio anche una produzione di oltre 37 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzioni e demolizioni. Quanto alla raccolta differenziata, lo scorso anno è stata pari a circa 6,5 milioni di tonnellate, equivalente al 21,5% del totale dei rifiuti solidi urbani ed al 5,6% del totale generale. Dei rifiuti raccolti separatamente, poco meno di 6 milioni di tonnellate riguardano i rifiuti di imballaggio domestici, commerciali ed industriali avviati al riciclo, pari al 18,8% del totale dei rifiuti solidi urbani ed al 4,6% del totale generale.
La gestione - sottolinea Ferlini - avviene in modo separato. Per i rifiuti solidi urbani si evidenzia una tendenza allo sviluppo di sistemi integrati di gestione che prediligono trattamenti di riciclo e recupero allo smaltimento in discarica, e a questo proposito va detto che lo smaltimento indifferenziato è sceso al 53,5%, ma resta comunque un livello ancora alto, passando al 70% dopo i trattamenti. In diverse aree provinciali emergono sistemi integrati di gestione che hanno sviluppato un efficiente servizio di raccolta differenziata ed impianti di trattamento ed anche di termovalorizzazione, consentendo una riduzione del volume di rifiuti urbani depositati in discarica, fino a percentuali inferiori al 50% del rifiuto urbano prodotto. In qualche area si scende anche al 20%. Sono per la maggior parte ubicate al nord le province che hanno raggiunto questi risultati, mentre al centro e al sud si continua a smaltire in discarica fino al 90% del rifiuto urbano prodotto.
Dal rapporto dell'Osservatorio emerge quindi che «se da una parte vanno evidenziati i risultati positivi ottenuti in diverse province, molto rimane da fare ancora nella maggior parte dell'Italia per poter raggiungere gli obiettivi fissati dalla normativa». Quanto allo specifico problema dei rifiuti speciali, il sistema di gestione è strutturato con modalità di raccolta, trattamento e recupero diverse da quelli del settore dei rifiuti urbani. Una quota, circa 42 milioni di tonnellate (pari al 48% del 2001, altri dati aggiornati non sono disponibili) subisce dei trattamenti di riciclo e recupero, mentre la restante parte, 15 milioni di tonnellate, viene smaltita in discarica, e questo riguarda in particolare i fanghi e gli inerti.
Il Rapporto sottolinea che «un maggior controllo di questi rifiuti, una più efficiente organizzazione del sistema ma anche la realizzazione di nuovi impianti con tecnologie di prevenzione, riciclo e recupero, sono condizioni necessarie per migliorare l'attuale sistema di gestione». Le quantità di rifiuti prodotti sono ormai elevate e dunque si fa pressante la necessità di migliorare i sistemi di gestione per poter intercettare il maggior quantitativo possibile di rifiuti prima dello smaltimento in discarica. Gli obblighi normativi di trattare sempre rifiuti al fine di ottenere materie prime e seconde da reintrodurre nel mercato oppure ottenere anche energia, suggeriscono, aggiunge ancora il Rapporto dell'Osservatorio, di iniziare a considerare il sistema dei rifiuti «non più suddiviso tra urbani e speciali, ma come un unico ambito in cui realizzare quanto di meglio le singole realtà hanno finora creato».

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