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«L'elettrosmog danneggia il Dna umano»

Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il dibattito sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza sull'uomo. Al termine di una ricerca durata quattro anni è stato verificato che l'esposizione a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di cellule umane in vitro
BRUXELLES - Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il dibattito sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza sull' uomo. Al termine di una ricerca durata quattro anni, gli esperti impegnati nel progetto Reflex, hanno verificato che l' esposizione a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di cellule umane in vitro.
Il progetto Reflex - a cui Bruxelles ha assegnato fondi per due milioni di euro - è stato effettuato nel periodo compreso tra il primo febbraio 2000 e il 31 maggio 2004 sotto il coordinamento della fondazione tedesca Verum, basata a Monaco, ed ha coinvolto altri undici tra istituti di ricerca e università di tutta Europa, tra le quali l'Università degli studi di Bologna e l'Università degli studi di Milano.
L'obiettivo dello studio era verificare i possibili effetti dell'esposizione ai campi magnetici sul processo che controlla le funzioni di cellule chiave, comprese quelle coinvolte nello sviluppo di tumori. In particolare la ricerca si è concentrata sui possibili effetti diretti e indiretti tossici sotto il profilo genetico causati dai campi elettromagnetici.
La ricerca ha aperto un nuovo campo d'indagine destinato a rilanciare le polemiche: mentre infatti buona parte delle prove scientifiche esistenti suggerisce che l'esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti genotossici diretti, non è ancora possibile escludere l'effetto genotossico indiretto attraverso alterazioni dei processi metabolici cellulari.
Secondo i ricercatori «i dati ottenuti nel corso del progetti illustrano che i campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza hanno effetti genotossici su culture di fibroblasti umani (ndr: cellule in grado di elaborare le sostanze necessarie alla formazione del tessuto) e su altre linee cellulari». I risultati ottenuti nel corso delle indagini scientifiche sono stati confermati in due ulteriori laboratori esterni al progetto.
«C'è inoltre una forte correlazione - osserva la ricerca - tra l'intensità e la durata dell'esposizione e l'aumento delle rotture delle catene semplici e doppie del Dna». L'esposizione di fibroblasti umani a campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza ha fatto anche registrare «aberrazioni cromosomiche». Gli stessi campi inoltre «possono attivare vari gruppi di geni che hanno un ruolo nella divisione, nella proliferazione e nella differenziazione delle cellule».
Gli esperti che hanno condotto la ricerca restano cauti nel trarre conclusioni: «i dati non precludono e non confermano un rischio per la salute umana dovuto all'esposizione ai campi elettromagnetici», spiegano, sottolineando che «non si può concludere, sulla loro base, che ci sia un legame di causa e effetto tra l'esposizione e le conseguenze negative per la salute».
Tuttavia, affermano gli autori dello studio, «il progetto Reflex ha dati risultati nuovi, e gli effetti tossici e negativi che sono stati identificati «richiedono ulteriori studi» che devono includere la ripetizione su scala più ampia e esterna delle indagini condotte. Inoltre, viste le nuove prove emerse, è necessario «estendere le indagini Reflex a studi su modelli animali appropriati e su volontari umani».

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