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Piloti dell'Esercito «disobbedienti» in Iraq: il caso non è chiuso

ROMA - Il giudice per le indagini preliminari militare di Roma non ha accolto la richiesta, avanzata dalla Procura, di archiviare il procedimento penale contro i quattro piloti dell'Esercito che nel novembre dell'anno scorso si rifiutarono di andare in volo durante la missione Antica Babilonia in Iraq. Elicottero Ch-47 Chinook Esercito
Il giudice ha quindi fissato un'udienza, che si terrà nei prossimi giorni, durante la quale sentirà le parti. All'esito di questa udienza deciderà se archiviare il fascicolo, disporre altri accertamenti, oppure ordinare al Pubblico ministero di formulare il capo di imputazione e chiedere il rinvio a giudizio. I quattro militari dell'Aviazione dell'Esercito, tutti ritenuti di grande esperienza, erano arrivati in Iraq nel momento più caldo, a dicembre: c'era appena stata la strage di Nassiriya e nel nord del Paese continuavano a cadere i Ch-47 americani, colpiti da missili.
I piloti subito segnalarono alcune presunte carenze nel sistema di auto-protezione degli elicotteri e, quando giunse il loro momento, si sarebbero rifiutati di volare.
Piovvero smentite dai vertici militari e dallo stesso ministro della Difesa: a loro giudizio gli elicotteri italiani in missione in Iraq sono dotati «di tutte le misure di protezione previste, sono dotati di sistemi di difesa attiva e passiva paragonabili a quelli dei mezzi degli eserciti Alleati», aveva dichiarato a suo tempo Martino. E durissimo fu il generale Luigi Chiavarelli, comandante dell'Aviazione dell'Esercito, che parlò dei quattro «disobbedienti» come di «ottimi piloti, ma pessimi soldati».
Gli indagati, tuttavia, anche davanti alla magistratura militare hanno ribadito quanto denunciato fin dal primo giorno: «i nostri elicotteri non sono sicuri, non sono adeguati ad un teatro operativo come quello di Nassiriya». Sotto accusa, a quanto trapelato finora, vari aspetti del sistema di autoprotezione degli elicotteri, in particolare il dispositivo anti-missile, ritenuto inadeguato perché avrebbe lasciato «scoperto» il lato sinistro e il lato posteriore destro del mezzo. Un aspetto su cui il Pm militare ha disposto una perizia.
Gli indagati, tramite il loro difensore, hanno anche sostenuto di non aver ricevuto alcun ordine di mettersi in volo e che da parte loro, quindi, non c'è stata alcuna disobbedienza. Dopo aver segnalato le presunte carenze, infatti, sarebbe stata loro concessa la facoltà di tornare in Patria. I quattro avrebbero insistito perché venissero apportate le modifiche richieste ai sistemi di autoprotezione degli elicotteri, «ma non sono stati accontentati - è sempre l'originaria versione difensiva - e sono stati rimandati a casa».

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