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Terremoto, passata la paura si contano i danni

«Se la scossa si fosse verificata nel centro-sud, invece che nel Bresciano - ha commentato il responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso - ora conteremmo i morti anziché rimuovere le macerie». Poi Bertolaso ha dato le cifre del sisma: nove feriti lievi «quasi contusi», 125-130 sfollati
BRESCIA - «Ma hai crepe in casa?». Domanda che oggi si sono fatti tutti, da Salò a Gardone Riviera, fino alla Valle Sabbia, poco distante, colpita maggiormente a Sabbio Chiese e a Vobarno dal sisma dell'ottavo grado della scala Mercalli che tutto il nord ha avvertito la notte scorsa.
Passata la paura, tanta, i paesi del bresciano rimasti insonni nel timore di nuove scosse oggi hanno pensato ai danni. Visibili, anche se non assumono le dimensioni delle catastrofi viste altrove: «Se la scossa si fosse verificata nel centro-sud - ha commentato il responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso - ora conteremmo i morti anziché rimuovere le macerie». Nel Bresciano, ha aggiunto, «sono mancati quegli effetti devastanti che in altre parti del Paese hanno provocato e provocano disastri, perché hanno costruito meglio».
Eppure gli edifici lesionati ci sono, nel centro di Salò, e a macchia di leopardo si vedono i cumuli di tegole, i calcinacci, le crepe fuori e dentro le case. Pochi i crolli veri e propri: la parte abbandonata di un edificio a Campoverde, la frazione di Salò inspiegabilmente più tartassata dal terremoto rispetto alle altre del centro che fu capitale dell' effimera Repubblica sociale italiana di Mussolini; sempre una parte di un campanile di una chiesa vicino al centro e un inquietante distacco di un paio di centimetri fra il pavimento in marmo del porticato del Municipio, inagibile, e il prospiciente lungolago, che nacque nel 1901, dopo un terremoto che distrutte buona parte del paese. Danni quantificabili, ad una prima stima, in decine di milioni di euro e qualcuno, all' ufficio tecnico del Comune, azzarda una cifra, 50 milioni, sulla scorta degli edifici pubblici che hanno subito conseguenze e sulle circa 1.000 segnalazioni che oggi sono giunte per chiedere interventi di vigili del fuoco e tecnici comunali per verificare l' agibilità degli edifici. A questi vanno aggiunti altri milioni, oltre una decina, per i danni subiti un po' in tutta la provincia. Anche il Tribunale di Brescia, per esempio, è stato toccato dal sisma in quanto sono caduti alcuni calcinacci al primo piano, dove si trovano le aule di udienza. Il pubblico è stato fatto uscire ed è rientrato solo dopo una verifica che ha dichiarato il piano off-limits.
I salodiani, pazientemente, stamani si sono accodati davanti ai banchetti allestiti nel campo-base del piccolo stadio del paese dove, da poco dopo la mezzanotte, vigili del fuoco, volontari del Garda e alpini si sono dati da fare.

La situazione, comunque, a Bertolaso sin dalla mattinata appariva «sotto controllo», dopo un sopralluogo in elicottero sul comprensorio del Garda bresciano. «Ci siamo concentrati, soprattutto, sulle frazioni isolate - ha spiegato - che, magari, non sono subito state raggiunte dai soccorsi. Anche qui c'era una situazione assolutamente tranquilla. Non abbiamo visto quei segnali che si fanno in condizioni d'emergenza per chiamare aiuto». Poi Bertolaso ha dato le cifre del sisma: nove feriti lievi «quasi contusi», 125-130 sfollati, numero variabile in quanto, dopo altre ispezioni altre case potrebbero essere dichiarate inagibili e, quindi, sgomberate.
Ai banchetti per segnalare i danni (già oggi la Regione Lombardia ha deciso di mettere a disposizione 10 milioni per il ripristino delle strutture), in molti cercano di esorcizzare la paura della notte precedente: «Se siamo qui a contare le crepe, ci è andata un gran bene». Si discute anche del rumore che ha fatto il terremoto: «Un tuono all'ennesima potenza», dice uno. «No, una grande cannonata che non finiva mai». Nel frattempo, Salò riacquistava la sua normalità e, già durante la mattina, i negozi erano quasi tutti aperti, così come le officine e gli uffici. Solo un traffico un poco più caotico, ma c'erano delle ragioni.
Stefano Rottigli

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