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Black out della giustizia

Magistrati ed avvocati contro la riforma dell'ordinamento giudiziario, che presto sarà approvata dalla Camera. Anche se le due parti si trovano sulle opposte sponde
ROMA - Black out della giustizia domani. Contro la riforma dell'ordinamento giudiziario, che probabilmente sarà approvata dalla Camera non questo giovedì, ma la prossima settimana, domani incrociano le braccia magistrati ed avvocati penalisti. Anche se, è bene precisarlo, le due parti si trovano esattamente sulle opposte sponde.

Le toghe, infatti, contestano il sistema dei concorsi, la gerarchizzazione degli uffici delle procure, lo svuotamento dei poteri del Consiglio superiore della magistratura, ritengono incostituzionale il disegno di legge delega perché mina l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, contestano la previsione del nuovo sistema disciplinare. Affermano che tutto questo non serve a rendere più efficiente la giustizia.

Protestano, al contrario i penalisti, chiedendo che venga introdotta la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, per attuare, affermano, l'articolo 111 della Costituzione e rendere reale il principio della terzietà del giudice.
E se domani sono previste assemblee e conferenze stampa di magistrati ed avvocati, oggi l'Anm ha consegnato al ministero di via Arenula il loro appello firmato, nel giro di pochi giorni, già da 4.500 magistrati che, individualmente lo hanno sottoscritto. Firme che sembrano in continuo aumento, visto che tante altre ne stanno arrivando nella sede della Magistratura Associata.

«Quattromila e cinquecento firme, quelle di più della metà dei magistrati in servizio, sono state raccolte, con i nostri mezzi, in pochi giorni», sottolinea Edmondo Bruti Liberati, presidente dell'Anm, che oggi ha consegnato l'elenco di nomi anche al Csm. Le firme sono la dimostrazione che tutti i capi degli uffici giudiziari e tutti i magistrati non accettano questa riforma. Alcuni non aderiranno allo sciopero solo perché non vogliono usare questo mezzo, ma si può dire che nessuno in Italia fra i magistrati accetta questa riforma.
Le firme sono il segno che la nostra non è una protesta inutile. Fino all'ultimo momento utile», dice ancora Bruti per il quale è necessario sottolineare, «fino all'ultimo momento utile» la necessità di una riforma diversa da quella all'esame della Camera, nella speranza che il Parlamento voglia riprendere il confronto.
Non così Ettore Randazzo, presidente dell'Unione Camere Penali per il quale lo sciopero degli avvocati, che giudica inopportuno, è una protesta «contro una riforma che non vogliono solo per conservare la situazione attuale».
La protesta dei penalisti è invece una protesta contro il disegno di legge delega «per avere una riforma diversa dalla attuale che è assolutamente finta quanto alla separazione delle carriere dei magistrati». Una riforma frutto di un «garbuglio di compromessi, timidezze, ambiguità», che non rispetta nè il programma della Cdl «nè le promesse del presidente del Consiglio» ma neanche l'impegno preso dall'opposizione con la bozza Boato e l'approvazione dell'articolo 111 della Costituzione.

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