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Svolta storica per l'Iraq

Il debutto di Fini: Lo svolgimento delle elezioni del 30 gennaio in Iraq «è un appuntamento storico che riguarda tutta la comunità internazionale»
«Le truppe italiane resteranno in Iraq fino a quando il governo iracheno ce lo chiederà».
Ma valutazioni contrastanti emergono sul consenso dei paesi arabi sulla data delle elezioni in Iraq fissata due giorni fa dal governo provvisorio iracheno per il 30 gennaio prossimo
Gianfranco Fini a Sharm el Sheikh SHARM EL SHEIKH (EGITTO) - Con un appello alla riconciliazione nazionale in Iraq prima delle elezioni del 30 gennaio e con un monito che la questione irachena non è scindibile da una soluzione del conflitto israelo-palestinese, si è aperta oggi la sessione plenaria della conferenza internazionale sul futuro politico dell'Iraq in corso a Sharm el Sheikh, sulla costa meridionale del Sinai egiziano.
Venti ministri degli Esteri dei Paesi del G8 e arabi e rappresentanti di quattro organizzazioni internazionali partecipano ai lavori di oggi, che si concluderanno nel pomeriggio con l'adozione di una dichiarazione finale di sostegno al governo iracheno e alle elezioni, sulla base della risoluzione 1546 approvata nel giugno scorso dal Consiglio di sicurezza dell'Onu.
«Con l'avvicinarsi delle elezioni - ha detto il segretario generale dell'Onu in un breve intervento alla sessione plenaria - bisogna fare tutto il possibile per incoraggiare i vari gruppi iracheni a partecipare al processo di riconciliazione nazionale». Annan ha ribadito l'impegno dell'Onu ad aiutare la transizione politica irachena, ma ricordando i pericoli della scarsa sicurezza ha detto che il successo della missione delle Nazioni unite «non si misura con il numero degli impiegati», presenti nel Paese. L'Onu, che ha ritirato i suoi dipendenti stranieri dopo l'attentato dell'agosto dello scorso anno, è sotto pressione perché ritorni in forze in Iraq, in particolare per le elezioni.
Il segretario generale, come già fatto in precedenza, ha indirettamente criticato il governo iracheno per aver permesso le offensive militari contro Falluja e altre città sunnite. Combattere il terrorismo «è un diritto e un dovere», ha detto Annan, «ma dovrebbero (le autorità irachene) tener conto dell'impatto generale che tali azioni hanno sul processo di transizione pacifica».
«Nelle acque chiare (del Mar Rosso) si specchiano le aspettative per la sicurezza, la pace e la stabilità «, ha detto il ministro degli esteri egiziano Ahmad Abul Gheit che ha auspicato un «ritorno dell'Iraq nella sua famiglia araba». La conferenza, voluta da americani e dal governo iracheno per ottenere un consenso internazionale, al di là delle divisioni e differenze fra i partecipanti, «senza dubbi riflette l'impegno internazionale per creare un'atmosfera» che renda fattibile la transizione politica, ha detto Gheit.
Ma Gheit ha ricordato con forza che il futuro dell'Iraq non è scindibile da una soluzione della questione mediorientale, con la nascita di uno Stato palestinese come previsto dalle risoluzioni dell'Onu.
A latere della conferenza, il quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia) si è visto oggi a Sharm el Sheikh, per la prima riunione dopo la morte di Yasser Arafat e il giorno dopo l'incontro del segretario di stato americano Colin Powell con israeliani e palestinesi.
Nel corso della riunione si è discusso dei mezzi per aiutare lo svolgimento delle elezioni il 9 gennaio, degli eventuali aiuti finanziari della comunità internazionale, nonché dei fondi dell'Autorità nazionale palestinese congelati da Israele. E, nelle parole di Annan, i partecipanti hanno auspicato che le restrizioni imposte da Israele sulla libertà di movimento dei palestinesi siano «allentate», in particolare in occasione della consultazione. Israele mantiene un rigido controllo nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania con posti di blocco e limitando gli spostamenti dei palestinesi da un luogo all'altro.
All'incontro hanno partecipato, oltre a Powell ed Annan, anche il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov, il ministro degli esteri olandese Bernard Bot in qualità di presidente di turno dell'Unione europea, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Javier Solana e il neo commissario alle relazioni esterne dell'Ue, Benita Ferrero Waldner.
Nel gioco diplomatico a contorno della conferenza, Powell ha incontrato a livello bilaterale anche il ministro della Siria Faruk al Sharaa. E ha confermato che nella cena di ieri sera ha avuto una «conversazione educata» con il vicino di tavolo l'iraniano Kamal Kharazi, rappresantante di un Paese con il quale gli Usa non hanno rapporti.
La conferenza ha visto anche il debutto sulla scena internazionale del ministro degli esteri italiano Gianfranco Fini.
Barbara Alighiero

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