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Madre coraggio per liberare la figlia

Dalla Bulgaria a San Severo inseguendo i rapitori della figlia, ma quando l'ha trovata è stata sequestrata e costretta a restare schiava insieme alla ragazza
SAN SEVERO (FOGGIA) - Ha venduto tutti i suoi beni, casa, gioielli, mobili, ha attraversato buona parte dell'Europa centrale e dell'Italia, contattando delinquenti e passando da un campo nomadi ad un altro alla ricerca della figlia rapita a soli 15 anni da criminali nella sua terra, la Bulgaria. Alla fine ce l'ha fatta a ritrovarla, ma per ritrovarsi schiava anche lei, in un campo nomadi dove solo qualche giorno fa i carabinieri del reparto operativo di Foggia l'hanno liberata insieme con la ragazzina.
E' la storia di una donna bulgara di 52 anni che, dopo mesi, è stata sottratta dai carabinieri, con sua figlia, alla tratta di schiavi nella quale era caduta. I presunti carcerieri sono stati sottoposti a fermo per sequestro di persona e riduzione in schiavitù: sono due croati, padre e figlio di 46 e 20 anni, Slavco Selfgovic e Rosario Amedovic (il ragazzo ha il nome della madre). L'operazione è stata diretta dal sostituto procuratore Lorenzo Lerario, della distrettuale antimafia barese.

La vicenda comincia in Bulgaria, in una cittadina che non è stata resa nota, nell' agosto del 2003, quando sparisce una ragazzina di soli 15 anni. La donna si rivolge alla polizia che però non riesce a trovare la ragazza nè a fornire alcuna indicazione precisa alla madre, solo sospetti sul fatto che possa essere rimasta vittima di una tratta di donne. Da connazionali sa che forse la figlia è stata portata in Italia. Allora decide: vende tutto quel che ha e parte. Usando i soldi racimolati con la vendita dei suoi beni si era già messa in contatto con altri connazionali che, a loro volta, l'hanno messa in contatto con persone che fanno parte di una organizzazione criminale: da queste apprende che la figlia è stata portata a Napoli. Qui, dopo aver pagato un'altra cospicua somma, riesce a sapere che la ragazza era stata trasferita a San Severo, in provincia di Foggia.

L'ambiente nel quale si muove non è facile: lo è ancor meno per la chiusura del contesto nel quale si svolge la prigionia della ragazza, quella dei campi nomadi, mondi a parte, comunque ai margini.
Dopo varie altre peripezie la donna riesce finalmente a sapere in quale campo si trova la ragazza: si presenta dunque lì, sperando di potersela portare via, magari pagando un riscatto, ma i carcerieri della ragazzina diventano anche i suoi carcerieri. La fanno prigioniera e le impediscono di fuggire, dicendole che, se lo avesse fatto, avrebbero ucciso la figlia.

La ragazzina - hanno accertato i carabinieri del Nucleo Operativo di Foggia - era obbligata a fare le pulizie, a chiedere l'elemosina e ad avere rapporti sessuali con un ragazzo che diceva di essere il suo fidanzato.
Intanto la polizia bulgara ha segnalato all'Interpol la scomparsa della ragazzina e i sospetti sulla tratta. La notizia viene passata alla Direzione nazionale antimafia di Roma che, sollecitata anche da associazioni di volontariato internazionali, allerta i carabinieri. «Non si è trattato di una indagine facile - ha dichiarato un investigatore del Comando provinciale di Foggia dei carabinieri - anche perché sapevamo molto poco della ragazza: avevamo solo una fotografia e in un primo momento si sapeva solo che era in Italia. Successive indagini ci hanno consentito di appurare che era stata trasferita in Puglia; dopo, siamo riusciti ad appurare che era in un campo nomadi alla periferia di San Severo».
Le indagini che hanno portato alla liberazione delle due donne bulgare e al fermo dei due croati si sono concluse, anche perché i carabinieri stanno cercando di stabilire chi è coinvolto in questa organizzazione dedita alla tratta di ragazze dall'Europa dell'Est.

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