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Condannato l'assassino della Cutuli

Condannato a morte l'uomo che nel 2001 uccise la giornalista e tre suoi colleghi in Afghanistan. La madre: «Siamo contrari alla pena capitale. Non ci ridarà nostra figlia»
E' stato condannato a morte per impiccagione l'assassino di Maria Grazia Cutuli e di altri tre giornalisti, uccisi a colpi d' arma da fuoco in Afghanistan nel 2001. Ma la madre della giornalista del Corriere della Sera dice no alla pena capitale.
«Siamo contrari alla pena di morte. Non abbiamo mai pensato che chi ha ucciso Maria Grazia potesse essere condannato alla pena capitale: questo non ci avrebbe ridato nostra figlia», ha commentato Agata D'Amore, madre di Maria Grazia.
Reza Khan, 29 anni, riconosciuto colpevole da un tribunale di Kabul, potrà fare ricorso contro la sentenza. Se la decisione dovesse essere confermata anche in secondo grado, sarà impiccato. Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera, insieme a Julio Fuentes, reporter de El Mundo, al cineoperatore australiano Harry Burton e al fotografo Azizullah Haidari della Reuters, venne uccisa il 19 novembre del 2001 da un gruppo di uomini armati a Tangi Abrishum, circa 90 chilometri ad est di Kabul mentre cercava di raggiungere dal Pakistan la capitale afghana dopo la caduta dei taleban.
«La sua colpa nel crimine è stata provata e non ci sono dubbi», ha dichiarato il giudice della Corte Nazionale di Sicurezza afghana, Abdul Baset Bakhtari. Ma Khan si difende. Parlando prima dell'udienza finale, ha detto di aver materialmente sparato solo al giornalista afghano e di averlo fatto perchè gli era stato ordinato, pena la sua morte. «Sono stato costretto ad andare là, e mi dispiace per quell'attacco contro stranieri e locali», ha detto ai giudici della Corte. «Cerco il perdono - ha implorato - perchè sono stato costretto, dietro minaccia, da Mohammad Agha ( da lui identificato come un capo di guerriglieri locali)». Secondo il racconto dell'imputato, dopo aver catturato i giornalisti, Mohammad Agha chiamò con un telefono satellitare un uomo conosciuto come «Il Fratello Mullah». Dopo la conversazione, mise i sequestrati in fila e sparò per prima a Maria Grazia Cutuli. Sempre Khan, in una precedente confessione, aveva indicato come capo di riferimento del suo gruppo Mahmood Zar Jan. Quest' ultimo, Mohammad Agha ed altri membri della formazione terroristica sono ancora latitanti. All'uomo - condannato inoltre per aver ucciso sua moglie, un reato che ha ammesso - sono stati inflitti anche 15 anni di carcere per il reato di violenza carnale nei confronti della giornalista italiana. Circa questa accusa, il killer aveva in un primo momento confessato e successivamente ritrattato le sue ammissioni. Nell'agosto di quest'anno, il procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni, titolare delle indagini sull'omicidio della giornalista, aveva dichiarato che «dall'autopsia eseguita a suo tempo da tre medici legali sul cadavere di Maria Grazia Cutuli non emerse alcuna traccia di violenza».
«Nessuna meraviglia - ha commentato Ormanni - la condanna a morte di Reza Khan era nell' aria se si considera il codice penale vigente in Afghanistan». L' evoluzione della vicenda nel paese asiatico, tuttavia, non modificherà i programmi del magistrato romano, che questa mattina è stato informato dall' ambasciatore italiano a Kabul della sentenza e che si recherà, così come era già previsto, in Afghanistan a dicembre.

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